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Perché Magritte copre il volto con una mela nel Figlio dell’uomo?

Massimo 2 giorni fa Commenta! 10
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Un uomo in cappotto scuro e bombetta guarda verso di noi. Alle sue spalle ci sono il mare e un cielo coperto di nuvole. Del suo volto, però, vediamo pochissimo: una grande mela verde sembra galleggiare esattamente davanti alla faccia.

Contenuti
La mela nasconde ciò che vogliamo vedereIl vero significato del Figlio dell’uomo è il conflitto tra visibile e invisibileL’uomo con la bombetta è Magritte?Perché proprio una mela verde?La mela rappresenta il peccato originale?Il titolo non fu scelto direttamente da MagrittePerché l’uomo indossa una bombetta?Perché si chiama Il figlio dell’uomo?Un dettaglio rende il quadro ancora più inquietanteIl significato del Figlio dell’uomo in poche parole

È Il figlio dell’uomo (Le fils de l’homme), dipinto da René Magritte nel 1964 e diventato una delle immagini più riconoscibili del Surrealismo.

Ma perché Magritte mette proprio una mela davanti al volto?

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La risposta più interessante è anche quella che spesso viene trascurata: Magritte non voleva semplicemente nascondere l’identità dell’uomo. Voleva costringerci a desiderare di vedere ciò che il quadro ci impedisce di vedere.

Ed è proprio questa tensione tra visibile e nascosto il vero cuore dell’opera.

La mela nasconde ciò che vogliamo vedere

Perché magritte copre il volto con una mela nel figlio dell’uomo?

Quando osserviamo Il figlio dell’uomo, il nostro sguardo viene immediatamente attirato dalla mela. Eppure quello che realmente vorremmo guardare è ciò che si trova dietro.

Il volto.

Magritte spiegò questo meccanismo parlando proprio dell’opera. Secondo l’artista, ciò che vediamo nasconde continuamente qualcos’altro e nell’uomo nasce inevitabilmente il desiderio di scoprire ciò che rimane nascosto dietro ciò che è visibile.

La mela quindi non è semplicemente un oggetto surreale messo al centro della composizione.

È un ostacolo.

Vediamo perfettamente la mela perché non possiamo vedere perfettamente l’uomo.

Magritte trasforma così un oggetto quotidiano e innocuo in qualcosa di irritante e misterioso.

Sappiamo che dietro la mela esiste un volto. Ne intravediamo persino una parte. Proprio per questo vorremmo spostarla.

Ma il dipinto non ce lo permetterà mai.

Il vero significato del Figlio dell’uomo è il conflitto tra visibile e invisibile

Questo gioco era centrale nell’arte di René Magritte.

Il MoMA sottolinea come mele verdi, bombette, nuvole e oggetti comuni facciano parte del vocabolario visivo immediatamente riconoscibile dell’artista. Magritte prendeva elementi assolutamente normali e li collocava in situazioni capaci di renderli strani, impossibili o inquietanti.

Nel Figlio dell’uomo accade esattamente questo.

Non c’è un mostro.

Non c’è una creatura fantastica.

Ci sono un uomo, una mela, un muro, il mare e il cielo.

Eppure qualcosa non torna.

La mela galleggia davanti al volto. Un dettaglio impossibile basta a trasformare un’immagine apparentemente ordinaria in un enigma.

È uno dei meccanismi fondamentali del Surrealismo di Magritte: non inventare necessariamente un nuovo mondo, ma rendere misterioso quello che conosciamo già.

L’uomo con la bombetta è Magritte?

Perché magritte copre il volto con una mela nel figlio dell’uomo?

Sì, Il figlio dell’uomo può essere considerato uno dei rarissimi autoritratti di René Magritte, anche se la storia è più complessa di quanto sembri.

L’opera nacque da una commissione del collezionista e avvocato Harry Torczyner. Nel 1963 Torczyner propose a Magritte di realizzare un ritratto dell’artista.

Magritte non fu immediatamente convinto. In una lettera spiegò che rappresentare se stesso gli poneva un particolare problema: aveva già utilizzato la propria figura in alcuni quadri, ma creare intenzionalmente un autoritratto era un’altra cosa.

La soluzione arrivò nel 1964.

L’uomo con cappotto e bombetta diventò così una rappresentazione dello stesso Magritte, ma il suo volto venne contemporaneamente mostrato e negato. Christie’s include infatti Le fils de l’homme tra i pochissimi autoritratti dell’artista.

Ed è un dettaglio fondamentale.

Magritte riceve l’incarico di realizzare un’immagine di sé e risponde creando un’opera nella quale non possiamo realmente vederlo.

È quasi un autoritratto che rifiuta di essere un autoritratto.

Perché proprio una mela verde?

Perché magritte copre il volto con una mela nel figlio dell’uomo?

Qui bisogna distinguere ciò che sappiamo da ciò che interpretiamo.

La mela ricorre frequentemente nell’universo di Magritte e appartiene a quel gruppo di oggetti comuni che l’artista amava trasformare attraverso associazioni impreviste. Anche il MoMA la identifica fra le immagini caratteristiche del suo linguaggio.

Nel Figlio dell’uomo, soprattutto, conosciamo direttamente la funzione attribuita alla mela da Magritte: nascondere parzialmente il volto e mettere in conflitto ciò che è visibile con ciò che non possiamo vedere.

Da qui in poi cominciano invece le interpretazioni.

La mela rappresenta il peccato originale?

È una delle spiegazioni più diffuse online, ma va trattata con molta cautela.

L’associazione è comprensibile.

La mela, nella cultura occidentale, viene comunemente collegata ad Adamo ed Eva, alla tentazione e alla caduta dell’uomo. Inoltre il titolo Il figlio dell’uomo richiama inevitabilmente un’espressione presente nel Nuovo Testamento.

Mettere insieme questi due elementi ha portato molti interpreti a leggere nell’opera riferimenti religiosi.

Il problema è che Magritte non confermò questa lettura.

Anzi, la documentazione riportata da Christie’s ricorda che l’artista negò un’intenzione teologica nella scelta del titolo.

L’interpretazione biblica quindi può essere discussa, ma non dovrebbe essere presentata come “il significato vero” del quadro.

E c’è un’altra curiosità che rende ancora più fragile una lettura letterale del titolo.

Il titolo non fu scelto direttamente da Magritte

Perché magritte copre il volto con una mela nel figlio dell’uomo?

Magritte aveva l’abitudine di discutere i titoli delle proprie opere con amici e conoscenti.

Per questo quadro cercava un nome insieme allo scrittore Louis Scutenaire. Secondo la testimonianza dello stesso Magritte riportata nella documentazione dell’opera, fu Irène Scutenaire, moglie di Louis, a proporre Le fils de l’homme. Il titolo piacque e venne adottato.

Questo dettaglio cambia parecchio il modo di leggere il quadro.

È facile partire dal titolo, collegarlo alla Bibbia, vedere la mela e costruire immediatamente una spiegazione religiosa.

Ma sappiamo che l’immagine della mela davanti al volto esisteva prima del titolo.

Il titolo non è quindi necessariamente una chiave con cui Magritte ci consegna la soluzione dell’enigma.

Potrebbe essere, al contrario, un altro elemento destinato a complicarlo.

Perché l’uomo indossa una bombetta?

Anche la bombetta è uno dei simboli visivi più riconoscibili di Magritte.

Ma il pittore non la considerava necessariamente qualcosa di eccezionale. Negli anni Sessanta spiegò che proprio la sua normalità lo interessava: era un copricapo comune, che non aveva nulla di particolarmente sorprendente.

Magritte stesso vestiva in maniera piuttosto convenzionale e utilizzò ripetutamente nelle sue opere l’uomo anonimo con bombetta, trasformandolo quasi in una figura universale.

Il contrasto funziona perfettamente.

L’uomo sembra normalissimo.

L’abito è normale.

La mela è normale.

Il paesaggio è plausibile.

È il rapporto tra queste cose a essere impossibile.

Ed è lì che nasce il mistero.

Perché si chiama Il figlio dell’uomo?

Non abbiamo quindi una risposta unica.

Il titolo può suggerire associazioni religiose, filosofiche o semplicemente evocative, ma Magritte rifiutava l’idea che fosse necessario decifrare i suoi quadri come rebus dotati di una soluzione definitiva.

È probabilmente più utile partire dal problema visivo che ci presenta.

Un uomo dovrebbe avere un volto.

Il volto dovrebbe permetterci di riconoscerlo.

Magritte invece mette davanti a quell’identità qualcosa che possiamo riconoscere perfettamente: una mela.

Conosciamo l’oggetto, ma perdiamo la persona.

Ed è proprio questa contraddizione a rendere l’immagine così potente.

Un dettaglio rende il quadro ancora più inquietante

Guardando attentamente l’opera si scopre che il volto non è completamente nascosto.

Gli occhi dell’uomo sembrano affiorare ai lati della mela.

È una scelta particolarmente efficace perché Magritte avrebbe potuto cancellare completamente il viso.

Non lo fa.

Ci concede abbastanza informazioni da sapere che c’è qualcosa da vedere, ma non abbastanza da soddisfare la nostra curiosità.

È il meccanismo descritto dallo stesso artista: ciò che è visibile provoca il desiderio di raggiungere ciò che rimane nascosto.

La mela funziona quindi proprio perché non elimina completamente l’uomo.

Lo rende irraggiungibile.

Il significato del Figlio dell’uomo in poche parole

Se dovessimo rispondere direttamente alla domanda “perché Magritte copre il volto con una mela?”, la spiegazione più documentata sarebbe questa:

per creare un conflitto tra ciò che possiamo vedere e ciò che desideriamo vedere.

La mela è davanti ai nostri occhi, ma il nostro interesse è rivolto al volto che nasconde.

Il quadro ci mette quindi davanti a un paradosso semplice: vedere qualcosa significa inevitabilmente non vedere qualcos’altro.

Le interpretazioni sulla mela come simbolo del peccato originale, della conoscenza o della tentazione sono possibili letture successive, ma non vanno confuse con una spiegazione esplicitamente fornita dall’artista.

Forse è proprio questo il motivo per cui, più di sessant’anni dopo, continuiamo a guardare Il figlio dell’uomo.

Non perché non sappiamo cosa sia quella mela.

Ma perché vorremmo disperatamente vedere ciò che c’è dietro.

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