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Festività ed eventiNotizie

Festival dell’Argentario chiude con Cocciante, ma parte da Brando Giordani

Tre serate a Porto Santo Stefano hanno unito musica, televisione e memoria culturale in Piazzale dei Rioni.

Massimo 2 ore fa 6
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Tre serate e un programma costruito tra musica, giornalismo e memoria televisiva. Il Festival dell’Argentario 2026 si è svolto dal 10 al 12 luglio a Porto Santo Stefano, portando in Piazzale dei Rioni Riccardo Cocciante, Mara Venier, Alberto Matano, Giovanna Botteri e uno spettacolo dedicato all’emigrazione italiana.

Contenuti
Festival dell’Argentario 2026: cosa ha portato nelle tre serateIl Premio Brando Giordani cambia il profilo del festivalRiccardo Cocciante chiude il Festival dell’Argentario 2026

La terza edizione ha confermato la formula guidata da Gigi Marzullo, incaricato di collegare esibizioni musicali, interviste e premiazioni. Il festival, promosso dal Comune di Monte Argentario, ha cercato di trasformare uno spazio centrale del paese in un luogo di racconto pubblico, senza limitarsi alla successione di ospiti televisivi.

Festival dell’Argentario 2026: cosa ha portato nelle tre serate

Il Festival dell’Argentario 2026 ha distribuito il proprio programma su tre direzioni precise: il racconto dell’emigrazione, il riconoscimento del lavoro televisivo e la canzone d’autore. La scelta ha dato a ciascuna serata un’identità distinta, pur mantenendo Gigi Marzullo come elemento di continuità sul palco.

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L’apertura di venerdì 10 luglio è stata affidata a “Tu vuò fa’ l’americano”, spettacolo teatrale e musicale scritto da Massimo Cinque e diretto da Marcello Cirillo. Gli arrangiamenti e la direzione musicale sono stati curati dal maestro Demo Morselli, mentre Barbara De Rossi ha assunto il ruolo di voce narrante.

Il titolo riprende la celebre canzone di Renato Carosone, ma lo spettacolo allarga il discorso alla storia degli italiani partiti verso gli Stati Uniti tra l’inizio del Novecento e gli anni Sessanta. Musica e parole ricostruiscono aspirazioni, difficoltà e contraddizioni dell’American Dream osservato dalla prospettiva degli emigranti.

Questa impostazione ha introdotto nel cartellone un tema storico riconoscibile, evitando che l’apertura assumesse la forma di un semplice concerto. Il riferimento all’emigrazione italiana collega inoltre l’intrattenimento a una memoria familiare ancora presente in molte comunità, comprese quelle costiere e portuali.

Il Premio Brando Giordani cambia il profilo del festival

La principale novità dell’edizione è stata la prima assegnazione del Premio Brando Giordani, celebrato sabato 11 luglio. Il riconoscimento porta il nome del giornalista, autore, regista e dirigente Rai legato a programmi che hanno segnato la storia del servizio pubblico e del giornalismo televisivo italiano.

Brando Giordani, scomparso nel 2012, lavorò alla costruzione di formati capaci di unire informazione, costume e approfondimento. Il premio istituito all’Argentario prova quindi a conservare la memoria di una figura professionale spesso meno conosciuta dal pubblico rispetto ai programmi ai quali contribuì.

La giuria composta da Claudio Nicola, Paolo De Andreis, Martina Ilari e Gigi Marzullo ha indicato come premiati Mara Venier, Alberto Matano e Giovanna Botteri. La cerimonia è stata condotta da Marzullo insieme alla giornalista del Tg1 Valentina Bisti, con l’accompagnamento musicale di Stefano Magnanensi e della formazione legata a Domenica In.

La presenza di professionisti provenienti dall’intrattenimento e dall’informazione chiarisce l’ampiezza del premio. Venier rappresenta una lunga storia di conduzione popolare, Matano il rapporto tra cronaca e televisione generalista, Botteri il giornalismo internazionale e il lavoro dell’inviato.

L’istituzione di un premio stabile può diventare l’elemento più riconoscibile delle prossime edizioni. Per riuscirci serviranno continuità, criteri pubblici e un progressivo ampliamento delle attività, magari attraverso incontri professionali, archivi, proiezioni o momenti dedicati agli studenti interessati al giornalismo.

Riccardo Cocciante chiude il Festival dell’Argentario 2026

Riccardo cocciante

La serata finale di domenica 12 luglio ha avuto come protagonista Riccardo Cocciante. Il programma ha previsto un percorso tra canzoni centrali della sua carriera, da Bella senz’anima a Margherita, passando per Celeste nostalgia e Se stiamo insieme.

L’intervento musicale è stato affiancato dal dialogo con Gigi Marzullo, costruito per ricostruire il percorso umano e artistico del cantautore. Cocciante rappresenta un caso particolare nella musica italiana: interprete dalla vocalità immediatamente riconoscibile, autore di brani popolari e compositore legato anche al teatro musicale.

Il suo nome ha quindi permesso al festival di chiudere con un repertorio noto a generazioni diverse, ma anche di spostare il discorso dalla singola esibizione alla costruzione di una carriera. È questa alternanza tra canzone e racconto a definire la formula scelta per la manifestazione.

Il programma pubblicato dal Comune di Monte Argentario conferma che il Festival è promosso dall’amministrazione comunale e coordinato all’interno delle iniziative culturali e turistiche del territorio.

La sede di Piazzale dei Rioni, affacciata sul porto di Porto Santo Stefano, svolge una funzione concreta: concentra il pubblico nel centro abitato e collega il festival agli spazi quotidiani del paese. Per Monte Argentario, l’effetto più interessante non riguarda soltanto la visibilità estiva, ma la possibilità di costruire un appuntamento culturale riconoscibile oltre la presenza dei singoli ospiti.

Dopo tre edizioni, la questione riguarda ora la direzione futura della manifestazione. Il Premio Brando Giordani può diventare il suo tratto distintivo, mentre musica e spettacolo garantiscono attenzione nazionale. La quarta edizione chiarirà se il Festival dell’Argentario intende consolidare questo equilibrio o ampliare il programma con incontri, produzioni originali e attività distribuite anche fuori da Piazzale dei Rioni.

TAGGED:Festival dell’Argentario 2026Gigi MarzulloPorto Santo StefanoPremio Brando GiordaniRiccardo Cocciante
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