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Made in Canada: l’asta Heffel celebra l’arte nazionale con record, emozioni e pioggia battente

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In una sera di pioggia a Toronto, mentre fuori il cielo minacciava tempesta e l’economia globale continuava a navigare acque incerte, l’arte canadese ha alzato la voce. Non serviva un inno, ma l’aria vibrava di orgoglio nazionale. Il 22 maggio, la Heffel Fine Art Auction House ha messo in scena un’asta interamente dedicata a talenti “made in Canada”. E il risultato? Un trionfo: 22 milioni di dollari canadesi, perfettamente in linea con le vendite di primavera e autunno degli anni precedenti.

Un palco tutto per l’arte canadese

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Niente Warhol, niente Picasso. Questa volta, la scena era tutta per Lawren Harris, Emily Carr, Tom Thomson e gli altri nomi che hanno scolpito l’identità visiva del Canada. Una scelta simbolica ma potente, ribadita dallo stesso presidente David Heffel: «È il nostro DNA culturale». E suo fratello Robert, vicepresidente, ha sottolineato: «Portare questi capolavori nelle mani giuste è un onore».

Il messaggio è chiaro: in un’epoca in cui i mercati globali corteggiano le superstar dell’arte contemporanea, il Canada guarda dentro di sé. E lo fa con una forza che sorprende anche chi, da anni, ne studia i movimenti.

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Lawren Harris e il lago d’oro

La star della serata è stato Northern Lake (1926) di Lawren Harris, leader del leggendario Group of Seven. La tela, proveniente dalla collezione del University Club of Toronto, ha raggiunto 3,1 milioni di dollari canadesi, superando la stima massima. Non un’opera qualunque: nel 1926 vinse l’oro all’Esposizione Sesquicentenario di Philadelphia e fu poi esposta a Parigi. Quasi un secolo dopo, continua a risplendere.

Franklin Carmichael: record frantumato

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Ma la vera sorpresa è stata Leaf Pattern (1922) di Franklin Carmichael, anche lui del Group of Seven. Stimato tra i 700.000 e i 900.000 dollari, ha toccato i 2,2 milioni dopo un’intensa battaglia tra collezionisti. Nuovo record d’asta. «Non l’abbiamo solo superato: l’abbiamo distrutto», ha commentato Robert Heffel.

Lismer, Jackson e Tom Thomson: tutti sopra il milione

Anche Arthur Lismer ha segnato un nuovo primato con McGregor Bay Islands (1925), venduto a 1,6 milioni, il doppio delle stime. Segue A.Y. Jackson con Night on the Skeena River (1927), battuto a 1,1 milioni, mentre tre bozzetti di Tom Thomson, incluso Autumn, Algonquin Park, hanno superato tutti il milione, nonostante le piccole dimensioni.

Emily Carr: sette opere, un solo spirito

Tra le artiste più amate del Paese, Emily Carr non poteva mancare. Con Shoreline (1936) ha toccato i 901.250 dollari, oltre le attese, mentre il disegno British Columbia Forest ha superato del doppio la stima minima. Carr è una figura che continua a parlare a chi ama le foreste del Pacifico e la pittura intensa, quasi spirituale.

L’arte indigena e moderna ha brillato con Daphne Odjig, pioniera delle Prime Nazioni, che con Awakening of Spring (1985) ha raggiunto i 133.250 dollari, nuovo record. Rita Letendre, in mostra all’Art Gallery of Ontario, ha superato ogni aspettativa: Germition e L’espace d’un moment hanno quadruplicato le stime iniziali, confermando il crescente interesse per la sua opera.

Non solo nomi noti

Tra le piacevoli sorprese: Helen McNicoll, con Happy Moments andato a 229.250 dollari, e Christopher Pratt con Private School (1987), battuto a 265.250 dollari. Paul-Émile Borduas, con la sua Composition del 1951, ha sfiorato i 631.250 dollari. Un catalogo eterogeneo ma coeso, che ha saputo restituire il mosaico dell’arte canadese tra Ottocento, modernismo e avanguardie postbelliche.

Quando l’arte diventa identità

La pioggia non ha fermato i collezionisti, e nemmeno i timori di recessione. Perché, a volte, un dipinto è più di un investimento: è un simbolo, un’emozione condivisa, un pezzo di casa. La serata “Made in Canada” ha celebrato tutto questo. E l’ha fatto con orgoglio, coraggio e – sì – un pizzico di patriottismo. Del resto, come non sentire risuonare Oh, Canada, quando la cultura sa essere così potente?

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