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Lettura: Matteo Spiazzi racconta Paradiž tra maschere e figura
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Matteo Spiazzi racconta Paradiž tra maschere e figura

Il regista italiano porta al centro il teatro senza parole, lavorando tra Italia ed Est Europa con una forte identità visiva

Massimo 2 mesi fa Commenta! 4
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Matteo Spiazzi torna al centro del dibattito teatrale con Paradiž, spettacolo che intreccia maschere, teatro di figura e lavoro artistico nell’Est Europa. L’intervista pubblicata da Krapp’s Last Post mette a fuoco un percorso poco comune nel panorama italiano: un regista e pedagogo che lavora soprattutto fuori dai confini nazionali, costruendo scene dove il corpo parla prima della parola.

Contenuti
Matteo Spiazzi e Paradiž: cosa racconta lo spettacoloTeatro di figura e maschere: perché Paradiž colpisce il pubblicoMatteo Spiazzi tra Italia ed Est Europa: una traiettoria da seguire

Matteo Spiazzi e Paradiž: cosa racconta lo spettacolo

Matteo Spiazzi

Matteo Spiazzi firma Paradiž, uno spettacolo di teatro di figura ambientato in una casa di riposo slovena. La scena usa maschere, gesti e ritmo corale per raccontare vecchiaia, solitudine, ricordi e occasioni mancate, senza affidarsi alla parola come motore principale della narrazione.

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Arrivato al Teatro Due di Parma, Paradiž è stato presentato nello Spazio Bignardi il 17 e 18 aprile, con una durata indicata di 70 minuti. La produzione è di SLG Celje, teatro sloveno con cui Spiazzi ha sviluppato un linguaggio visivo capace di muoversi tra commedia dell’arte, maschera contemporanea e teatro senza parole.

Il lavoro si inserisce in una linea teatrale che guarda al gesto come forma primaria di racconto. Non è un caso che il tema dialoghi con rassegne dedicate al rapporto tra corpo, pubblico e presenza scenica, come CON#tatto al Teatro Le Maschere, dove la relazione tra spettatore e interprete diventa parte centrale dell’esperienza.

Teatro di figura e maschere: perché Paradiž colpisce il pubblico

Il cuore di Paradiž è la maschera. In scena non serve soltanto a coprire il volto, ma a costruire un codice condiviso tra attori e pubblico. Il teatro di figura lavora proprio su questa soglia: l’interprete anima una forma e, attraverso quella forma, rende visibile un’emozione.

  • Regia: Matteo Spiazzi
  • Produzione: SLG Celje
  • Luogo italiano citato: Teatro Due di Parma
  • Date: 17 e 18 aprile
  • Durata: 70 minuti
  • Linguaggio scenico: maschere, gesto e teatro senza parole

La scelta di ambientare la storia in una casa di riposo sposta il discorso su un tema fragile: la vecchiaia come spazio di memoria, isolamento e ironia. La maschera permette di evitare il realismo più diretto e di lavorare su una dimensione universale. Il risultato è un racconto accessibile anche a pubblici diversi, perché il corpo supera il confine della lingua.

Questa attenzione alla formazione e ai linguaggi scenici contemporanei avvicina il lavoro di Spiazzi ad altri percorsi di ricerca teatrale, come quelli raccontati nel Festival inDivenire, dove giovani compagnie e nuove drammaturgie cercano strumenti diversi per leggere il presente.

Matteo Spiazzi tra Italia ed Est Europa: una traiettoria da seguire

L’aspetto più interessante dell’intervista non è solo Paradiž, ma il contesto professionale di Matteo Spiazzi. Il suo lavoro nell’Est Europa mostra quanto il teatro italiano possa crescere anche attraverso coproduzioni, pedagogia e scambio internazionale. In questo caso, la distanza geografica diventa un laboratorio concreto, non una nota biografica.

Paradiž conferma che il teatro di figura non appartiene solo all’infanzia o alla tradizione. Può affrontare temi adulti, parlare di corpi fragili e usare la maschera come strumento critico. Per il pubblico italiano resta una domanda aperta: quanto spazio siamo pronti a dare a spettacoli che rinunciano alla parola per affidarsi alla precisione del gesto?

Fonte: Krapp’s Last Post

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