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Lucy: un mistero custodito da tre milioni da anni

Lucy ha da sempre destato emozione per il suo inaspettato quanto importante ritrovamento nel 1974. La curiosità di avere finalmente tra le mani i resti di un Australopithecus Aferensis ha però concentrato gli studi sulla sua vita e non sulla morte.

Lucy
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Lucy, un nome decisamente moderno ed al passo con i tempi se vogliamo, per l’Australopitecus Afarensis più antico di cui siano stati mai ritrovati resti fossili.

Era il 1974 quando sulle rive del fiume Awash in Etiopia, il paleoantropologo Donald Johanson e il suo allievo Tom Gray riportarono alla luce quello che loro stessi e in quella stessa sera decisero di chiamare : Lucy.

I resti fossili dell’Australopithecus Afarensis, quasi nella loro interezza, erano stati riportati alla luce da quello che anticamente doveva essere il letto precedente del fiume.

Lucy aveva dormito in quel luogo per più di tre milioni di anni e veniva riportata in superficie da una spedizione di studiosi che narrano le testimonianze dirette, quella sera nell’accampamento non chiuse occhio per la sensazionale scoperta del ritrovamento di Lucy.

Tanto che è giunta fino a noi la voce che proprio il nome venne attribuito all’Australopithecus Afarensis quella stessa sera, durante i festeggiamenti nel campo allestito dalla spedizione e che durarono tutta la notte sulle note della canzone dei Beatles “Lucy in the Sky with daimonds”, suonata consecutivamente fino all’alba.

Lucy in Etiopia sulle rive del fiume Awash

La prima scoperta del suo genere che coinvolse l’ignara antenata in un vortice di entusiasmo a livello mondiale, attirando le attenzioni del mondo della scienza ma anche della gente comune che sulla scia della famosa canzone dei Beatles iniziò ad interessarsi a Lucy esternando simpatia per quella che i primi approfondimenti indicarono come un esemplare femmina di piccola statura.

La deduzione circa la morte di Lucy fu formulata fin da subito, facendo risalire l’evento ad un giorno qualsiasi di forti piogge che probabilmente avevano fatto aumentare la portata d’acqua e reso più pericoloso il guado che la piccola comunità di Australopithecus Afarensis era probabilmente abituata ad attraversare.

La versione certamente romanzata racconta che la piccola antenata rimasta per ultima e da sola, non ebbe la sufficiente forza per vincere la corrente tanto che scomparve tra i flutti adagiandosi sul letto del fiume dove una serie di concause naturali hanno permesso la sua conservazione e la trasformazione in fossile.

La formulazione però della teoria sulla sua morte e sui motivi soprattutto che ne furono la causa si sono rivelati nel tempo attaccabili quando a compiutezza.

Certo è che tre milioni di anni e poco più sono un periodo abissale da colmare benché i resti di Lucy abbiano colmato in un lampo tanto divario ma a tutt’oggi permane il mistero sui motivi della sua morte.

Un mistero lungo tre milioni di anni

Un approfondimento che si è avvalso delle più moderne tecnologie, ha negli ultimi anni formulato una motivazione più distaccata dalle precedenti sulla morte di Lucy e le circostanze che l’hanno causata.

Tutto riportato nero su bianco sull’autorevole rivista Nature, la nuova teoria formulata dal paleoandropologo John Kappelman dell’università di Austin in Texas che riguardo le ultime ore di vita di Lucy, sottolinea come l’ispezione sui resti fossili, indagata attraverso una tomografia computerizzata, abbia evidenziato dei forti traumi subiti prima della morte.

A provocarne la morte dunque, è stata una caduta da una ragguardevole altezza, probabilmente un albero ad alto fusto che ne ha causato una compressione toracica tale da causarne la morte.

Perché sia stato indicato proprio un albero e non un dirupo per la caduta attribuita a Lucy che ne ha causato la morte, i ricercatori fanno riferimento alle indagini effettuate per la ricostruzione dell’ambiente naturale in relazione ai fatti; arrivando a descrivere l’ambiente coevo a Lucy come ricco di vegetazione fatta soprattutto di grandi alberi.

Ma in ambito internazionale questa teoria sulla morte di Lucy ha incontrato sia favori che dissensi, quindi per adesso la sua morte rimarrà ancora per un po’ avvolta nel mistero.

Sarebbe interessante se mai fosse possibile, per un istante incrociare lo sguardo con la minuta Lucy; ne scaturirebbe un’emozione ai limiti del sopportabile.

E ammesso che riuscissimo a comprenderci reciprocamente, di certo non le chiederei come è morta ma le domanderei certamente se le piace la canzone dei Beatles Lucy in the sky with daimonds.

Lucy
Ti vedresti nei panni di un antropologo sulle tracce di antichissimi resti dei nostri antenati? Ma soprattutto, spensi saresti così fortunato come gli scopritori di Lucy? Lascia un tuo commento qui sotto !
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