Si legge che la guerra in Iran affonda le sue radici nella svolta epocale della Rivoluzione Islamica del 1979, che trasformò il Paese da stretto alleato dell’Occidente e di Israele sotto lo Scià Mohammad Reza Pahlavi a fiero oppositore delle influenze straniere. Questo mutamento ideologico innescò decenni di guerra per procura e tensioni crescenti, alimentate dal sostegno iraniano a gruppi come Hezbollah, e dal timore israeliano e statunitense riguardo allo sviluppo di un arsenale nucleare da parte di Teheran.

Le scusanti per un attacco odierno ci sono, come la questione del petrolio, ma i diritti umani e il disastro ambientale, in questo ipotetico 2026, non sono stati considerati nella scacchiera al quale i grandi pensano di giocare. Un altro legame storico fondamentale è il trauma della guerra Iran-Iraq degli anni ’80, dal quale è stata forgiata l’identità difensiva della Repubblica Islamica e la sua determinazione a espandere l’influenza regionale per garantire la propria sicurezza.
Nel presente queste tensioni sono degenerate in un conflitto diretto di vasta portata iniziato il 28 febbraio 2026 con un’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in Iran. Gli attuali raid, descritti dal Pentagono come i più pesanti mai effettuati, mirano a neutralizzare le capacità militari e il programma nucleare iraniano in un contesto di isolamento internazionale della leadership di Teheran. La situazione odierna, segnata da minacce reciproche sullo stretto di Hormuz e sul controllo delle risorse petrolifere, rappresenta il culmine di quella rivalità nata oltre quarant’anni fa, trasformando definitivamente lo scontro sotterraneo in una guerra aperta che minaccia la stabilità dell’intero Mondo.
Guerra in Iran, continuità storica e geopolitica
L’Iran rappresenta un ponte continuo tra una civiltà millenaria (la Persia) e l’attuale Repubblica Islamica, caratterizzato da una costante ricerca di sovranità nazionale e da una posizione geopolitica strategica. La storia iraniana, dalle conquiste achemenidi fino a oggi, è entusiasmante come quella irachena e palestinese, mostrando un paese che, pur subendo influenze esterne, non è mai stato formalmente colonizzato, mantenendo una propria identità culturale.
Il nome Iran adottato ufficialmente nel 1935, deriva da aryanam shafram ossia dominio degli iranici, legato alle popolazioni indoeuropee stanziatesi nell’altopiano fin dal 1000 a.C.. Le radici achemenidi, con capitali come Persepoli (fondata da Dario il Grande nel 512 a.C.), sono pilastri della cultura nazionale.
Sia in passato che oggi, l’Iran si trova al centro di conflitti e interessi energetici mondiali, collegando l’Asia all’Europa e controllando rotte chiave. L’Iran ha una lunga storia di lotta per la sovranità, nel XIX secolo la Persia fu divisa in sfere d’influenza da Russia e Gran Bretagna, un trauma storico – come il Trattato di Turkmenchay del 1828 – ancora vivo nella memoria. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Iran fu occupato dagli alleati per garantirsi il petrolio e la ferrovia.
Il rovesciamento dello Scià Reza Pahlavi, il quale guidava un Paese in via di modernizzazione occidentale (ma con forti disuguaglianze), ha instaurato la Repubblica Islamica guidata dall’Ayatollah Khomeini. Quest’ultimo, nel 1979, ha trasformato l’Iran da alleato degli Stati Uniti (il Gendarme del Golfo durante la guerra fredda) a principale antagonista, con tensioni con USA e Israele che durano ancora oggi.
Eppure il concetto di esportazione della democrazia da parte degli USA tramite la forza è uno dei temi più controversi della politica estera statunitense degli ultimi decenni. Molti critici sostengono che questo approccio abbia spesso ignorato le complessità culturali e sociali dei paesi coinvolti e che questo modus operandi degli Stati Uniti non è diverso da alcune azioni dette terroristiche o di occupazione.
La guerra Iran-Iraq (1980-1988) ha segnato la nascita dell’attuale configurazione politica e la continua espansione dell’influenza iraniana in Siria, Iraq e Yemen. La crisi e ensioni (2026) dove il regime iraniano affronta una forte crisi economica, è sfociato a oggi in proteste sociali interne e la sfida delle sanzioni internazionali.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), con circa 210.000 uomini, controlla parti significative della politica e dell’economia, un’eredità diretta della post-rivoluzione. Nonostante le restrizioni ideologiche, la ricchezza della Persia antica rimane un punto di riferimento identitario, spesso in contrasto con la facciata oscurantista imposta dal regime, specialmente nelle lotte delle donne iraniane per la libertà. L’Iran contemporaneo è quindi il risultato del tentativo di conciliare una complessa eredità imperiale con le ideologie della rivoluzione del 1979 e le necessità di un attore geopolitico moderno.
Nelle prime ore di sabato 28 febbraio, Israele e Stati Uniti attaccavano questo patrimonio. Si chiama Ruggito del leone l’operazione militare su vasta scala che hanno scatenato sul territorio iraniano. A differenza degli attacchi del giugno scorso, mirati alle centrali nucleari iraniane, in questo caso nel mirino ci sono Teheran e diverse altre importanti città del Paese. Ma il conflitto si è allargato velocemente verso il Libano, dove martedì 3 marzo l’esercito israeliano ha dato il via a un’azione via terra.