Dante Alighieri è sepolto a Ravenna perché morì nella città che lo aveva accolto durante gli ultimi anni dell’esilio da Firenze. La morte viene collocata tra il 13 e il 14 settembre 1321: la tradizione riportata da Boccaccio indica il 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, mentre le celebrazioni ravennati ricordano lo spegnersi del poeta il 13 settembre. Dopo i funerali nella Basilica di San Francesco, il corpo fu deposto nell’area francescana accanto alla chiesa.
Firenze tentò più volte di riavere le spoglie del suo cittadino più celebre. Non ci riuscì. Nel 1519, quando il trasferimento sembrava ormai possibile, i frati francescani di Ravenna nascosero le ossa. È anche per questa vicenda che la tomba del poeta è ancora oggi a pochi passi dalla Basilica di San Francesco, nel cuore della Zona del Silenzio.

Dante morì il 13 o il 14 settembre 1321?
La data non è semplice come spesso viene riportata. Le fonti storiche oscillano tra il 13 e il 14 settembre 1321. Boccaccio lega la morte alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce, celebrata il 14 settembre. La tradizione ravennate contemporanea indica invece il 13 settembre.
La formulazione più prudente è quindi parlare della notte tra il 13 e il 14 settembre. Proprio per questo il 14 settembre continua a essere una data fortemente associata alla morte del poeta e trova posto nella rubrica Accadde oggi senza trasformare una cronologia discussa in una certezza assoluta.
Perché Dante si trovava a Ravenna
Dante era lontano da Firenze da quasi vent’anni. Nel 1302 era stato condannato all’esilio nell’ambito dello scontro politico tra le fazioni fiorentine. Il poeta non rientrò più stabilmente nella sua città.
Dopo diversi soggiorni presso corti e signorie dell’Italia centro-settentrionale, negli ultimi anni trovò accoglienza a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. Qui poté lavorare alla fase conclusiva della Commedia e costruire nuovi rapporti culturali e politici.
Per approfondire questo passaggio biografico è utile anche il nostro articolo su Dante, l’esilio e gli anni che cambiarono la sua vita, perché la sepoltura ravennate non può essere separata dalla lunga frattura con Firenze.
Come morì Dante
Nell’estate del 1321 Ravenna e Venezia attraversavano una fase di forte tensione diplomatica. Secondo una tradizione storica consolidata, Dante partecipò a una missione verso Venezia per conto di Guido Novello da Polenta.
Durante il ritorno si sarebbe ammalato, probabilmente a causa di febbri malariche contratte attraversando le zone lagunari. Morì poco dopo il rientro a Ravenna. La ricostruzione dei dettagli del viaggio non è completa e alcuni passaggi restano discussi dagli studiosi, ma la morte a Ravenna nel settembre 1321 non è in dubbio.

Dove fu sepolto Dante dopo i funerali
I funerali furono celebrati nella chiesa oggi conosciuta come Basilica di San Francesco. Il corpo venne sepolto nell’area cimiteriale francescana sul lato settentrionale dell’edificio.
La tomba che vediamo oggi non è quella originaria. L’attuale tempietto neoclassico fu realizzato dall’architetto Camillo Morigia nel 1780. La storia delle spoglie, però, è molto più movimentata dell’architettura che oggi le custodisce.
Perché Firenze voleva riportare a casa le ossa di Dante
Il rapporto tra Firenze e Dante contiene una contraddizione evidente. La città che aveva condannato il poeta all’esilio finì nei secoli successivi per trasformarlo in uno dei propri simboli culturali più importanti.
Già nel Quattrocento Firenze cominciò a chiedere la restituzione delle spoglie. La pressione aumentò nel Cinquecento, quando sul soglio pontificio sedeva Leone X de’ Medici. Nel 1519 l’Accademia Medicea presentò una nuova richiesta e anche Michelangelo si dichiarò disponibile a realizzare una sepoltura degna del poeta a Firenze.
Sembrava il momento in cui Dante avrebbe potuto lasciare Ravenna. Successe invece il contrario.
Come i frati nascosero le ossa di Dante
I francescani, venuti a conoscenza del progetto di trasferimento, sottrassero le ossa dal sarcofago e le nascosero nel convento. Quando i delegati autorizzati ad aprire la sepoltura arrivarono a Ravenna, trovarono l’arca vuota.
La vicenda è ricostruita anche dal portale ufficiale Ravenna Turismo. Le spoglie rimasero sotto la custodia dei frati e nel 1677 vennero collocate in una cassetta di legno.
Nel 1810, quando le soppressioni napoleoniche obbligarono i religiosi a lasciare il convento, la cassetta fu nuovamente nascosta. Con il passare degli anni se ne perse perfino la memoria.
Il ritrovamento delle ossa nel 1865
Le ossa furono ritrovate per caso il 27 maggio 1865, durante lavori nell’area del Quadrarco di Braccioforte. Era l’anno in cui si preparavano le celebrazioni per il sesto centenario della nascita di Dante.
La scoperta chiuse una delle vicende più singolari della storia delle reliquie laiche italiane. Dopo le verifiche, i resti tornarono nel tempietto di Morigia.
Anche durante la Seconda guerra mondiale le spoglie furono temporaneamente protette in un luogo più sicuro per sottrarle al rischio dei bombardamenti. Ravenna ha quindi custodito il corpo del poeta non soltanto per tradizione, ma attraverso una serie concreta di decisioni prese lungo diversi secoli.
La Tomba di Dante oggi: orari e ingresso
La Tomba di Dante si trova in via Dante Alighieri 9 a Ravenna, nella Zona del Silenzio, accanto alla Basilica di San Francesco e vicino a Museo Dante e Casa Dante.
Secondo le informazioni ufficiali aggiornate di Ravenna Turismo, dal 1 aprile al 31 ottobre la tomba è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00. Dal 1 novembre al 31 marzo l’orario è 10:00-18:00. L’ingresso è gratuito.
Chi vuole ampliare la visita può proseguire con la nostra guida a Casa Dante a Ravenna, che aiuta a costruire un percorso concentrato nella stessa area del centro storico.
Il 705° anniversario nel 2026
Nel 2026 Ravenna celebra il 705° anniversario della morte di Dante. Il cuore dell’Annuale è previsto il 12 e 13 settembre, con incontri, visite e la tradizionale cerimonia del dono dell’olio da parte del Comune di Firenze.
Il gesto possiede un significato storico particolare. Firenze, la città dell’esilio e delle successive richieste di restituzione delle ossa, offre ogni anno l’olio destinato alla lampada che arde nella tomba ravennate.
Perché Dante resta a Ravenna
La risposta alla domanda iniziale non dipende da un solo episodio. Dante è a Ravenna perché lì concluse la propria vita, lì fu sepolto e lì le sue spoglie furono custodite per secoli. Firenze provò a recuperarle quando il valore culturale del poeta era ormai diventato indiscutibile, ma la storia aveva già creato un legame profondo con l’ultima città dell’esilio.
Per questo la tomba non è soltanto un monumento dedicato a uno scrittore celebre. È anche il segno materiale di una storia italiana fatta di esilio, memoria, rivalità tra città, custodia e riconciliazione.