Herbarium

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa. La mostra di Alessandra Calò

Le sue opere fanno parte di importanti collezioni e sono state esposte in prestigiose mostre e festival internazionali e dal 15 settembre, su appuntamento, sarà ospite della Maison Laviniaturra.

Herbarium. I fiori sono rimasti rosa dell’artista Alessandra Calò, accompagnata da un testo critico di Azzurra Immediato aprirà le porte ai visitatori dal 15 settembre prossimo.

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Prosegue dunque la stagione espositiva promossa e patrocinata da Maison laviniaturra, un noto atelier-salotto bolognese di fondato dalla fashion designer Lavinia Turra, con mostre di artiste donne che continuerà fino al 2023 con Valentina D’Accardi e Malena Mazza.

Ancora una volta l’arte, nelle sue diverse forme, e la moda, come espressione di alto artigianato, si fondono per dare vita ad un progetto espositivo ricco di suggestioni e fascinazioni.

L’obiettivo di tali mostre-evento infatti è quello di creare un luogo di incontro dove poter far confluire mondi diversi ma sinestetici: la stilista Lavinia Turra oltre a dar vita alle sue note collezioni prêt-à-couture crea spesso allestimenti concettuali d’immagine che ne riflettono l’ispirazione.

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Dal 15 settembre, tra le creazioni stilistiche dell’atelier, si intrecciano e mescolano le opere dell’artista Alessandra Calò con la mostra Herbarium. I fiori sono rimasti rosa, di innegabile intenso significato sociale e simbolico, una serie di diorami fotografici, frutto di un percorso condiviso con alcune persone fragili facenti parte del progetto sociale “Incontri! Arte e persone” ai Musei Civici di Reggio Emilia.

Dalle parole della stessa Alessandra Calò:

Incuriosita dalla ricca collezione custodita ed esposta nel museo, il focus è caduto su ciò̀ che non è visibile al pubblico: una serie di erbari custoditi in un vecchio armadio nella Saletta della Botanica

Nonostante il carattere scientifico che li contraddistingue (famosa è la collezione settecentesca di Filippo Re), ci siamo soffermati sullo sguardo romantico scoperto sfogliando un erbario dell’allora quattordicenne Antonio Casoli Cremona (1885) che catalogava in maniera amatoriale tutte le erbe presenti nel suo giardino e nei dintorni della città

Nel suo testo critico, che accompagna la mostra Herbarium. I Fiori sono rimasti rosa, Azzurra Immediato sottolinea come:

La ricerca che riconosce l’animo umano come abitante di questa terra, con il suo mistero esistenziale e la sua attesa immanente, è parte dell’abbecedario attuato da Alessandra Calò, nei suoi progetti artistici ed in particolare da Herbarium. I fiori sono rimasti rosa…. che sviluppandosi in una forma composita di teche, stratificazioni di supporti e scrittura, sembra perimetrare una dispersione di storie, di soggetti, di un tempo passato e di visioni in grado di porre in stretto dialogo il presente.

Il suo processo di analisi e un trascorso altero che Alessandra Calò, insieme alle sei persone che l’hanno accompagnata nei Musei Civici di Reggio Emilia, ha ricostruito in maniera simbolica, frutto di una armonia oggettivata dal raccordo tra il processo fotografico e il fine semantico iniziale. Se la sovrapposizione, invero, definisce una sorta di ‘scrittura fotografica’ attribuibile alla Calò, Herbarium, I fiori sono rimasti rosa è sublimazione di un cammino che si è mosso a partire dall’osservazione delle antiche raccolte naturalistiche sino alla realizzazione di un erbario….

Un’esperienza che ha scelto di radicarsi in una ramificazione di rarità, umane e naturali, attraverso cui, inoltre, la sperimentazione continua – legata a doppio filo con la relazione tra λόγος e τέχνη – per farsi esegesi della meraviglia dell’imponderabile, della bellezza che rimanda alla dimensione essenziale dello spirito e che fa persino del difetto, dell’imperfezione, il carattere di una plusvalenza ontologica avente luogo nell’alveo della purezza umana, laddove la verità non è una certezza bensì una pluralità di punti di vista tali da rendere veritiere talune dinamiche

 

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Proprio a partire da questa riflessione sulla natura e della sua imperfezione, Alessandra Calò insieme ai partecipanti del laboratorio hanno trasformato le erbe spontanee, le cosiddette “erbacce,  in impronte su carta fotografica grazie alla tecnica del fotogramma, la stessa tecnica usata da molti artisti delle avanguardie del secolo scorso come Man Ray.

Alessandra Calò, l’artista de Herbarium. I Fiori sono rimasti rosa, ha poi inoltre dato vita a più sovrapposizioni di immagini e simboli che rimandano al concetto di fragilità e umanità, unendo alle forme delle erbe quelle delle mani stesse dei partecipanti.

Un nuovo e innovativo modo di concepire l’immagine che racconta il gesto di cura evocato dai protagonisti delle fotografie fino ad arrivare alla simbiosi e al parallelismo con la natura e l’umanità raffigurata che la stessa artista così ha modo e piacere di descrivere:

Restando fedele al mio modus operandi ho creato sovrapposizioni dove materiali d’archivio, fotografia e processo analogico di stampa si fondono per dare vita ad un’opera

La tecnica consiste nell’esporre oggetti a contatto con l’emulsione fotosensibile, nello specifico quella utilizzata per il nostro erbario è composta da sali d’argento e di ferro, e si chiama callitipia

Ho realizzato numerosi progetti con doppie esposizioni e sovrapposizioni, ogni immagine è unica, così come è unico ciascun partecipante

Oggi si punta alla perfezione con altissime risoluzioni…io cerco di andare controcorrente e puntare al difetto, perché è lì che riconosco l’umanità. Percepisco l’essere umano propriamente il risultato di svariate sovrapposizioni

Ad accompagnare l’avventura artistica della mostra Herbarium. I fiori sono rimasti rosa, un testo critico

Nel testo critico, che accompagna la mostra, Azzurra Immediato sottolinea che:

…La ricerca che riconosce l’animo umano come abitante di questa terra, con il suo mistero esistenziale e la sua attesa immanente, è parte dell’abbecedario attuato da Alessandra Calò, nei suoi progetti artistici ed in particolare da Herbarium

I fiori sono rimasti rosa…. che sviluppandosi in una forma composita di teche, stratificazioni di supporti e scrittura, sembra perimetrare una dispersione di storie, di soggetti, di un tempo passato e di visioni in grado di porre in stretto dialogo il presente

Il suo processo di analisi e un trascorso altero che Alessandra Calò, insieme alle sei persone che l’hanno accompagnata nei Musei Civici di Reggio Emilia, ha ricostruito in maniera simbolica, frutto di una armonia oggettivata dal raccordo tra il processo fotografico e il fine semantico iniziale

Se la sovrapposizione, invero, definisce una sorta di ‘scrittura fotografica’ attribuibile alla Calò, Herbarium è sublimazione di un cammino che si è mosso a partire dall’osservazione delle antiche raccolte naturalistiche sino alla realizzazione di un erbario rayografico….

Un’esperienza che ha scelto di radicarsi in una ramificazione di rarità, umane e naturali, attraverso cui, inoltre, la sperimentazione continua – legata a doppio filo con la relazione tra λόγος e τέχνη – per farsi esegesi della meraviglia dell’imponderabile, della bellezza che rimanda alla dimensione essenziale dello spirito e che fa persino del difetto, dell’imperfezione, il carattere di una plusvalenza ontologica avente luogo nell’alveo della purezza umana, laddove la verità non è una certezza bensì una pluralità di punti di vista tali da rendere veritiere talune dinamiche

Da questo progetto e dal suo profondo e strutturato significato sociale, è nato anche un libro  dal titolo “Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” pubblicato da studiofaganel editore.

Alessandra Calò esegesi di un’artista dal cuore grande

Alessandra Calò con Herbarium. I Fiori sono rimasti rosa e più ampiamente nella sua produzione, dimostra da sempre di essere un’artista che utilizza differenti mezzi per approfondire temi legati all’identità e alla memoria.

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Momento decisamente predominante nel suo lavoro è il recupero e la contestuale reinterpretazione di materiali d’archivio attraverso i quali non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre una nuova visione della realtà.

Nel 2015 partecipa a Fotografia Europea con il progetto Fotoscopia, che entra a far parte della collezione ArtphileinFoundation.

Nel 2016 il suo progetto Secret Garden vince il Premio Combat
per l’Arte Contemporanea e successivamente realizza il suo
primo libro d’artista (2018, Danilo Montanari Editore) con
prefazione di Erik Kessels, menzione speciale al Premio
Bastianelli come miglior libro fotografico pubblicato in Italia.
Secret Garden entra a far parte della Collezione Maramotti,
Donata Pizzi, MoMA e Met Museum.

Nel 2018 partecipa al Circulation Festival  di Parigi con il progetto Kochan, ed una personale all’IIC di Madrid per la XIV Giornata del
Contemporaneo.

Nel 2022 invece la troviamo presenziare al festival Fotografia
Europea di Reggio Emilia, alla manifestazione canadese Rencontre Photo Gaspésie, quindi al Diaphane Photaumnales ed ora anche a Bologna con Herbarium. I fiori sono rimasti rosa.

Molte delle sue opere fanno da tempo parte di importanti collezioni e sono state esposte in prestigiose mostre e festival internazionali.

Herbarium. I Fiori sono rimasti rosa ti aspetta a Bologna dal 15 settembre al 31 ottobre 2022 dal martedì al sabato, dalle 17:00 alle 19:00.

Si raccomanda di telefonare al 320 9188304 perché la visita alla mostra Herbarium. I fiori sono rimasti rosa è sempre su appuntamento.

 

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Occasione unica per immergerti nel mondo di Alessandra Calò. dicci la tua nei commenti

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