La mostra La materia dei sogni è aperta al Museo di Santa Caterina di Treviso dal 3 settembre 2026 al 15 gennaio 2027. Riunisce oltre 120 opere di 23 artisti provenienti da dieci Paesi dell’Africa subsahariana e racconta le radici dell’arte africana contemporanea attraverso pittura, scultura, fotografia e installazione.
| Titolo | La materia dei sogni. Radici dell’arte africana contemporanea |
| Date | 3 settembre 2026-15 gennaio 2027 |
| Sede | Museo di Santa Caterina, Treviso |
| Indirizzo | Piazzetta Mario Botter 1 |
| Orari | Martedì-domenica 10:00-18:00; lunedì chiuso |
| Opere | Oltre 120 |
| Artisti | 23 da 10 Paesi |

Cosa vedere nella mostra La materia dei sogni
Il percorso si concentra soprattutto sulle opere realizzate tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, una fase decisiva per l’affermazione internazionale di linguaggi artistici autonomi nati in diversi contesti africani. La mostra evita quindi di presentare l’Africa come un blocco unico e mette in evidenza autori, materiali, tradizioni e ricerche differenti.
Tra i nomi presenti ci sono Georges Lilanga, Seyni Awa Camara, Esther Mahlangu, Almighty God, Cyprien Tokoudagba, Twins Seven Seven, Paa Joe, Reinate Sadimba e Richard Onyango. Alcuni parteciparono nel 1989 alla mostra Magiciens de la Terre del Centre Pompidou, passaggio spesso citato nel dibattito sull’ingresso dell’arte extraeuropea nel sistema espositivo occidentale.
Gli artisti da riconoscere durante la visita
Esther Mahlangu è nota per aver trasformato i motivi geometrici della tradizione Ndebele in una pittura capace di dialogare con architettura, design e cultura visiva globale. Georges Lilanga ha costruito un universo popolato da figure dinamiche e narrative, mentre Seyni Awa Camara lavora con la terracotta e crea presenze scultoree dense di riferimenti alla comunità e alla maternità.
Paa Joe è legato alla tradizione ghanese delle bare figurative, oggetti che uniscono abilità artigianale, identità e rito. Twins Seven Seven è invece uno dei nomi centrali della scuola di Oshogbo in Nigeria. Questa varietà rende utile leggere la mostra per nuclei e autori, senza cercare un unico stile africano.

Perché il titolo parla di radici
La parola radici non indica un ritorno a un passato immobile. Il progetto, curato da Enrico Mascelloni, osserva come vita quotidiana, rito, memoria e trasformazione urbana siano diventati materia di una modernità costruita dall’interno. È un punto importante perché sposta lo sguardo dalla semplice influenza europea alla capacità degli artisti di definire linguaggi propri.
Il tema dialoga con questioni ancora aperte, come la provenienza delle collezioni e il modo in cui i musei europei raccontano il continente. Su Arte iCrewPlay abbiamo seguito il dibattito sulla restituzione del patrimonio africano e il progetto Black Presence agli Uffizi. La mostra di Treviso aggiunge un’altra prospettiva: non soltanto oggetti storici, ma artisti contemporanei riconoscibili per nome e ricerca.
Orari e informazioni pratiche
Il Museo di Santa Caterina si trova in Piazzetta Mario Botter 1 a Treviso. È aperto da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00 e resta chiuso il lunedì. Il riferimento per eventuali variazioni, tariffe e disponibilità è la pagina ufficiale dei Musei Civici di Treviso.
La durata della visita non è fissata dal museo. Per vedere con attenzione oltre 120 opere e distinguere i diversi gruppi di artisti è ragionevole prevedere almeno un’ora e mezza, ma questa è una stima editoriale, non un tempo ufficiale.
A chi interessa la mostra
La materia dei sogni è indicata per chi segue arte contemporanea, storia delle esposizioni, culture visive africane e rapporti tra museo e decolonizzazione. Può interessare anche chi conosce già Mahlangu o Lilanga e vuole collocarli accanto ad autori meno presenti nei percorsi italiani.
Il vantaggio della mostra è la scala del confronto: 23 artisti e dieci Paesi permettono di riconoscere differenze e legami senza ridurre il percorso a un solo nome. L’apertura prolungata fino a gennaio offre tempo per la visita, ma le prime settimane sono il momento migliore per scoprire il progetto mentre entra nel dibattito culturale della stagione.