La patina biancastra che offuscava un Autoritratto giovanile di Edgar Degas al Getty non nascondeva un dipinto segreto: era dovuta probabilmente a residui di una vecchia colla rimasti sotto la vernice. I restauratori del museo hanno individuato il materiale al microscopio e lo hanno rimosso con interventi controllati. Le indagini hanno anche chiarito la natura di una misteriosa zona rossa nella parte inferiore del dipinto, senza però risolvere definitivamente perché Degas l’avesse dipinta.
Il Getty ha raccontato l’indagine il 20 agosto 2026, presentando il lavoro della restauratrice Devi Ormond e degli specialisti del Getty Conservation Institute. L’opera, Self-Portrait (1857-1858), è un olio su carta successivamente applicata su tela, oggi nella collezione museale con numero 95.GG.43.
Perché il volto di Degas appariva offuscato?
Osservando il piccolo ritratto esposto in galleria, la restauratrice Devi Ormond notò un effetto sbiancato e lattiginoso sulla superficie. Il museo trasferì quindi l’opera nel laboratorio di conservazione per distinguere eventuali alterazioni della pittura da materiali sovrapposti in epoche successive.
Al microscopio emerse uno strato deteriorato sotto la vernice. Dopo aver rimosso con un solvente delicato uno strato sintetico e una vernice più antica, Ormond riconobbe residui simili a colla intrappolati tra le sottili pennellate. È questa, secondo la ricostruzione del Getty, la causa probabile dell’aspetto opaco.
La colla potrebbe essere stata usata per fissare il supporto cartaceo alla tela oppure per applicare temporaneamente una protezione alla superficie durante un vecchio intervento. Le due possibilità sono distinte: l’analisi non ha stabilito con certezza in quale operazione sia stato introdotto il materiale.
Come è stato restaurato l’Autoritratto?
La restauratrice ha rimosso i residui sotto forte ingrandimento usando acqua tiepida e piccoli tamponi, un lavoro lento per non danneggiare i passaggi di colore originali. Successivamente ha steso un velo sottile di vernice e reintegrato solo piccolissime lacune.
Il Getty sottolinea che lo strato di vernice moderno è reversibile e separa le integrazioni dalla superficie pittorica originale: un futuro intervento potrà così riconoscere e rimuovere più facilmente le aggiunte. Il resoconto del Getty descrive anche le osservazioni in ultravioletto che hanno aiutato a distinguere le zone già liberate dalla vernice.

Che cos’è la misteriosa striscia rossa in basso?
Il secondo interrogativo riguardava una fascia rossastra al margine inferiore. Per studiarne la composizione, gli scienziati Karen Trentelman e Thomas Boers hanno impiegato la fluorescenza a raggi X a scansione (macro-XRF). Il metodo produce mappe della distribuzione degli elementi chimici senza richiedere un prelievo generalizzato della pittura.
La scansione ha individuato una concentrazione di ferro nella zona rossa, compatibile con l’uso di un pigmento terroso rosso-bruno. Altri segnali hanno indicato la presenza di mercurio, associabile al vermiglione, e di piombo, associabile alla biacca, in aree differenti dell’opera. Rilevare un elemento non equivale però a identificare da solo e senza ambiguità l’intera ricetta del colore.
Resta aperta la domanda sul significato della fascia. Ormond ipotizza che il foglio potesse essere parte di un supporto più grande con altri studi: nel preparare un fondo rossastro per un dipinto vicino, Degas avrebbe forse sovrapposto accidentalmente il colore all’autoritratto. È una spiegazione proposta dalla restauratrice, non un fatto dimostrato dall’esame scientifico.
Perché Degas dipinse un autoritratto così piccolo?
Il dipinto misura appena 21 × 16,2 centimetri. Degas era poco più che ventenne e si trovava in Italia, dove studiava i maestri del passato e sperimentava diversi procedimenti pittorici. Secondo il catalogo ufficiale del Getty, realizzò numerosi autoritratti in tecniche diverse durante quegli anni.
Quattro piccoli fori agli angoli suggeriscono che il foglio potesse essere fissato a una parete o a un pannello nello studio. Insieme all’impiego della carta, meno costosa della tela, sono indizi della natura sperimentale dell’immagine. Non dimostrano che Degas avesse previsto di esporla o venderla.
La storia successiva aiuta a capire perché il quadro fosse cambiato: rinvenuto nello studio dell’artista dopo la morte nel 1917, passò agli eredi e fu venduto nel 1994; il Getty lo acquistò nel 1995. La restauratrice ritiene possibile che il montaggio su tela e alcune vernici appartengano a una fase relativamente recente, ma questa cronologia rimane in parte una ricostruzione.
Il restauro ha scoperto un altro quadro sotto l’autoritratto?
No. La ricerca ha distinto vecchi materiali di conservazione e ha identificato componenti della pittura visibile. Non ha annunciato il ritrovamento di un secondo dipinto nascosto. La fascia rossa resta un indizio del procedimento di lavoro di Degas, non la prova di una nuova composizione sottostante.
È utile confrontare questa storia con il caso della Stanza blu di Picasso e della figura nascosta, in cui la domanda riguarda davvero un’immagine sottostante, o con i fogli originariamente colorati di Odilon Redon, dove a cambiare nel tempo è stato il supporto. In ogni caso la tecnologia risponde a domande materiali diverse.
Dove si trova oggi l’Autoritratto di Degas?
L’opera fa parte della collezione del J. Paul Getty Museum di Los Angeles, con inventario 95.GG.43. La scheda del museo indica attualmente che non è esposta: prima di organizzare una visita conviene controllarne di nuovo la disponibilità nel catalogo digitale. Il restauro permette comunque di studiare meglio il volto del giovane Degas e le sue sperimentazioni pittoriche.




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