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Il ritratto di Ambrogio de Predis recuperato dai Monuments Men torna all’asta

Dalla Milano sforzesca alla confisca nazista: la provenienza documentata di un ritratto rinascimentale tornato sul mercato.

4 min di lettura
Ritratto d'uomo di ambrogio de predis, circa 1490-1510

Un ritratto rinascimentale attribuito ad Ambrogio de Predis torna sul mercato dopo una storia che attraversa la corte degli Sforza, una collezione reale tedesca, la confisca nazista e il recupero dei Monuments Men. Il dipinto, un Ritratto di gentiluomo visto di profilo, compare tra le opere della vendita Old Master Paintings and Sculpture di Christie’s a New York del 14 ottobre 2026.

Il punto più interessante non è soltanto l’attribuzione a un pittore vicino a Leonardo da Vinci. È la provenienza: secondo la scheda di catalogo di Christie’s, il quadro fu confiscato durante il nazismo, messo al sicuro nel castello di Gaibach, recuperato dagli Alleati e restituito nel 1955 alla famiglia Thyssen.

Il dipinto conosciuto per decenni solo attraverso una fotografia

Il pannello raffigura un uomo di profilo su fondo scuro. L’opera è eseguita a tempera su tavola e misura circa 46 per 30 centimetri. Per gran parte del Novecento gli studiosi la conobbero soprattutto attraverso una vecchia fotografia in bianco e nero e attraverso brevi riferimenti negli inventari.

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Proprio questa scarsità di immagini e confronti diretti contribuì a rendere complessa l’attribuzione. Il dipinto era stato in passato riferito a Giovanni Antonio Boltraffio, un altro artista dell’ambiente leonardesco. Oggi Christie’s lo presenta invece come opera di Giovanni Ambrogio de Predis, attribuzione sostenuta anche dallo storico dell’arte Keith Christiansen dopo l’esame diretto.

Ritratto d'uomo di ambrogio de predis, circa 1490-1510
Un altro ritratto d’uomo di ambrogio de predis, conservato agli uffizi: l’immagine è rappresentativa dell’attività del pittore e non raffigura il lotto in vendita. Pubblico dominio, via wikimedia commons.

Chi era Ambrogio de Predis e perché è legato a Leonardo

Ambrogio de Predis lavorò nella Milano di Ludovico il Moro come ritrattista di corte. Il suo nome è legato anche a una delle commissioni più celebri del Rinascimento milanese: nel 1483 la Confraternita dell’Immacolata Concezione affidò a Leonardo da Vinci e ai fratelli de Predis la realizzazione dell’altare per San Francesco Grande, il complesso dal quale nacque la Vergine delle Rocce.

La vicinanza con Leonardo aiuta a capire perché i ritratti di de Predis siano spesso studiati dentro il problema più ampio della ritrattistica milanese di fine Quattrocento. Sul sito abbiamo ricostruito anche dove vedere i dipinti attribuiti a Leonardo da Vinci, compresa la versione londinese della Vergine delle Rocce.

Dalla collezione reale di Hannover alla famiglia Thyssen

La provenienza del ritratto è documentata almeno dall’Ottocento. Nel 1831 apparteneva alla collezione di David Bernhard Hausmann ad Hannover. In seguito passò a Giorgio V, re di Hannover, e fu registrato nel Provinzialmuseum della città.

Nel primo Novecento il quadro comparve sul mercato antiquario tedesco e venne quindi acquistato da Friedrich “Fritz” Thyssen, industriale e collezionista. È a questo punto che la storia del dipinto si intreccia direttamente con quella della Germania nazista.

La confisca nazista e il recupero dei Monuments Men

Nel 1939 la collezione Thyssen fu confiscata dal regime nazista. Il ritratto risultava allora depositato al Wallraf-Richartz-Museum di Colonia. Le opere considerate più importanti furono successivamente trasferite al castello di Gaibach, in Baviera, per proteggerle durante la guerra.

Fu lì che il dipinto venne recuperato dagli uomini della Monuments, Fine Arts, and Archives program, la rete alleata che cercò, inventariò e mise in sicurezza migliaia di opere spostate, saccheggiate o occultate durante il conflitto.

Nel 1955 il quadro fu restituito a Fritz Thyssen e rimase nella famiglia. La sua vicenda è quindi diversa dai casi in cui la restituzione è ancora controversa: qui il catalogo registra un recupero alleato seguito da una restituzione formale nel dopoguerra. Il tema della provenienza resta però centrale anche oggi, come dimostra il caso recente dei dipinti di Dinah Babbitt e della causa per la restituzione degli acquerelli di Auschwitz.

Il mistero del personaggio ritratto

Un’iscrizione antica sul retro identificava il personaggio come Ludovico il Moro, ma questa lettura non è considerata certa. Il dipinto resta quindi un ritratto di gentiluomo non identificato.

La posa di profilo, la precisione del disegno e il modellato del volto rimandano alla cultura visiva della corte sforzesca, dove il ritratto non serviva soltanto a conservare una fisionomia: poteva diventare uno strumento diplomatico, dinastico e politico. De Predis fu infatti incaricato anche di ritrarre membri della famiglia Sforza destinati alle corti europee.

Perché questa storia conta oggi

Il ritorno in asta rende nuovamente visibile un’opera che per decenni è rimasta marginale negli studi, nonostante una provenienza eccezionalmente densa. Il quadro riunisce almeno quattro storie diverse: la ritrattistica milanese vicina a Leonardo, le attribuzioni cambiate nel tempo, il collezionismo aristocratico tedesco e il recupero del patrimonio artistico dopo la Seconda guerra mondiale.

Christie’s include il dipinto tra i protagonisti della vendita del 14 ottobre 2026 a New York, insieme ad altri Old Masters. Non è quindi soltanto un’opera che torna sul mercato: è un caso in cui la provenienza diventa parte essenziale del significato storico del quadro, perché racconta concretamente come un oggetto rinascimentale possa attraversare cinque secoli di collezioni, guerre, attribuzioni e restituzioni.

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