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Misericordia, quando la miseria è intrisa di umanità

Lo spettacolo di Emma Dante, al Piccolo di Milano fino al 16 febbraio, visto giovedì sera per voi

Piccolo teatro Milano

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Emma Dante è una delle più talentuose registe attualmente sulla scena teatrale internazionale. I suoi spettacoli spaziano dall’opera, alla prosa, alle favole. I suoi lavori incontrano il favore del pubblico e della critica, vincendo molti premi del settore, quali, tanto per citarne alcuni: nel 2004 il premio “Gassman” come migliore regista italiana e il premio della critica (Associazione Nazionale Critici del Teatro) per la drammaturgia e la regia, mentre nel 2014 “Le sorelle Macaluso” vince il Premio Ubu per la regia e il Premio Ubu per il miglior spettacolo. Le sue “Bestie di scena” del 2017 provocano scalpore per il fatto che gli attori recitano completamente nudi, dividendo il pubblico tra chi grida al genio e chi invece rimane perplesso dall’esibizione. Ora è in scena al Piccolo di Milano con lo spettacolo Misericordia, in co-produzione tra Piccolo Teatro di Milano–Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo, curioso di sapere com’è?

 

Anna (Leonarda Saffi), Nuzza (Manuela Lo Sicco) e Bettina (Italia Carroccio) sono tre prostitute che passano le giornate sferruzzando e litigando, per poi trasformarsi e aspettare i clienti fuori dal tugurio in cui vivono. Con loro c’è Arturo, figlio della loro amica Lucia che le tre donne hanno cresciuto come se fosse loro, che ama veder passare la banda e vorrebbe suonare la grancassa. Lo spettacolo inizia con loro che sferruzzano e Arturo che preso dal ritmo ipnotico dei ferri, danza come solo lui, ragazzino ipercinetico, sa fare. Simone Zambelli, l’attore/ballerino che lo interpreta è bravissimo, con una fisicità fuori dal comune che gli permette di fare evoluzioni incredibili che sfidano la gravità. Sul palco solo quattro sedie e oggetti vari alla rinfusa, a sottolineare la miseria in cui vivono i quattro. La storia prosegue con le tre donne che dopo una furiosa litigata per un panino lasciato in frigo e ritrovato vuoto del companatico, raccontano ad Arturo la storia di sua madre Lucia, incinta di un falegname chiamato Geppetto, uomo violento che non voleva che lui nascesse. Un giorno, contravvenendo agli ordini dell’uomo che in cambio di un dolce voleva che lo lasciassero in casa da solo con la donna, le tre donne rientrano e assistono impotenti al pestaggio di Lucia, incinta di sette mesi di Arturo. La scena è molto violenta, Anna, che guardava dal buco della serratura, la descrive in tutta la sua crudezza, ogni colpo, ogni calcio, viene “sentito” dallo spettatore come se Lucia fosse sul palco ad essere martoriata, con l’unica “colpa” di aver voluto portare avanti una gravidanza non desiderata da Geppetto. Arturo nasce  settimino e con problemi, mentre sua madre muore subito dopo il parto. Saranno loro, le amiche della madre, tre donne di strada, a crescerlo come un figlio.

Lo spettacolo continua con le tre che si preparano per “lavorare“, in un crescendo di erotismo e sensualità, di corpi imperfetti che si spogliano e vendono al pubblico che le guarda, mimando atti sessuali e fellatio che lasciano ben poco spazio all’immaginazione. Poi tornano alla miseria di sempre, rivestendosi e occupandosi di quel ragazzino che stanno per mandare in convitto, con la speranza di dargli una vita migliore. Arturo è come un folletto, si muove, danza, anche nel sonno non riesce a stare fermo e loro sono lì pronte a prenderlo, afferrarlo perché non cada, in un ballo a quattro che emoziona e stupisce per la sincronia perfetta.

Arriva il mattino, Arturo deve andare, Anna, Nuzza e Bettina gli danno i propri guadagni, i suoi ricordi e quelli di sua madre, raccomandandogli di stare attento e poi si allontanano tristi. Emblematico è il momento in cui il ragazzo si volta e, lui che non proferisce parola per tutto lo spettacolo, improvvisamente chiama “mamma” e le tre si girano contemporaneamente. Arturo parte, accompagnato dalla banda che ama tanto e piano piano le luci escludono le tre donne che, dandogli la speranza di una vita migliore, tornano alla propria miseria.

Misericordia è uno spettacolo intenso, crudo e coinvolgente, recitato tutto  in dialetto siciliano (comunque comprensibile), la scenografia, come già per Bestie di scena, è scarna, praticamente vuota, ma la bravura degli interpreti sopperisce a quel vuoto, riempiendo il palco di energia. Quando le è stato chiesto perchè ha intitolato lo spettacolo Misericordia, Emma Dante ha risposto: “Nonostante la miseria in cui vivono le tre puttane, sono le sole ad avere misericordia per quel povero ragazzo. Nell’inferno quotidiano, tra loro spesso litigano furiosamente, ma sono capaci di amare: provano pietà per Arturo“.

C’è tempo fino al 16 febbraio per vederlo a Milano, Icrewer non lasciarti sfuggire l’occasione!

 

Spero che la mia recensione ti abbia suscitato emozione e curiosità nei confronti di questo spettacolo, fammi sapere se andrai a vederlo!
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