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Fabrizio De Andrè

L’Indiano di Fabrizio De Andrè: dopo 40 anni, in vinile rimasterizzato

Dall'8 ottobre è uscito, in edizione limitata, il vinile rimasterizzato de L'Indiano di Fabrizio De Andrè, album del 1981.

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Grandi novità per gli amanti e nostalgici del vinile. E’ uscita l’8 ottobre, la versione in vinile rimasterizzato dell’album L’Indiano, di Fabrizio De Andrè, all’interno della collana Legacy Vinyl Edition della Sony music. Bisogna però affrettarsi perchè è in edizione limitata!

Queste edizioni sono inoltre impreziosite di bellissimi contenuti editoriali. Una serie di libretti arricchiti di fotografie e testimonianze degli artisti e di tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dell’album: musicisti, produttori, arrangiatori, fotografi, amici, personaggi dello spettacolo, giornalisti.

L’Indiano di De Andrè compie 40 anni. Uscì nel 1981 e lo introduciamo con le parole di Giovanna Marini:

“Si può immaginare che indiani d’America e sardi si esprimano nello stesso modo? No, da un punto di vista antropologico, storico. Sicuramente però potevano avere in comune una sorta di nostalgia dei timbri, un richiamo alla terra, perduta o ritrovata, un modo per chiamare a raccolta gli altri che non è contemporaneo, affonda nelle tradizioni”. 

Fabrizio De Andrè: L’Indiano

L’album fu scritto nel 1981 in collaborazione con Massimo Bubola e fu il primo di De Andrè scritto dopo la tragica esperienza del sequestro in Sardegna, di cui il cantautore rimase vittima insieme alla compagna Dori Ghezzi. Come sottolinea Giovanna Marini nella dichiarazione da noi riportata, l’album si basa sul confronto tra due popoli che hanno in comune il fatto di essere stati colonizzati. Quello degli Indiani d’America e i Sardi.

L’album si apre con Quello che non ho, un brano che esprime il punto di vista del popolo oppresso che non possiede quello che ha il colonizzatore. Il ritmo è blues e il brano viene introdotto da suoni registrati durante un episodio di caccia al cinghiale, registrato in Gallura. Chitarra rock, armonica a bocca e le tastiere di Mark Harris sul finale, completano il tutto.

“Mio padre un falco, mia madre un pagliaio”

Questi sono i versi di Canto del servo pastore, un inno della vita a contatto con la natura. Il brano è ambientato in Sardegna e descrive la profonda comunione del protagonista con l’ambiente naturale in cui vive. Una sensazione di serenità e di dignità pervade il brano.

Una serenità interrotta dalla crudeltà del colonizzatore con Fiume Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso

Il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso

Dal punto di vista di un pastore sardo, fermo all’infanzia dell’esistenza, il racconto di questo bellissimo concept album passa al punto di vista di un bambino di una tribù di nativi americani, un villaggio di Cheyenne e Araphao, situato vicino al fiume Big Sandy Creek, più noto con il nome di Sand Creek. De Andrè afferma di aver preso spunto dal libro Memorie di un guerriero Cheyenne.

Il 29 novembre 1864 ci fu un terribile massacro di Indiani d’america durante il quale ci furono numerose vittime, soprattutto tra donne e bambini. Il brano viene introdotto da un’atmosfera notturna, cavalli imbizzarriti, spari inquietanti. L’attacco avvenne, in maniera vigliacca, durante la notte:

“Si son presi i nostri cuori

sotto una coperta scura” 

Di grande suggestione, l‘Ave Maria in dialetto sardo, cantata da Mark Harris, mentre De Andrè interviene solo nei cori.

Fabrizio De Andrè e il sequestro: Hotel Supramonte e Franziska

La canzone, molto intima e delicata, descrive il sequestro per opera dell’Anonima sarda, in cui Fabrizio De Andrè fu coinvolto con la compagna Dori Ghezzi. Il brano è eseguito con una strumentazione acustica: chitarra, violino, basso.

Massimo Bubola riadatta una sua canzone dal titolo Hotel Miramonti. Il Supramonte è un massiccio montuoso sardo, tristemente noto come nascondiglio per i latitanti dell’isola. Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi in realtà non si trovavano presso il Supramonte. Franziska è ispirata alle storie di banditi raccontate dai suoi sequestratori. Il nome di donna si riferisce alla compagna di un bandito costretta alla solitudine perchè il suo uomo è un latitante, costretto a una vita raminga.

Signora Libertà, Signorina Anarchia

Se ti tagliassero a pezzetti, scritta insieme a Massimo Bubola è una bellissima canzone in cui libertà, amore, passione, musica, sogni si fondono con la natura. Lo straordinario senso di libertà di due corpi e due anime che si incontrano lungo un fiume, si seducono attraverso il suono della chitarra e si amano sul fieno.

“Il regno dei ragni cucirebbe la pelle”

Straordinari versi che echeggiano ancora una vita libera in cui la natura gestisce i ritmi vitali, contrapposta al “Tailleur grigio fumo” che sembra imprigionare la libera e dolcemente selvaggia ragazza del fiume, in una donna vittima di ipocrite convenzioni. La canzone è stata colpita dalla censura, poichè De Andrè ha dovuto sostituire Signorina Anarchia, con Signorina Fantasia e  «Il polline di un dio, di un dio il sorriso» con  «il polline di dio, di dio il sorriso» . Il primo verso sembrava riferirsi infatti a una dimensione pagana e politeistica ed era quindi inconcepibile in Italia, con la Chiesa cattolica, fare simili riferimenti.

Massimo Bubola afferma inoltre che la canzone contiene anche un riferimento alla strage di Bologna del 1980:

«T’ho incrociata alla stazione

 che inseguivi il tuo profumo 

presa in trappola da un tailleur grigio fumo 

i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino 

camminavi fianco a fianco al tuo assassino».

Questo concept album in cui si respirano amore per le tradizioni, fusione con la natura, dolore per il terribile genocidio nei confronti degli Indiani d’America, disperata ricerca per una libertà dello spirito che passa però attraverso la morte, si conclude con Verdi pascoli, un’immagine leggera del Paradiso, secondo la visione degli Indiani d’America. Musicalmente parlando il brano comincia con la batteria e prosegue con un ritmo reggae.

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La Legacy recordings e la riscoperta del vinile

Il vinile è uno strumento che ci riporta al passato per scoprire il gusto per la lentezza e l’emozione di maneggiare un oggetto prezioso. La Legacy recordings promuove queste nuove uscite per far riscoprire ai giovani il nostro patrimonio artistico musicale e introdurre un’alternativa al digitale.

Per ulteriori informazioni consulta il sito https://www.legacyrecordings.it/

 

 

 

 

 

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