Borghesia e proletariato (borghesi e proletari) sono le due classi sociali fondamentali del sistema capitalistico, definite dal loro rapporto con i mezzi di produzione. La borghesia possiede il capitale e le fabbriche (mezzi di produzione), puntando al profitto, mentre il proletariato non possiede nulla se non la propria forza lavoro, venduta in cambio di un salario per sopravvivere.
Nel pensiero di Marx, il rapporto tra borghesi e proletari definisce l’intera struttura della società capitalista attraverso un conflitto insanabile basato sul possesso dei mezzi di produzione. La borghesia rappresenta la classe dei proprietari che detengono le fabbriche e i capitali, mentre il proletariato è composto da chi possiede esclusivamente la propria forza-lavoro e la vende in cambio di un salario.
Questa dinamica genera lo sfruttamento, poiché il valore creato dall’operaio è superiore alla paga ricevuta, e tale eccedenza costituisce il profitto del capitalista. Il legame tra le due classi è dunque segnato dall’alienazione del lavoratore, che perde il controllo sul frutto della propria attività, trasformandosi in un semplice ingranaggio di un sistema volto all’accumulo di ricchezza altrui.

Borghesi e proletari
Nell’Europa dell’Ottocento gli eroi per eccellenza erano i borghesi, in particolare gli imprenditori, coloro i quali impiantavano le fabbriche tessili, le miniere di carbone, le acciaierie, le linee ferroviarie, le linee telegrafiche e le banche.
La borghesia (i borghesi) ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria, dove ha raggiunto il dominio, ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, idilliache ecc… Essa non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione e, dunque, tutti i rapporti sociali. Ha dimostrato cosa possa compiere l’attività umana.
Il bisogno di estendere i propri prodotti, di smerciarli, ha spinto la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre; costruendo basi, relazioni e sfruttando il mercato mondiale. Ai vecchi bisogni soddisfatti con i prodotti del proprio paese, subentravano altri bisogni che dovevano essere soddisfatti dai prodotti in altri paesi e con climi molto più lontani.
Da Marx a Engels, il sistema economico costruito dalla borghesia ha due elementi di grande debolezza: la prima sono le crisi interne di sovrapproduzione, la seconda l’indebolimento del sistema capitalistico con la nascita di un proletariato in fabbrica. Tutto questo avrebbe portato prima o poi il sistema a un crollo, l’eccesso dell’offerta dei beni avrebbe portato a una crisi, problemi nella capacità di assorbimento nei consumatori, facendo sì che le merci rimanevano invendute (crollo di Wall Street è la crisi del 1929).
Con il termine proletariato si indicava gli insiemi degli operai (Marx, Engels) che lavoravano nelle nuove imprese produttive, a tecnologia avanzata; termine derivato dal latino per sottolineare che la povertà di questi soggetti sociali era tale, che l’unica cosa che posseggono – oltre alla vita e al lavoro – erano i loro figli: cioè la prole. Questo sottolineava un netto contrasto tra le due classi, le quali operavano nella nuova scena della società europea profonda e drammatica.
L’immagine era quella di una società duale, cioè dominata da due grandi classi in aspra lotta tra di loro: borghesia e proletariato. Alla fine del Settecento, in Gran Bretagna, iniziarono le prime forme di protesta, inizialmente con l’aspetto dell’attacco e del sabotaggio alle macchine (moti luddisti). Questo tipo di protesta, repressa duramente, hanno fatto strada a quelli che sarebbero diventati, poi, dei veri e propri sindacati.
Una forma di protesta adottata per contrastare tagli nei salari o per contestare orari e condizioni di lavoro era lo sciopero, cioè l’estensione dal lavoro volontaria e collettiva, così da bloccare il funzionamento della macchina e creare disagi per la società. Ma inizialmente quanto gli scioperi quanto le organizzazioni sindacali venivano considerati illegali.
Vennero create delle vere leggi contro la coalizione sindacali, soprattutto in Gran Bretagna, ma nel 1825 fu approvata una legge che permetteva gli scioperi purché venivano attuati senza alcuna forma di coercizione o violenza da parte degli scioperanti. Nel continente europeo le organizzazioni sindacali diverranno legali a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento.
Marx e Engels
Sebbene Karl Marx e Friedrich Engels abbiano collaborato strettamente per tutta la vita, esistono sfumature filosofiche che distinguono i loro contributi, specialmente nel modo in cui applicarono il materialismo. Marx concentrò la sua analisi quasi esclusivamente sulla critica dell’economia politica e sulla struttura della società umana, vedendo la dialettica come un processo storico e sociale guidato dall’azione dei soggetti.
Al contrario, Engels tese a estendere le leggi della dialettica anche al mondo naturale, cercando di formulare una sorta di sistema scientifico universale che comprendesse sia la storia che le scienze naturali, un approccio che in seguito avrebbe influenzato la codificazione del materialismo dialettico nel marxismo ortodosso.
Un’altra divergenza riguarda lo stile e l’obiettivo della scrittura, poiché Marx tendeva a elaborare teorie estremamente dense e complesse, focalizzate sulle contraddizioni interne al capitale, Engels, invece, si assunse spesso il compito di sistematizzare e divulgare queste idee, rendendole più accessibili ma talvolta semplificandone la portata filosofica. Inoltre, Engels mostrò un interesse maggiore per le origini antropologiche della famiglia e dello Stato, esplorando l’evoluzione delle strutture sociali in una chiave più lineare e biologica rispetto alla visione di Marx, che rimaneva ancorata alla specificità dei rapporti di produzione storicamente determinati.