Al Metropolitan Museum of Art di New York 63 disegni di Si Lewen raccontano la trasformazione della parata militare in marcia di guerra, distruzione e lutto. Il ciclo si intitola The Parade, fu realizzato intorno al 1950 e nasce dall’esperienza personale dell’artista davanti alla violenza del Novecento. Non è una mostra costruita sul sensazionalismo: è una storia di memoria visiva, dove il disegno sostituisce le parole.
La presentazione There Are No Words: Si Lewen’s Parade è visitabile al Met Fifth Avenue dal 1° ottobre 2026 al 5 gennaio 2027, nella Gallery 690. Secondo il comunicato ufficiale del museo, è la prima esposizione pubblica del ciclo da quando il Met lo ha acquisito nel 2024.

Chi era Si Lewen
Si Lewen nacque in Polonia nel 1918 da genitori ebrei e crebbe in Germania. Nel 1933 fuggì dalle persecuzioni naziste con la famiglia, passò per la Francia e arrivò poi negli Stati Uniti. Durante la Seconda guerra mondiale servì nell’esercito americano come uno dei Ritchie Boys, unità formata da soldati germanofoni impiegati anche nell’intelligence militare.
Il dato decisivo per leggere The Parade arriva dal 1945: dopo aver combattuto in Normandia, Lewen fu presente a Buchenwald poco dopo la liberazione del campo. Il Met collega esplicitamente quelle esperienze alla nascita del ciclo di disegni. Non si tratta quindi di una riflessione generica sulla guerra, ma di un’opera costruita a partire da una biografia attraversata dalla persecuzione, dall’esilio e dal trauma bellico.
Che cos’è The Parade
The Parade è un ciclo di 63 disegni su supporto cartaceo. Il Met lo descrive come una sequenza realizzata con carboncino, matita, pastello, inchiostro, graffi e gesso applicato a mano su cartone. L’opera funziona come un racconto per immagini: non chiede al visitatore di fermarsi davanti a una sola scena, ma di seguire una progressione.
All’inizio compaiono figure e musicisti legati alla retorica della parata. Poi l’ordine si spezza: il corteo diventa movimento minaccioso, la celebrazione si trasforma in conflitto, i corpi si accumulano, la marcia conduce alla devastazione. La forza del ciclo sta proprio in questa mutazione graduale: ciò che sembra disciplina pubblica finisce per mostrare il suo rovescio violento.
Dal corteo alla marcia di morte
Il museo ricorda che Lewen collegava le parate militari viste da bambino in Germania alle marce di morte della Seconda guerra mondiale. Questa associazione dà struttura all’opera. La parata non è più soltanto spettacolo, musica o propaganda: diventa un dispositivo visivo capace di mostrare come una società possa abituarsi alla violenza attraverso forme ordinate e ripetitive.
Il passaggio è importante perché evita una lettura troppo semplice. The Parade non dice soltanto che la guerra distrugge. Mostra come il linguaggio della forza possa presentarsi all’inizio come cerimonia, ritmo, appartenenza collettiva. Solo immagine dopo immagine la sequenza rivela la direzione finale: morte, lutto e perdita di umanità.
Perché il titolo dice che non ci sono parole
Il titolo della mostra, There Are No Words, richiama l’idea di Lewen che davanti a certi orrori la narrazione verbale non basti. Il ciclo guarda anche alla tradizione dei romanzi senza parole, sviluppata da artisti e incisori modernisti come Frans Masereel. In quel tipo di racconto, la sequenza di immagini costruisce il significato senza didascalie.
Nel caso di Lewen, questa scelta non è solo formale. Il silenzio diventa parte del contenuto. L’assenza di testo costringe chi guarda a seguire i corpi, le ombre, la ripetizione delle figure e il progressivo scurirsi delle scene. La comprensione nasce dall’accumulo, non da una spiegazione esterna.
Perché il Met la espone ora
Il Met ha acquisito il ciclo completo nel 2024 e lo presenta come una delle acquisizioni recenti più significative del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea. L’esposizione anticipa anche l’ampliamento della narrazione museale in vista della futura Tang Wing, prevista dal museo per il 2030.
Per il pubblico italiano, la mostra è interessante anche a distanza: consente di riscoprire un artista meno noto rispetto ai grandi nomi del Novecento, ma capace di affrontare guerra e memoria con un linguaggio diretto, asciutto e ancora leggibile. Il valore non sta nella spettacolarità della scoperta, ma nel recupero di un ciclo organico che il museo vuole riportare all’attenzione.
Un tassello nel cluster arte, guerra e memoria
La storia di Si Lewen dialoga con altri casi in cui l’arte diventa testimonianza quando le parole non bastano. Su iCrewPlay Arte abbiamo già affrontato il tema in opere che raccontano guerre, crisi e resistenza e nel percorso dedicato ai disegni di Marian Kolodziej, sopravvissuto ad Auschwitz.
The Parade aggiunge un caso diverso: non nasce dentro un campo di concentramento, ma dopo la guerra, come rielaborazione grafica di ciò che l’artista aveva visto e vissuto. È una memoria costruita in sequenza, quasi cinematografica, dove il trauma storico viene trasformato in forma visiva controllata.
Date e informazioni della mostra
| Mostra | There Are No Words: Si Lewen’s Parade |
|---|---|
| Dove | The Met Fifth Avenue, New York |
| Galleria | Gallery 690 |
| Date | 1° ottobre 2026 – 5 gennaio 2027 |
| Opera al centro | The Parade, ciclo di 63 disegni, ca. 1950 |
Prima di organizzare una visita conviene controllare orari, biglietti e condizioni aggiornate direttamente sul sito del Metropolitan Museum of Art. Le informazioni sulla mostra possono cambiare; il nucleo storico dell’opera resta invece legato al ciclo acquisito dal museo nel 2024.
La risposta in breve
The Parade di Si Lewen è un ciclo di 63 disegni nato dopo la Seconda guerra mondiale e segnato dall’esperienza dell’artista davanti a Buchenwald. Al Met, la parata diventa un racconto senza parole sulla trasformazione della disciplina militare in violenza, morte e memoria. È una storia forte perché non usa leggende né misteri facili: parte da una biografia documentata e mostra come il disegno possa diventare testimonianza storica.




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