Dal 18 settembre al 1° novembre 2026 il MUDEC di Milano ospita Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take, la prima mostra personale in Italia di Charmaine Poh, artista sino-singaporiana nominata Deutsche Bank “Artist of the Year” 2025. L’ingresso è gratuito e il percorso riunisce video, installazioni, fotografia, testo e performance per indagare identità, memoria, migrazione, femminismo, queerness e il rapporto tra corpo e tecnologie digitali.
La mostra è curata da Britta Färber, Global Head of Art & Culture di Deutsche Bank, ed è presentata dal MUDEC in partnership con Deutsche Bank e in collaborazione con 24 ORE Cultura. Per chi vuole organizzare la visita, il dato più utile è semplice: l’accesso alla mostra è gratuito e segue gli orari di MUDEC Photo, con aperture serali il giovedì e il sabato.
| Charmaine Poh al MUDEC 2026 | Informazione |
|---|---|
| Date | 18 settembre – 1° novembre 2026 |
| Sede | MUDEC Museo delle Culture, Milano |
| Spazio | MUDEC Photo |
| Ingresso | Gratuito |
| Lunedì | 14:30-19:30 |
| Martedì, mercoledì, venerdì, domenica | 9:30-19:30 |
| Giovedì e sabato | 9:30-22:30 |
| Ultimo ingresso | Un’ora prima della chiusura |
| Indirizzo | Via Tortona 56, Milano |

Quando apre la mostra di Charmaine Poh al MUDEC
La mostra apre venerdì 18 settembre 2026 e resta visitabile fino a domenica 1° novembre. Il MUDEC dedica a Poh la quinta presentazione italiana del progetto Deutsche Bank “Artist of the Year”, riconoscimento assegnato ogni anno ad artisti emergenti la cui ricerca propone nuove prospettive sul presente.
La pagina ufficiale del MUDEC dedicata a Charmaine Poh raccoglie date, orari e informazioni aggiornate sulla mostra. Nella giornata inaugurale del 18 settembre è inoltre previsto un Artist Talk con l’artista e la curatrice Britta Färber.
Per chi segue la programmazione del museo, il progetto si inserisce in un percorso ormai consolidato dedicato alla fotografia e ai linguaggi contemporanei. Sul nostro sito abbiamo raccontato più volte il MUDEC, dalle mostre temporanee alle iniziative culturali cittadine: una panoramica utile si trova anche nell’articolo su Milano Cultura e gli appuntamenti nei musei.
Chi è Charmaine Poh e perché è Artist of the Year
Charmaine Poh è nata a Singapore nel 1990 e lavora tra Singapore e Berlino. La sua pratica attraversa video, installazione, performance, fotografia e scrittura, con un’attenzione costante a come identità e memoria vengano costruite, rappresentate e trasformate da strutture sociali e tecnologie.
Deutsche Bank l’ha nominata Artist of the Year 2025. La prima presentazione istituzionale del progetto è stata ospitata al PalaisPopulaire di Berlino, prima dell’arrivo a Milano. La scheda di Deutsche Bank / PalaisPopulaire sottolinea come Poh lavori su identità, potere, femminismo, queerness, ecologia e resistenza, intrecciando passato, presente e futuro.
Cosa vedere: The Moon is Wet
Uno dei nuclei centrali della mostra è The Moon is Wet (2025), videoinstallazione a tre canali che intreccia mito, migrazione e lavoro domestico. L’opera parte dalle storie delle majie, donne migranti non sposate provenienti dalla Cina meridionale che nel Novecento lavorarono a Singapore come cuoche, bambinaie e domestiche.
Poh mette queste memorie in relazione con la figura di Mazu, divinità legata al mare, e con l’esperienza contemporanea delle lavoratrici domestiche migranti, in particolare provenienti dall’Indonesia. L’acqua diventa un elemento ricorrente: collega movimento, vulnerabilità, cura e possibilità di resistenza.
Il lavoro non segue un racconto lineare. Voci, immagini e temporalità si sovrappongono, costruendo una memoria collettiva in cui esperienza personale e storia sociale non possono essere separate.
Good Morning Young Body: deepfake, memoria e identità digitale
Tra le opere più immediate per il pubblico contemporaneo c’è Good Morning Young Body (2021-2023). Poh rielabora il proprio passato di giovane attrice televisiva e usa materiali d’archivio insieme a tecniche di manipolazione digitale e deepfake.
Il tema non è soltanto tecnologico. L’artista riflette sul modo in cui il corpo femminile viene esposto, registrato, riprodotto e reso disponibile allo sguardo pubblico. Il deepfake diventa quindi uno strumento per interrogare il confine tra immagine originale e immagine ricostruita, ma anche per riprendere controllo su un archivio personale creato quando l’artista era molto giovane.
È uno dei passaggi che rende la mostra particolarmente attuale: le tecnologie generative e la manipolazione delle immagini non vengono presentate come semplice novità tecnica, ma come questioni che riguardano consenso, memoria, identità e potere.

What’s softest in the world e le famiglie queer
What’s softest in the world rushes and runs over what’s hardest in the world, lavoro già presentato nel contesto della Biennale di Venezia 2024, porta nel percorso voci, desideri e vulnerabilità legate alle famiglie queer.
Il titolo suggerisce una delle idee che attraversano la ricerca di Poh: ciò che appare morbido o fragile può esercitare una forza persistente. La vulnerabilità non coincide necessariamente con passività; può diventare una modalità per costruire relazioni, resistere a categorie rigide e immaginare forme differenti di appartenenza.
Questo approccio dialoga bene con la missione del Museo delle Culture, dove le mostre contemporanee spesso mettono in discussione categorie consolidate e modi di rappresentare l’altro. Un precedente diverso per linguaggio ma utile per comprendere il ruolo del museo è la mostra dedicata a Dubuffet e l’Art Brut al MUDEC.
Heavy is the root of light e il rapporto con il paesaggio
Nel percorso compare anche Heavy is the root of light (2025), opera che prosegue l’indagine dell’artista su ecologia, memoria e trasformazioni del territorio. Nei lavori di Poh il paesaggio di Singapore non è mai semplice sfondo: quartieri finanziari, acqua, foreste di mangrovie e infrastrutture mostrano tensioni tra sviluppo urbano e sistemi naturali.
Il viaggio evocato dal titolo della mostra non è quindi un itinerario geografico tradizionale. È un movimento dentro identità, ricordi e relazioni, ma anche dentro la storia materiale dei luoghi. La tecnologia non cancella il paesaggio: diventa uno degli strumenti con cui il paesaggio viene percepito, registrato e reinterpretato.
Perché la mostra è interessante anche se non conosci Charmaine Poh
La mostra può funzionare bene anche come primo incontro con il lavoro dell’artista perché affronta temi molto riconoscibili senza ridurli a slogan: immagini digitali, intelligenza artificiale e deepfake, lavoro migrante, identità queer, memoria familiare, ecologia e rappresentazione del corpo.
Il punto comune è il controllo delle immagini: chi produce un’immagine, chi viene rappresentato, chi può modificarla e chi decide quale memoria sopravvive. Poh usa tecnologie contemporanee ma evita di trattarle come oggetti autonomi; le lega sempre a esperienze umane e rapporti di potere.
Orari del MUDEC per vedere la mostra
Gli orari indicati dal MUDEC per il periodo della mostra sono:
- Lunedì: 14:30-19:30.
- Martedì: 9:30-19:30.
- Mercoledì: 9:30-19:30.
- Giovedì: 9:30-22:30.
- Venerdì: 9:30-19:30.
- Sabato: 9:30-22:30.
- Domenica: 9:30-19:30.
L’ultimo ingresso è previsto un’ora prima della chiusura. Le aperture serali del giovedì e del sabato sono quindi le fasce più comode per chi vuole visitare la mostra dopo il lavoro o abbinare il MUDEC ad altri appuntamenti in zona Tortona.
La mostra è davvero gratuita?
Sì. L’ingresso alla mostra di Charmaine Poh è gratuito. Si tratta di uno degli elementi più interessanti del programma autunnale del MUDEC: consente di vedere una personale internazionale senza acquistare il biglietto delle altre mostre a pagamento eventualmente presenti nel museo.
Eventi specifici collegati alla mostra, come talk o attività, possono avere modalità di prenotazione proprie. Per l’Artist Talk del 18 settembre, ad esempio, il MUDEC indica ingresso gratuito con prenotazione tramite Eventbrite.
Dove si trova il MUDEC
Il MUDEC – Museo delle Culture si trova in via Tortona 56, Milano, nel quartiere che ospita numerosi spazi dedicati a design, fotografia, moda e cultura contemporanea. Per informazioni il museo indica il numero 02 54917.
La sede è riconoscibile per la grande agorà interna disegnata da David Chipperfield: uno spazio curvo e luminoso che collega i diversi ambienti espositivi e che costituisce già di per sé uno degli elementi architettonici più caratteristici del museo.
Quanto tempo serve per la visita
Il MUDEC non indica una durata obbligatoria. Considerando la natura audiovisiva e installativa del percorso, è prudente prevedere almeno un’ora se si vuole seguire i video senza limitarsi a passare rapidamente davanti agli schermi. È una stima editoriale e non un tempo ufficiale.
Chi è particolarmente interessato a fotografia, videoarte o cultura digitale può mettere in conto più tempo, soprattutto per The Moon is Wet e Good Morning Young Body, opere che richiedono attenzione alla relazione tra immagini, voce e montaggio.
Charmaine Poh al MUDEC 2026: cosa sapere prima di andare
- Date: 18 settembre – 1° novembre 2026.
- Sede: MUDEC Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano.
- Ingresso: gratuito.
- Artista: Charmaine Poh, Deutsche Bank “Artist of the Year” 2025.
- Curatrice: Britta Färber.
- Linguaggi: video, installazione, fotografia, testo e performance.
- Temi: identità, memoria, migrazione, femminismo, queerness, ecologia e tecnologie digitali.
- Aperture serali: giovedì e sabato fino alle 22:30.
- Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.
Domande frequenti
Quando apre la mostra di Charmaine Poh al MUDEC?
La mostra apre il 18 settembre 2026 e resta visitabile fino al 1° novembre 2026.
La mostra di Charmaine Poh è gratuita?
Sì. Il MUDEC indica ingresso gratuito alla mostra.
Quali sono gli orari?
Il museo apre dalle 9:30 alle 19:30 nella maggior parte dei giorni, con aperture fino alle 22:30 il giovedì e il sabato; il lunedì l’apertura è dalle 14:30 alle 19:30.
Dove si trova il MUDEC?
Il MUDEC si trova in via Tortona 56 a Milano.