PLAYERS al museo M9 di Mestre è una mostra sui videogiochi che permette anche di giocare: il percorso unisce cabinati, console e materiali creativi, leggendo il gioco come parte della cultura contemporanea. È aperta dal 14 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, in via Giovanni Pascoli 11. Per visitarla conviene distinguere tre esperienze: ritrovare i giochi del passato, osservare il loro rapporto con le immagini e capire come vengono progettati.
Questa guida si basa sulle informazioni degli organizzatori e della biglietteria ufficiale: aiuta a scegliere il percorso e il titolo d’ingresso, senza sostituire una recensione dopo la visita.
Players M9: date, orari e biglietti
- Periodo: dal 14 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027.
- Sede: M9, via Giovanni Pascoli 11, Venezia Mestre.
- Da mercoledì a venerdì: 10:00–18:00.
- Sabato e domenica: 10:00–19:00.
- Chiusura ordinaria: lunedì e martedì; la biglietteria chiude mezz’ora prima del museo.
Per PLAYERS, la biglietteria online propone l’intero a 12 euro più 1,20 euro di prevendita e il ridotto a 8 euro più 0,80 euro. Sono presenti i pacchetti famiglia 2+1 a 26 euro più 2,60 euro e 2+2 a 28 euro più 2,80 euro. Importi e disponibilità vanno ricontrollati selezionando giorno e turno sul calendario ufficiale dei biglietti di PLAYERS.
Il museo indica l’ingresso gratuito e illimitato alla mostra per i titolari di M9 card. Le condizioni per riduzioni e gratuità sono consultabili nella pagina ufficiale per organizzare la visita. Attenzione alla scelta: biglietto della mostra temporanea, museo permanente e formule combinate sono prodotti distinti. Se vuoi vedere anche il percorso sul giocattolo nella collezione permanente, controlla che il titolo acquistato lo comprenda.
Cosa si può giocare: dai cabinati alle console
La presentazione della Fondazione di Venezia segnala cabinati storici di Computer Space, Pong e Dragon’s Lair, accanto a postazioni che arrivano alle console domestiche. Nel racconto trovano spazio Super Nintendo, Sega Mega Drive e PlayStation 5, quest’ultima con una selezione di giochi curata da Sony.
La differenza rispetto a una collezione di oggetti sta nella possibilità di passare dall’osservazione all’interazione. Con un accompagnatore puoi confrontare ciò che ciascuno ricorda: per qualcuno il videogioco coincide con la sala giochi, per altri con la cameretta o con il salotto. È un modo concreto per leggere i cambiamenti nelle abitudini, invece di fermarsi all’elenco delle macchine.
Il consiglio è scegliere poche postazioni su cui soffermarsi, anziché trasformare la visita nella corsa a provarle tutte. Davanti a un gioco antico, chiediti quale gesto richieda e quanto rapidamente faccia capire le sue regole; davanti a uno recente, osserva quanto contino racconto, suono e ambientazione. Il confronto resta interessante anche se non conosci i titoli.

Perché interessa anche a chi ama l’arte
Il punto più pertinente per chi segue le arti visive è la sezione #WATCH: il museo vi mette in relazione le piazze di de Chirico con Ico e il segno di Hokusai con Ōkami. Non significa che un videogioco sia una semplice illustrazione di un quadro: il confronto invita a interrogarsi su cosa accada quando una suggestione visiva diventa un ambiente da attraversare.
Per arrivare preparati, può essere utile riprendere il nostro approfondimento sulla Grande Onda di Hokusai e il suo blu. Il collegamento serve a osservare con più attenzione linee, colore e composizione; non implica che quella stampa sia esposta a PLAYERS.
Un’altra chiave di lettura è la circolazione delle immagini tra linguaggi diversi: il nostro articolo sull’ukiyo-e di Hokusai e Hiroshige offre un contesto per avvicinarsi a questa tradizione. In mostra puoi poi spostare la domanda dal riconoscimento di uno stile alla sua trasformazione: cosa cambia quando all’immagine si aggiungono movimento e possibilità di azione?
Come nasce un videogioco: la parte da non saltare
La sezione #CREATE porta l’attenzione sul lavoro necessario a costruire l’esperienza. Il percorso curato da Fabio Viola con Michelangela Di Giacomo, Giuseppe Cosenza e Damiano Bordoni affianca alle macchine materiali e testimonianze dei creatori. Sono presenti anche Minecraft, Dreams e Super Mario Maker: esempi utili per capire come il pubblico possa partecipare alla costruzione di mondi e livelli.
Qui vale la pena cambiare prospettiva: invece di chiedersi soltanto se un gioco diverta, prova a individuare una decisione progettuale. Una regola che sembra ovvia è stata scelta da qualcuno; lo stesso vale per ciò che viene mostrato, per un suono e per il modo in cui il giocatore riceve un indizio. È la parte del percorso da privilegiare se cerchi il rapporto tra immaginazione e mestiere.
Per continuare a casa con un’esperienza diversa, su PopDay trovi COCOON: perché giocarlo nel 2026. È un consiglio di approfondimento sul puzzle adventure, non un titolo che stiamo indicando come esposto nella mostra.
Visitare Players in famiglia e informazioni sull’accessibilità
Il percorso può funzionare come confronto tra generazioni, senza richiedere a tutti la stessa familiarità con i controller. Chi accompagna può scegliere un ricordo da raccontare; chi scopre una macchina per la prima volta può spiegare quali regole riesce a capire. Meglio partire da una curiosità condivisa che dalla necessità di completare ogni postazione.
M9 segnala ascensori per raggiungere le sale e i servizi e una carrozzina manuale disponibile in caso di necessità. Per esigenze specifiche conviene contattare il museo al 041 0995941 o a [email protected] prima dello spostamento.
La Fondazione annuncia inoltre, per due venerdì al mese, la disponibilità di Jimmy, una sedia verticalizzante per visitatori con disabilità. Le giornate e le modalità d’utilizzo vanno concordate con il museo: non è un servizio da presumere disponibile a ogni ingresso.
Prima di partire controlla orari straordinari e biglietti; poi scegli cosa privilegiare fra gioco, immagini e progettazione. È questa scelta a rendere la visita più personale di una semplice ricognizione di console.




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