padiglione bulgaria

Biennale di Venezia 2022, inaugurato il Padiglione Bulgaria

Inauguratpo il padiglione Bulgaria per la 59esima edizione della Biennale

Caro iCrewer, sono giorni che sentiamo parlare della 59esiama edizione della Biennale di Venezia, e ieri, 23 aprile 2022, è stato inaugurato il Padiglione Bulgaria. Il Padiglione della Repubblica di Bulgaria è sostenuto dal Ministero della Cultura della Bulgaria ed è prodotto dalla Galleria Nazionale della Bulgaria. Commissario Iara Boubnova.

Il Padiglione Bulgaria

Irina Batkova, curatrice del Padiglione della Repubblica di Bulgaria alla 59esima edizione della Biennale di Venezia 2022, presenta Michail Michailov e il suo progetto There You Are. “Il Progetto There You Are esplora l’interno dello Spazio Ravà, reinterpretato nel contesto del corpo e la sua interazione con ciò che lo circonda, così che l’ambiente fisico si trasformi in simbolico“, spiega la curatrice.

Michail Michailov con There You Are al Padiglione Bulgaria

Michail Michailov è un artista che opera con diversi mezzi come performance, disegni, video, sculture, installazioni attraverso le quali crea territori di meditazione in cui lo spettatore comprende aspetti impensati dell’esistenza. Il progetto There You Areesplora la dimensione dello Spazio Ravà per ridisegnarne i dettagli visibili e invisibili che compongono l’interno espositivo nel contesto del corpo e del suo rapporto con lo spazio vitale.

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Seguendo la geometria delle stanze, i mobili montati lungo le pareti, così come i dettagli architettonici, Michail Michailov conquista gli spazi liberi sotto e tra di essi e colloca i disegni della serie Dust to Dust in oggetti tridimensionali simili ai mobili stessi per forma e proporzioni, la cui presenza crea allo stesso tempo un ambiente sia minimalista che assurdo.

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Questa serie, iniziata dall’artista 8 anni fa, ha vinto il primo premio alla mostra Drawing Now di Parigi nel 2018. Michail Michailov spiega il suo interesse di ricerca per le tracce dell’esistenza umana raffigurate in Dust to Dust come segue:

Dipingo la polvere, le macchie, le particelle di plastica inutili e la muffa che si accumulano nel mio studio. Cose causate sia dalla mia stessa esistenza sia da quella delle persone intorno a me. Tutte cose che vorremmo non vedere e preferiamo rimuovere o nascondere. Il processo di disegnare richiede quasi il tempo necessario affinché questo materiale si crei da solo. Cercando una risposta alla domanda: qual è il senso della vita? Mi rendo conto di quanto sia relativa la nostra risposta. Altrettanto relativo è lo sguardo dell’osservatore che spesso, guardando i miei quadri, difficilmente distingue tra la polvere reale e la polvere dipinta.

Questo metodo sviluppato negli anni di tracciamento dell’accumulo quotidiano, non così visibile, di spazzatura umana misura simbolicamente il tempo trascorso in una vita. Questo è uno degli aspetti distruttivi dell’esistenza del nostro habitat come specie e allo stesso tempo vuol essere una sfida alla nostra azione costante per distruggerlo.

 I corpi bianchi geometrici inclusi nella mostra, simili a piedistalli da museo su cui sono agganciati spazzole, manici di scopa e pezzi di aspirapolveri mantengono lo spazio di There You Are in una tensione continua di presenza e assenza. La sporcizia virtuosamente dipinta e trasformata in un’opera d’arte e le sculture surrealistiche costruiscono la ricerca metaforica incessante del senso del trascorrere della quotidianità.

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I tenui accenti di colore dei rifiuti dell’uomo raffigurati sono presentati nel mezzo del colore bianco, elemento predominante delle mostre di Michail Michailov. Il camice medico bianco, caratteristico delle sue esibizioni, spersonalizza il corpo mentre i gesti dell’autore generalmente nascondono il suo volto, parte dell’identità umana. In questo modo, lui stesso diventa solo un elemento del ciclo umano in un macrocosmo di nascita e morte, in cui, limitati dal tempo della nostra esistenza, non possiamo ottenere risposte alle innumerevoli domande che ci poniamo.

L’idea della ripetizione senza inizio e fine è incorporata nella serie visiva Just Keep on Going, anche essa presentata parzialmente nell’esposizione. Vengono mostrate azioni cicliche il cui senso si nasconde nel movimento stesso e non nel risultato finale causato da esso. Catturano l’interazione dell’artista con un ambiente di vita distopico immaginario e il suo costante sforzo per dominarlo.

La finestra più grande dello Spazio Ravà con una piacevole vista sul giardino in There You Are, è nascosta dall’installazione Headspacing. Si tratta di una struttura che permette solo una visuale dall’esterno verso l’interno attraverso un’apposita apertura in cui l’osservatore deve appoggiare la testa. L’unico modo per l’artista di far parte fisicamente della propria mostra è durante l’esibizione, all’apertura del padiglione. La sua visione attraverso l’Headspacing rappresenta simbolicamente la riflessione dell’artista sullo spazio appena creato pieno di figure mentali. Questa riflessione è alla base del ponte fenomenologico che ci permette di passare dall’interpretazione di una particolare opera d’arte alla ricerca della verità ontologica fondamento dell’impulso della creazione dell’arte.

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