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La moda italiana sbarca a Riga con il suo inconfondibile stile per raccontare i suoi ultimi cent’anni

La moda italiana degli ultimi cento anni trasloca a Riga in Lettonia, dove l'allestimento di una intera collezione privata parlerà della storia dei più grandi sarti italiani che nel secolo scorso hanno dato lustro ad un intero settore.

Cent'anni di moda Italiana a Riga
Cent'anni di moda Italiana a Riga
Se dovessi rappresentare la Moda italiana con un solo capo d’abbigliamento, quale sceglieresti ? Dicci la tua nei commenti.

La moda italiana per qualche mese stabilisce in parte il suo quartier generale a Riga in Lettonia e lo fa per riproporre gli ultimi cento anni del il suo inconfondibile stile che tutto il mondo ha da sempre ammirato e cercato di imitare.

Da Fortuny a Versace. 100 anni di moda italiana

Il titolo dato alla mostra è di quelli che non lasciano spazio all’interpretazione, con due dei nomi più altisonanti che quella moda, ora a Riga esposta nelle teche, l’hanno ideata e creata dal nulla.

Loro come molti altri, i cui nomi rimarranno per sempre fluttuanti tra le piaghe di abiti spettacolari, votati all’immortalità.

Ed è proprio la grande sensazione di concretezza e fascino insieme, suscitati da sempre dalla moda italiana, che deve aver ispirato lo scenografo e costumista Alexandre Vassiliev convincendolo ad intraprendere la strada che lo ha portato ad essere un apprezzatissimo storico di moda e un collezionista di fama mondiale.

La sua intera collezione è arrivata  a Riga per affiancare i pezzi della mostra permanente già presenti nel Museo insieme ai quali sono stati ricostruiti gli ultimi cent’anni della moda italiana attraverso gli abiti stessi.

L’allestimento è stato organizzato all’interno del Museo della moda di Riga che già vantava una discreta collezione ma che adesso, con l’affiancamento dei pregevolissimi pezzi provenienti dalla collezione privata di Alexandre Vassiliev, ha acquistato un fascio senz’altro diverso e decisamente più rievocativo.

In un gioco da opera teatrale, gli abiti ben sistemati a rivestire i manichini che li sostengono, sembrano voler animarsi al passaggio del visitatore che rapito da tanta bellezza, sembra non accorgersene.

Crinoline, plissè, gonne a ruota e tessuti cangianti, poi ancora lane e merletti, c’è di tutto a celebrare la moda italiana degli ultimi cento anni a Riga.

Al Museo della moda di riga, fino al 20 gennaio prossimo, una retrospettiva sulla moda italiana porterà i visitatori indietro nel tempo quando il cuore pulsante del settore erano le botteghe nelle quali, sapienti mani scolpivano, cesellavano, creavano dando forme e carattere a tessuti preziosi, sete impalpabili e velluti d’altri tempi.

Alla mostra dedicata alla moda italiana, grande spazio è stato dato allo stilista spagnolo Mariano Fortuny, stabilitosi a Venezia per meglio assecondare la sua vena artistica, celeberrimo inventore del plissettato, debitamente dallo stesso brevettato e con il quale creò l’abito Delfi che ebbe un grande successo mondiale agli inizi del ‘900.

La storia della moda italiana degli ultimi cent’anni

Un racconto quello che va in scena a Riga e che racconta gli ultimi cento anni della moda italiana e dell’evoluzione del costume dai primi del ‘900 ad oggi ma non solo, con esso anche le stoffe nelle loro forme, stampe e composizione. E’ facile vedere dal vivo, accostati consecutivamente, abiti in fibre naturali e  abiti realizzati con tessuti a fibre sintetiche alle quali ora siamo ben abituati ma per i tempi in cui presero piede, rappresentarono senz’altro una mirabile innovazione.

Ecco che uno di fianco all’altro sfilano pur stando fermi i modelli di punta di stilisti quali Fortuny, Versace, Armani, Nina Ricci, Ferrè, Elsa Schiapparelli.

Tutti nomi che con la loro arte hanno caratterizzato un’epoca e dato basi solide a ciò che sarebbe venuto dopo, pur nella consapevolezza che un’Elsa Schiapparelli che nel dopoguerra vestì le donne borghesi di mezza Europa e non solo, con il suo essere artista, sarta e imprenditrice che ha fatto dei colori rosa shocking e astice i segni distintivi della sua raffinata impronta stilistica, non credo avrà un degno sostituto.

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