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Lettura: Aurelio Amendola a Palazzo Reale dal 16 giugno
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Aurelio Amendola a Palazzo Reale dal 16 giugno

A Milano 85 fotografie di grande formato rileggono Burri, Vedova, Nitsch, il Duomo e la scultura italiana

Massimo 1 settimana fa 7
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Contenuti
Aurelio Amendola a Palazzo Reale: cosa vedere nella mostraBurri, Vedova e Nitsch: il gesto creativo fotografatoIl Duomo di Milano nelle fotografie di Aurelio AmendolaMichelangelo, Bernini e Canova riletti in bianco e neroPerché la mostra conta per la fotografia d’arte

Aurelio Amendola a Palazzo Reale apre il 16 giugno 2026 a Milano con una mostra fotografica dedicata ai grandi capolavori dell’arte antica e contemporanea. L’esposizione, visitabile fino al 6 settembre, porta nelle sale del palazzo milanese 85 fotografie di grande formato realizzate tra il 1976 e il 2025.

Il titolo completo, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo, chiarisce subito l’ampiezza del percorso. Il fotografo pistoiese, nato nel 1938, torna a Palazzo Reale a trent’anni dalla personale Cappelle Medicee del 1995, confermando un rapporto di lunga durata con la fotografia applicata alla storia dell’arte.

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Aurelio amendola a palazzo reale dal 16 giugno

La mostra è promossa da Comune di Milano Cultura, prodotta da Palazzo Reale e realizzata in collaborazione con Associazione Culturale BUILDING. Per chi segue le mostre d’arte in Italia, l’appuntamento è rilevante perché unisce fotografia, scultura, performance, architettura e memoria del Novecento.

Aurelio Amendola a Palazzo Reale: cosa vedere nella mostra

La mostra Aurelio Amendola a Palazzo Reale presenta 85 immagini in cui la fotografia diventa uno strumento di lettura dell’opera d’arte. Il percorso attraversa Burri, Vedova, Nitsch, il Duomo di Milano, Bernini, Canova e Michelangelo, mostrando come luce, gesto e materia cambino la percezione dei capolavori.

Il nucleo espositivo copre quasi cinquant’anni di attività, dal 1976 al 2025. Amendola non fotografa soltanto opere finite, ma spesso documenta l’atto creativo, il movimento dell’artista nello studio, il rapporto fisico con i materiali. In questa prospettiva la fotografia non si limita alla riproduzione, ma diventa interpretazione critica.

Il visitatore incontra una sequenza costruita su tre grandi direzioni: l’azione degli artisti del secondo Novecento, la monumentalità del Duomo di Milano e la scultura classica e barocca riletta attraverso il bianco e nero. Il risultato è una mostra che parla tanto di fotografia quanto di storia dello sguardo.

Burri, Vedova e Nitsch: il gesto creativo fotografato

Aurelio amendola a palazzo reale dal 16 giugno

La prima parte del percorso raccoglie 41 fotografie dedicate ad Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch. I tre artisti appartengono a esperienze diverse, ma condividono un rapporto intenso con gesto, materia e azione. Amendola li osserva nei luoghi di lavoro, registrando la concentrazione dell’atelier prima che l’opera diventi immagine pubblica.

Nel caso di Burri, le fotografie delle Combustioni realizzate a Città di Castello nel 1976 documentano un passaggio decisivo: la plastica bruciata non è solo superficie modificata, ma materia trasformata da un gesto controllato. Per approfondire il contesto dell’artista, il riferimento alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri consente di collegare la mostra milanese alla sua eredità istituzionale.

Le immagini dedicate a Vedova restituiscono invece una pittura che nasce dal movimento del corpo. Il segno appare come energia compressa, mentre l’atelier diventa un campo di tensione. Con Nitsch, fotografato anche nelle azioni del castello di Prinzendorf nel 2012, Amendola si confronta con una pratica performativa fondata su ritualità, colore e presenza fisica.

Il Duomo di Milano nelle fotografie di Aurelio Amendola

Aurelio amendola a palazzo reale dal 16 giugno

Una sala è dedicata a nove fotografie del Duomo di Milano, scattate nel 2009 ed esposte per la prima volta. Qui la cattedrale non viene trattata come semplice architettura simbolo della città, ma come organismo plastico, fatto di dettagli, superfici, ombre e tagli luminosi.

La scelta è interessante anche per la query culturale legata a Palazzo Reale Milano giugno 2026, perché colloca l’edificio gotico più riconoscibile della città dentro un percorso fotografico contemporaneo. Il Duomo, osservato da Amendola, perde la dimensione cartolina e assume una presenza quasi scultorea.

Il dialogo con Milano è quindi doppio: da un lato Palazzo Reale ospita la mostra, dall’altro il Duomo entra nel racconto come soggetto fotografico. Per chi segue la fotografia d’arte contemporanea, questa sezione permette di leggere la città attraverso una materia visiva meno consueta.

Michelangelo, Bernini e Canova riletti in bianco e nero

La parte finale della mostra presenta 35 fotografie dedicate ai capolavori scultorei di Michelangelo Buonarroti, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova. Amendola lavora sui dettagli del marmo, sui chiaroscuri e sulle tensioni delle superfici, costruendo immagini che rivelano il rapporto tra luce e modellato.

Tra i riferimenti figurano il Ratto di Proserpina di Bernini, Amore e Psiche di Canova e la statua di Giuliano de’ Medici scolpita da Michelangelo per la Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee. La fotografia avvicina lo spettatore a particolari che spesso sfuggono nella visita museale, restituendo al marmo una vibrazione fisica.

La forza del lavoro di Amendola sta nella sua capacità di tenere insieme due piani: la documentazione di opere celebri e la costruzione di un’immagine autonoma. Questo equilibrio spiega perché la sua fotografia sia entrata nel discorso sull’arte non come materiale accessorio, ma come forma di interpretazione.

  • Date: dal 16 giugno al 6 settembre 2026
  • Sede: Palazzo Reale, Milano
  • Opere: 85 fotografie di grande formato
  • Periodo degli scatti: dal 1976 al 2025
  • Artisti e soggetti: Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo

Perché la mostra conta per la fotografia d’arte

Aurelio amendola a palazzo reale dal 16 giugno

La mostra di Palazzo Reale conferma una questione centrale: la fotografia d’arte non serve soltanto a conservare memoria visiva delle opere, ma produce nuove letture. Nel lavoro di Amendola, la luce seleziona, isola, intensifica. Una combustione di Burri, un gesto di Vedova o un dettaglio di Michelangelo diventano eventi visivi distinti.

Il catalogo bilingue pubblicato da Skira rafforza la dimensione scientifica del progetto, rendendo l’esposizione utile anche a studiosi, fotografi e appassionati. La mostra si colloca nel solco delle grandi rassegne che indagano il rapporto tra fotografia e patrimonio, ma lo fa con un taglio preciso: guardare l’opera d’arte attraverso chi l’ha saputa frequentare per decenni.

Per Milano, l’apertura del 16 giugno aggiunge un tassello alla stagione espositiva estiva di Palazzo Reale. La domanda che resta aperta riguarda il ruolo dello sguardo fotografico: davanti a capolavori già conosciuti, una nuova immagine può ancora cambiare il modo in cui li ricordiamo?

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