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Kindu: l’eccidio che l’Italia ricorda attraverso la stele di Pio Manzù

La città di Kindu in Congo evoca il ricordo di un atroce eccidio perpetrato in un clima di guerra civile, ai danni di 13 aviatori italiani in missione di pace per conto dell'ONU.

Kindu
Kindu
Eri già nato quando in Congo si perpetrò il terribile eccidio? Cosa ricordi delle prime notizie che arrivarono? Lascia un commento.

Basta pronunciare la parola Kindu che immediatamente il pensiero di chi la ascolta corre al terribile eccidio che l’11 novembre 1961 vide morire 13 aviatori italiani impiegati in missione di pace in Congo.

Benché non fosse da subito chiaro l’accaduto, i cinegiornali dell’epoca veicolarono la notizia in modo accorato e l’opinione pubblica reagì con grande commozione al pensiero di quei giovanissimi morti probabilmente tra atrocità disumane, in terra straniera.

Più tardi, con l’intervento della diplomazia che sulle prime faticò a trovare i giusti interlocutori a causa dello stato di guerra civile in cui l’intero paese era piombato, si appresero più particolari legati allo svolgimento dei fatti.

Il Destino dei giovani avieri si compì a Kindu in meno di ventiquattr’ore.

La loro missione prevedeva solo uno scarico merci, la refezione e un nuovo decollo.

Per una serie di circostanze, tra le truppe ribelli, se era sparsa la voce di un imminente attacco via aria, attraverso l’impiego di paracadutisti.

I nostri aviatori furono prelevati nei locali mensa, privi di armamento individuale e condotti in carcere dove in un’ora imprecisata della notte, furono trucidati e i loro corpi fatti sparire.

Solo in seguito, attraverso indagini mirate, si scoprì che il custode del carcere, per scongiurare almeno lo scempio dei resti umani, li trasportò con un camion in un villaggio vicino e lì seppellì in una fossa comune d dove poi furono prelevati per il ritorno in patria nel mausoleo di Pisa dove riposano tutti e tredici.

Il ritrovamento diede modo di capire che oltre le sventagliate delle mitragliatrici, sui corpi, in buono stato di conservazione, non ci fu accanimento o atti di cannibalismo come in un primo momento si era pensato.

La stele di Pio Manzù ricorda i caduti di Kindu

Molti sono i monumenti sorti a ricordo di tale evento e oltre al sacrario di Pisa dove riposano i corpi dei tredici aviatori, senza dubbio il più imponente è la stele nei pressi dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino.

Completamente realizzata in travertino e in un unico blocco, la stele in ricordo dei caduti di Kindu si presenta imponente, circondata da un prato verde che la rende ancora più maestosa allo sguardo, contornata da alte palme che in qualche modo, non so quanto di proposito, rievocano luogo lontani propri di quelle foreste ai cui margini si compì l’amaro destino di quei ragazzi.

La stele commemorativa dei caduti di Kindu fu realizzata dallo scultore e car designer Pio Manzù che decise di scolpire nella pietra un intreccio di rami rampicanti a contorno dell’iscrizione impressa su una delle facciate:

“A ricordo del sacrificio dei tredici aviatori Italiani caduti a Kindu in missione di pace l’11-NOV-1961”

Mentre su una seconda facciata sono scolpiti i nomi di tutti gli avieri che persero la vita quel tragico giorno in Congo:

A bordo del C-119 India 6002 (nominativo radio “Lyra 5”)

– Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani;
– Sottotenente pilota Onorio De Luca;
– Tenente medico Paolo Remotti;
– Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani;
– Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti;
– Sergente elettromeccanico Martano Marcacci;
– Sergente marconista Francesco Paga.

 

A bordo del C-119 India 6049 (nominativo radio “Lyra 33”)

– Capitano pilota Giorgio Gonelli
– Sottotenente pilota Giulio Garbati;
– Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni;
– Sergente maggiore Nicola Stigliani;
– Sergente maggiore Armando Fabi;
– Sergente marconista Antonio Mamone

E sullo sfondo scie e scie di aerei in decollo con destinazione ogni parte del mondo, fanno da corona al monumento nella sua magnificenza estetica e all’evento che esso stesso ricorda, l’eccidio di giovani vite al servizio della pace e si annovera senz’altro per dimensioni e imponenza nella categoria dei  grandi impianti scultorei. 

Singolare l’accostamento delle giovani vite cadute a Kindu con quella dell’autore della stele a memoria, affermato designer e scultore, anch’egli perito a soli trent’anni in un incidente stradale nel pieno della gioventù e di una carriera, soprattutto in ambito industriale che lo vedeva lanciato verso scenari di sicura affermazione internazionale.

La prossima volta che prenderai un aereo dall’aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino, nelle primissime fasi di decollo, prova a rivolgere lo sguardo alla tua sinistra e se avrai il giusto colpo d’occhio potrai scorgere in lontananza il monoblocco in travertino bianco.

Senz’altro il tuo ricordo andrà agli avieri periti a Kindu ma anche all’autore dell’opera.

Destini apparentemente differenti che stavano percorrendo strade diverse, stesso epilogo ma nel ricordo dei posteri, insieme per sempre.

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