Alluvione Faenza Museo Carlo Zauli
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IMMANENTE, L’arte di Faenza riplasmata dall’acqua, 2023

A cura di Matteo Zauli e Eva Degl'Innocenti e in collaborazione con Scuola Comunale di Musica "Giuseppe Sarti" e Scuola di Disegno, Arti e Mestieri "Tommaso Minardi"

IMMANENTE, L’arte di Faenza riplasmata dall’acqua è una mostra promossa da Comune di Bologna, Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica, Comune di Faenza, Settore Cultura, Turismo, Sport e Politiche Internazionali Unione della Romagna Faentina e, infine, dal Museo Carlo Zauli.

Questa mostra potrà essere visitata fino al prossimo 4 febbraio 2024 presso Collezioni Comunali d’Arte, Sala Urbana, Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, 6, Bologna.

IMMANENTE. L'arte di Faenza riplasmata dal'’acqua. Veduta di allestimento. Bologna, Collezioni Comunali d'Arte, 2023
Credit Giorgio Bianchi – Comune di Bologna

Il significato di IMMANENTE, L’arte di Faenza riplasmata dall’acqua

IMMANENTE non è una semplice mostra fine a sé stessa, anzi, racchiude in verità, un significato estremamente profondo.

Nella notte del 16 maggio 2023, lo straripamento del fiume Lamone ha travolto e coperto di fango buona parte della città di Faenza, trascinando via l’esistenza di luoghi, cose e persone. I disastri causati da questa catastrofe naturale non si contano.

Inoltre, molte sono state le istituzioni culturali gravemente toccate, tra le quali la Biblioteca Comunale Manfrediana, musei privati, le scuole comunali di musica e di disegno.

Dunque, l’installazione IMMANENTE, L’arte di Faenza riplasmata dall’acqua vuole essere un’istantanea, un fermo immagine oggettuale di un evento che, a oltre sei mesi di distanza, stenta a lasciarsi considerare memoria, condizionando ancora profondamente il presente di quel territorio. Gli strascichi lasciati sono ancora perfettamente percepibili, non solo nello stesso territorio ma proprio nei volti e nei cuori delle persone.

Gli oggetti esposti in sala

Gli oggetti che troverai nelle sale espositive raccontano una storia, un’anima, un vissuto. Nulla si trova lì per caso.

Un pianoforte, una cassa per il trasporto di opere d’arte, due sculture in ceramica, sei fotografie, dodici vasi in terracotta e svariati cataloghi d’arte sono le presenze evocative che fortemente abitano la Sala Urbana delle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna.  Quest’ultimi rappresentano le ferite del patrimonio artistico e culturale devastato: e se questi elementi li osserviamo nell’ottica giusta, ci accorgeremo che sono, in realtà, il simbolo della resilienza e della capacità di ricostruzione.

Un urlo silenzioso che fa rumore, che vuole dimostrare che, nonostante tutto, le persone non si sono date per vinte, anzi. Si sono fatte forza e, fin da subito, hanno reagito e cercato di porre le loro speranze in un futuro non troppo lontano.

 

Noi ci saremo, e tu?

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