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Pillole di Storia, il ciclo mestruale nell’antichità

Curiosità dalla storia

Isotta Franci 2 mesi fa Commenta! 10
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La storia del ciclo mestruale riflette da sempre il modo in cui le società hanno interpretato il corpo femminile, oscillando tra il sacro e il profano. Per millenni, la medicina antica ha spiegato le mestruazioni attraverso la teoria degli umori: si pensava che le donne avessero una natura umida e fredda e che il sangue fosse un surplus di nutrimento non consumato che il corpo doveva espellere per evitare malattie.

A questa visione medica, a oggi, si è quasi sempre affiancata una forte componente superstiziosa. Ma il termine superstizione può risultare riduttivo o giudicante, perché etichetta come errore una serie di saperi, tradizioni e sistemi di credenze che avevano una loro logica profonda all’interno delle società che li hanno prodotti.

Cintura sanitaria per reggere il pannolino

Il ciclo Mestruale nella storia

In molte culture antiche e rurali, il sangue mestruale non era visto come un errore della natura, ma come una forza potente e ambivalente. Era un sistema di significati simbolici: il sangue era legato ai cicli della terra, della luna e alla capacità generativa. Questa potenza veniva percepita come così forte da richiedere precauzioni o rituali specifici per essere gestita, proprio per il timore o il rispetto che incuteva.

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Spesso, quelle che oggi definiamo sbrigativamente credenze, erano in realtà tentativi di dare un senso a un fenomeno biologico ciclico che appariva straordinario. In alcune tradizioni il periodo del ciclo era un momento in cui la donna veniva considerata dotata di una sensibilità spirituale superiore, e l’isolamento non era solo un’esclusione, ma una forma di tutela per un momento di passaggio energetico o sacro.

In molte culture, dal Medioevo europeo alle tradizioni rurali più recenti, il sangue mestruale era visto come un fluido dai poteri quasi magici, per alcuni capace di far appassire i raccolti o inacidire il vino; per altri il ciclo mestruale era interpretato attraverso una complessa lente teologica e medica, dove il sangue non era visto come una superstizione, ma come un potente segno d’identità biologica e spirituale

Le mestruazioni nel 1800

Dal punto di vista pratico, la gestione delle perdite è rimasta rudimentale per secoli. Le donne utilizzavano ciò che la natura offriva loro: papiro ammorbidito nell’antico Egitto o lana nell’antica Grecia, per poi passare agli stracci di lino o cotone lavabili che sono stati lo standard fino a gran parte del Novecento. Spesso, nelle classi contadine, non si usava alcuna protezione, affidandosi semplicemente agli strati delle sottane.

La vera rivoluzione è avvenuta solo dopo la Grande Guerra, quando le infermiere scoprirono che la cellulosa usata per le bende dei soldati era molto più assorbente del cotone. Da quel momento, l’industria ha trasformato un evento fisiologico vissuto nel segreto domestico in un mercato globale, introducendo i primi assorbenti usa e getta e, negli anni ’30, i primi tamponi moderni.

Le mestruazioni in età vittoriana

Ma ricordiamoci che in passato il ciclo mensile non era veramente cosiddetto “mensile”, non come lo conosciamo noi. Un’alimentazione povera di nutrienti, le frequenti gravidanze, gli allattamenti prolungati nel tempo e la menopausa che arrivava prima rispetto ai nostri standard di vita, rendevano le mestruazioni degli eventi sporadici, creandone difficoltà di gestione.

Le prime testimonianze scritte del ciclo mestruale risalgono all’Antico Egitto sui Papiri di Kahun e di Ebers: gli assorbenti erano dei tamponi di papiro ammorbidito o di lino che venivano inseriti in vagina, non esistendo indumenti simili agli slip, e lavati da donne alle quali veniva assegnato questo compito.

Nella Grecia del V secolo si era convinti che le mestruazioni fossero un residuo di cibo che non fosse stato digerito a sufficienza e che, nella donna, avendo minore forza vitale dell’uomo, non si potesse trasformare in sperma. Il sangue mestruale veniva considerato tossico e per questo espulso mensilmente. Infatti la menopausa non veniva vista e vissuta in maniera positiva, le donne potevano intossicarsi trattenendo quel liquido. Così espellevano questi vapori tossici dagli occhi: da qui il malocchio.

Tipi di assorbenti nella storia

Per i romani e durante il loro impero, si diffuse il concetto che la donna sotto il ciclo mestruale fosse impura e pericolosa. Questa visione, come si puole notare, non è Medievale, ma appartiene all’antico Impero romano. Plinio il vecchio (nella sua Naturalis Historia) descrive gli effetti delle mestruazioni: “il mosto inacidisce, il grano si secca, le piante bruciano, i frutti cadono dagli alberi, le api degli alveari muoiono, il bronzo emana un terribile odore, gli specchi si appannano e perfino il bitume si scioglie”.

Per questo motiva, nelle righe precedenti, ho sottolineato in talune zone nel Medioevo piuttosto che in altre, rimasugli nella penisola Italica della gloriosa Roma. Come metodo per contenere le perdite, sempre nella Roma imperiale, iniziarono a utilizzare dei pezzi di stoffa agganciati a una cintura.

Altri metodi storici: le donne cucivano delle specie di pantaloni per sostenere i panni di stoffa che assorbivano il sangue mestruale oppure lo sphagnum, un muschio palustre assorbente o foglie altrettanto assorbenti. Nel Seicento e anche nell’arco di tutto il Settecento venivano indossate delle coulotte maschili per sostenere dei panni che venivano sostituiti e lavati. In alternativa si usavano le cinture mestruali che erano comunque scomode e creavano spesso abrasioni.

Gli odori forti emanati durante  le mestruazioni venivano coperti da profumi molto intensi, diffusissimi in quei secoli. Il cremisi, poi, era un colore molto frequente nel guardaroba delle donne proprio per coprire eventuali macchie di sangue.

Solamente alla fine dell’800 furono commercializzati i primi assorbenti come li conosciamo oggi ma non ebbero un grande successo fino al 1970. In quegli anni il ciclo mestruale doveva arrivare a una determinata età (14-18 anni) qualora fosse anticipato veniva tenuto assolutamente nascosto. In epoca Vittoriana, invece, alle donne era proibito entrare nei giardini pubblici durante la mestruazione, ma anche partecipare agli sport o ad altre attività; insomma, era consigliato alla donna di restarsene a casa. Non potevano lavarsi, ma chi era benestante, per tre giorni, restava stesa sul divano, comodità che non tutte potevano permettersi.

La cessazione delle mestruazioni, siamo sempre in epoca Vittoriana, veniva considerata un segno di invecchiamento a seguito del quale la donna perdeva il suo ruolo principale di incubatrice e quindi il suo valore veniva ancor più ridotto. Dato che le donne erano ritenute incapaci di controllare la propria salute, era di conseguenza responsabilità del padre o della più vecchia figura maschile della famiglia, assicurarsi che il ciclo di una donna fosse regolare e che non ci fosse niente che potesse ostacolare il flusso mestruale.

Si credeva, soprattutto in ambito medico, ai quattro Umori (sangue, bile gialla, bile nera e il muco), e questi dovevano essere bilanciati e circolare bene nel corpo per mantenere una buona salute; per questo motivo il ciclo mestruale liberava il corpo femminile dal sangue superfluo: se il sangue non fluito ristagnava nel corpo, avrebbe potuto causare tutti i tipi di malattia – ora sappiamo che l’interruzione del ciclo mestruale è un sintomo di malattie sistemiche come la tubercolosi, il cancro, malnutrizione… – come la xausa, così le donne evitavano quelle attività che credevano avrebbero potuto interrompere il flusso.

Il corpo femminile, essendo per natura freddo, portava a consumare tutto il nutrimento trasformandolo in calore o muscoli. Questo superfluo diventava sangue in eccesso che la natura, per preservare la salute, doveva espellere ogni mese; le maggiori precauzioni erano quelle di non prendere freddo, sia facendo il bagno in acqua fredda, o lavorare fuori con il tempo freddo e umido.

Per i dolori, stiamo sempre trattando l’epoca Vittoriana (non Medievale), utilizzavano droghe come oppio, cocaina e marijuana. A quei tempi erano legali e facevano parte degli ingredienti delle prescrizioni mediche, considerate curative. Alle donne venivano normalmente distribuite droghe in risposta alle cosiddette lamentele femminili, in particolare il dolore associato alle mestruazioni, al parto, a malattie femminili come nevralgia e isteria. Venivano consumati anche medicinali alle erbe, ma data la copiosa quantità di alcool che esse contenevano, non si sa se il sollievo fosse dovuto alle erbe o all’alcool che anestetizzava il dolore.

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