Emilio Isgrò cancella parole, pagine e immagini non per eliminarle, ma per costringere chi guarda a interrogarsi su ciò che resta visibile e su ciò che è stato nascosto. La Cancellatura, sviluppata dall’artista a partire dagli anni Sessanta, trasforma un gesto che sembra negativo in uno strumento di selezione, memoria e conoscenza.
Per capire il suo lavoro conviene partire da una distinzione: cancellare, per Isgrò, non significa distruggere il testo originale. La pagina continua a esistere, ma viene resa parzialmente illeggibile. Proprio questa tensione tra visibile e invisibile produce il significato dell’opera.

Che cos’è la Cancellatura di Emilio Isgrò
La Cancellatura consiste nel coprire parti di un testo, di un’immagine o di un documento lasciando emergere soltanto alcuni elementi. Isgrò la sviluppa negli anni Sessanta, in un contesto in cui poesia visiva, arte concettuale e sperimentazione sul linguaggio mettono in discussione il rapporto tradizionale tra parola e immagine.
La parte coperta non scompare dal lavoro. Resta percepibile come assenza. Chi osserva sa che sotto quelle campiture c’è qualcosa e viene spinto a immaginare, ricordare o ricostruire ciò che non può più leggere direttamente.
Perché Isgrò cancella le parole
Il primo effetto della Cancellatura è la selezione. In una pagina piena di informazioni, nascondere quasi tutto rende improvvisamente decisive le poche parole rimaste. La cancellazione aumenta il peso di ciò che sopravvive, invece di ridurre semplicemente la quantità di testo.
Il secondo effetto riguarda la memoria. Una pagina coperta ricorda che ogni archivio, racconto storico o linguaggio dipende anche da ciò che viene escluso. Il lavoro di Isgrò mette quindi in scena una domanda: quanto di ciò che sappiamo deriva da ciò che è stato conservato e quanto da ciò che è stato omesso?
Il terzo effetto è percettivo. La pagina non viene più letta in modo lineare dall’inizio alla fine. Diventa una superficie da osservare. Parola, segno nero, spazio bianco, ritmo e proporzione entrano nella composizione come elementi visivi.
Come leggere una Cancellatura
Una Cancellatura non va affrontata cercando subito una frase segreta. È più utile procedere per livelli.
- Guarda il testo di partenza: enciclopedia, romanzo, documento, spartito o altro materiale non sono supporti neutri.
- Individua ciò che resta leggibile: le parole sopravvissute costruiscono una nuova relazione tra loro.
- Osserva ciò che è stato coperto: forma, densità e disposizione delle cancellature fanno parte dell’immagine.
- Chiediti perché proprio quel documento: intervenire sulla Bibbia, sulla Costituzione o su uno spartito musicale produce domande diverse.
- Evita una sola interpretazione: il lavoro di Isgrò è costruito per mantenere aperta la tensione tra presenza e assenza.

Cancellatura e censura sono la stessa cosa?
No. La censura mira normalmente a impedire l’accesso a un contenuto. La Cancellatura di Isgrò usa invece l’atto del nascondere per rendere il pubblico più consapevole del testo e del meccanismo che decide cosa resta leggibile.
Anche il confronto con la cosiddetta cancel culture va usato con cautela. La pratica di Isgrò nasce negli anni Sessanta, molti decenni prima dell’uso contemporaneo di quell’espressione. Il suo lavoro appartiene alla ricerca artistica sul linguaggio, sulla conoscenza e sulla memoria, non a una tecnica per espellere un autore o un’opera dal dibattito pubblico.
Su quali testi ha lavorato Isgrò
Nel corso dei decenni Isgrò ha applicato la Cancellatura a materiali molto diversi: pagine enciclopediche, opere letterarie, documenti civili e testi religiosi. Tra i riferimenti più noti compaiono I Promessi Sposi, la Bibbia, l’Odissea e la Costituzione italiana.
La scelta del supporto modifica il problema posto dall’opera. Cancellare un’enciclopedia mette in discussione l’idea di sapere ordinato e completo. Intervenire sulla Costituzione porta la riflessione verso linguaggio pubblico, regole e cittadinanza. Lavorare su un testo letterario cambia invece il rapporto tra autore, lettore e narrazione.
La ricerca ha prodotto anche esperienze formative. Nel 2024 a Urbino è nata una Scuola della Cancellatura dedicata al metodo di Emilio Isgrò, segno di come quel gesto sia diventato nel tempo anche uno strumento di riflessione sul modo in cui comunichiamo.
Canto Napoli 2026: perché cancella anche la musica
Un esempio recente chiarisce quanto il metodo possa cambiare quando cambia il supporto. Nella mostra Canto Napoli, al Museo e Real Bosco di Capodimonte dal 10 aprile al 29 settembre 2026, Isgrò interviene per la prima volta in modo sistematico sulla canzone napoletana attraverso venticinque partiture cancellate, da O sole mio a Voce ‘e notte.
Qui non si lavora soltanto sulla parola scritta. Lo spartito contiene testo, notazione musicale, ritmo e memoria collettiva. Cancellarne alcune parti significa quindi chiedere cosa resta riconoscibile di una canzone quando il suo codice viene reso incompleto.
Il Museo di Capodimonte presenta la Cancellatura come gesto poetico e critico legato al linguaggio, alla memoria e ai processi della conoscenza. La mostra è compresa nel biglietto del museo e resta visitabile fino al 29 settembre 2026.
Come riconoscere lo stile di Isgrò
Il tratto più riconoscibile è la presenza di campiture che coprono porzioni di testo lasciando emergere parole isolate. Ma non basta vedere righe nere su una pagina per attribuire un’opera a Isgrò. Il valore del suo lavoro dipende dal rapporto tra documento di partenza, selezione, ritmo visivo e contesto.
Per un’opera sul mercato o in una collezione privata, la somiglianza stilistica non sostituisce la verifica di provenienza, documentazione e archivio. L’Archivio e sito ufficiale di Emilio Isgrò resta il riferimento naturale da consultare per il percorso dell’artista e la documentazione disponibile.
Perché Emilio Isgrò è importante
Isgrò è importante perché ha trasformato un atto normalmente associato alla perdita in un linguaggio produttivo. La sua Cancellatura non chiede soltanto cosa manca, ma chi decide cosa può essere letto, ricordato e tramandato.
Questa idea gli ha permesso di attraversare poesia, arte visiva, letteratura, teatro e performance senza ridurre il metodo a un semplice effetto grafico. Anche quando il segno è immediatamente riconoscibile, il significato cambia in base al testo che viene sottoposto alla cancellazione.
Un altro passaggio utile per leggere questa evoluzione è il progetto che nel 2024 lo ha visto protagonista alla Galleria Nazionale di Roma, raccontato nel nostro approfondimento su Emilio Isgrò e le lezioni di Cancellatura alla GNAM.
Da dove iniziare per capire una sua opera
Il modo più semplice è non partire dalle parti nere, ma dal documento. Chiediti prima che cosa era quella pagina prima dell’intervento. Poi osserva che cosa Isgrò ha lasciato visibile e quale nuova relazione nasce tra le parole superstiti.
È in quel passaggio che la Cancellatura smette di essere una copertura e diventa un dispositivo di lettura. Non elimina il testo: lo rende problematico, incompleto e quindi nuovamente visibile.