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Al Teatro La Fenice di Venezia, in scena questa sera uno spettacolo nello spettacolo

Via poltrone e poltronissime dalla platea del Teatro La Fenice di Venezia per creare uno spazio nuovo per il pubblico che da spettatore diventa attore in un nuovo ruolo di compartecipazione

Teatro la fenice di Venezia
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A fare gli onori di casa ci saranno il coro e gli ottoni dell’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia che in campo San Fantin nel Sestiere di San Marco, questa sera alle ore 19:00, avranno il compito di inaugurare la riapertura ufficiale della stagione di spettacoli ed eventi,  aprendo con Fanfare for a common Man di Aaron Copland e di presentare al pubblico in sala, la grande novità del teatro, in prima assoluta.

Questa sera gli spettatori presenti, avranno il privilegio di vedere per primi la realizzazione del progetto di cui si è molto parlato in questi giorni in quanto idea, ma di cui si è riusciti a sapere molto poco, poiché da parte della direzione del Teatro La Fenice di Venezia, c’è senz’altro la volontà di rivelare il nuovo assetto esattamente nel momento in cui si va in scena, per dare l’emozione dell’immediatezza, sia al pubblico presente, che agli addetti ai lavori.

Il pubblico non sarà solo spettatore, come è da sempre abituato, ma farà fisicamente “parte dello spettacolo” interpretando se stesso in quella che è la nuova versione scenica dell’assetto del Teatro La Fenice di Venezia, poiché si troverà interamente a far parte della scena.

Al Teatro La Fenice di Venezia, torna il pubblico in sala con una novità assoluta per le poltrone di platea

Platea e palcoscenico completamente ridisegnati per il Teatro La Fenice di Venezia che questa sera, tra poche ore, manda in scena un programma originale interpretato dal coro e dagli ottoni dell’orchestra stabile del Teatro La Fenice di Venezia per un totale di cinquanta minuti di spettacolo.

Tra i brani in scaletta la Toccata dall’Orfeo e il Vespro della Beata Vergine per ottoni di Claudio Monteverdi, compositore cremonese, tra i principali innovatori che portarono a compimento il passaggio evolutivo musicale italiano dallo stile rinascimentale a quello barocco e che risulta essere tra i primi ad aver scritto un’opera teatrale, l’Orfeo appunto, in parte riproposta questa sera al Teatro La Fenice di Venezia, in cui era delineato nella trama, quello sviluppo drammatico che da lì in poi diede spinta a tutta la stagione del melodramma italiano che non mancò di estendere le sue influenze anche nel panorama musicale tedesco e mondiale.

A seguire, tra gli altri, la Canzon settimi toni e la Canzone Duodecimi toni, la Sonata Pian e Forte, i Canon 27 e 28, la Spiritata per ottoni e l’Angelus Domini per coro del compositore e organista veneziano Giovanni Gabrieli, autore che rappresenta il culmine della scuola veneta nel suo momento di passaggio, anche per lui, dalla musica rinascimentale alla musica barocca.

E ancora dal repertorio di Johann Sebastian Bach, verrà eseguito il mottetto per coro a cappella “Jesus meine Freude” BWV 227, tutti diretti dal maestro Claudio Marino Moretti.

Questa la proposta del Teatro La Fenice di Venezia in una dimensione scenica nuova

Nella consueta platea del Teatro La Fenice di Venezia il pubblico non troverà, da questa sera, le poltrone nella posizione che da sempre è abituato a vedere.

Tolti i velluti rossi, nel nuovo spazio venutosi a creare, è stata improntata, attraverso l’ausilio di  strutture sceniche in legno, una sorta di guscio che volutamente ricorda la chiglia di una nave in costruzione, precisamente la parte della prua che va a coprire interamente la buca, dove solitamente trova alloggio l’orchestra o parte di essa a seconda della rappresentazione che deve andare in scena.

Questo per mezzo di  un piano inclinato che collegandola infine direttamente al palcoscenico, ricava lo spazio sufficiente per accogliere circa settanta sedute distanziate, per far accomodare una parte del pubblico che così facendo si troverà di fatto in una posizione tutta nuova e centrale rispetto al fulcro delle rappresentazioni.

Una nave in costruzione alla quale, come ha dichiarato lo stesso sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Fenice di Venezia, Fortunato Ortombina, è affidato il compito di rievocare un’imbarcazione, fotografando un momento della sua costruzione, per trasmettere così un messaggio positivo con lo sguardo proiettato al futuro, immaginando idealmente quelli che saranno i mari che l’imbarcazione, una volta completata, andrà a solcare e non importa specificare quale mare, in questo caso quello della musica fatto di note e composizioni tra le più famose al mondo, quelle che continueranno a risuonare nel Teatro La Fenica di Venezia pur garantendo il distanziamento sociale.

Idea di positività e di speranza per il futuro che si riaggancia quasi ad appoggiarvisi, in una sorta di reciproco sostegno, alla scelta del brano che aprirà la serata; la Fanfare for a common Man, il cui forte significato simbolico, già dalla sua stesura nel 1942, era stato cercato dall’autore che volle scrivere una composizione in onore dell’uomo comune, facendo allora riferimento al milite ignoto.

Con tali premesse, questa sera, l’omaggio è per la città di Venezia, per i veneziani e  per tutti gli operatori del comparto sanitario della regione Veneto che saranno presenti fisicamente nel Teatro La Fenice di Venezia con una delegazione in rappresentanza di tutti coloro che, donne e uomini comuni, durante l’emergenza Covid-19, sono stati e restati in prima linea silenziosamente al servizio di tutti.

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