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Museo delle Civiltà, cosa raccontano i 150 anni?

A Roma ORIGINE e PROSPETTIVE rilegge il Museo Pigorini tra archivi, etnografia e nuove responsabilità museali.

Massimo 6 giorni fa 4
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Contenuti
Museo delle Civiltà: cosa vedere nella mostra ORIGINE e PROSPETTIVEDa Luigi Pigorini al MUCIV: perché il museo cambia prospettivaMusei italiani e futuro: cosa indica il caso MUCIV

Museo delle Civiltà celebra i 150 anni del nucleo Pigorini con ORIGINE e PROSPETTIVE, mostra aperta a Roma fino al 28 giugno 2026. Il progetto rilegge la nascita del Museo Preistorico ed Etnografico e il modo in cui una grande istituzione pubblica affronta eredità scientifiche, coloniali e sociali.

L’esposizione, allestita nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, parte dal 1876 e arriva al MUCIV attuale. Il percorso usa documenti, reperti, arredi e dispositivi storici per ricostruire il museo fondato da Luigi Pigorini, figura centrale per l’archeologia preistorica e l’etnografia in Italia.

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Museo delle Civiltà: cosa vedere nella mostra ORIGINE e PROSPETTIVE

Museo delle civiltà, cosa raccontano i 150 anni?

La mostra ORIGINE e PROSPETTIVE racconta il Museo delle Civiltà attraverso un doppio itinerario: da una parte la ricostruzione del progetto museografico ottocentesco, dall’altra il museo contemporaneo, con attenzione ad accessibilità, partecipazione delle comunità e rilettura critica delle collezioni.

Il progetto è curato da Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, sotto la supervisione generale di Andrea Viliani. La scheda ufficiale del Museo delle Civiltà indica il periodo dal 20 marzo al 28 giugno 2026 e colloca la mostra nel programma dedicato al centocinquantesimo anniversario.

Da Luigi Pigorini al MUCIV: perché il museo cambia prospettiva

Il cuore del percorso riguarda il passaggio da museo classificatorio a luogo di ricerca sulle collezioni. Le vetrine storiche, i volumi del Fondo Pigorini e i reperti archeologici ed etnografici non vengono presentati come memoria chiusa, ma come materiali da interrogare attraverso nuove domande.

Il MUCIV custodisce circa 2 milioni di reperti e documenti, un patrimonio che richiede criteri di conservazione, studio e accesso pubblico. La storia del museo si intreccia così con il dibattito sui musei contemporanei, già visibile in progetti come Dataland e il museo d’arte IA, dove cambia il rapporto tra pubblico, archivio e tecnologia.

La dimensione post coloniale è uno dei nodi più delicati. Nei musei etnografici europei, le raccolte nate tra Ottocento e Novecento vengono rilette alla luce dei rapporti di potere che ne hanno accompagnato acquisizioni, studi e narrazioni. Il caso MUCIV si inserisce in questa trasformazione, senza cancellare la storia istituzionale.

Musei italiani e futuro: cosa indica il caso MUCIV

ORIGINE e PROSPETTIVE dialoga anche con il convegno internazionale 150_100, dedicato ai 150 anni dell’istituzione e al centenario della morte di Pigorini. Il confronto scientifico chiarisce una scelta: il museo non si limita a conservare oggetti, ma produce letture pubbliche del patrimonio.

Il tema riguarda molti spazi italiani, dal dibattito sul Museo del Contemporaneo di Verona ai restauri che riattivano memorie storiche, come nel caso del Museo del Risorgimento. La domanda è la stessa: come rendere un museo utile senza ridurlo a contenitore di eventi?

Per il Museo delle Civiltà, la risposta passa da ricerca, accessibilità fisica e cognitiva, coprogettazione con le comunità e cura delle fonti. Una mostra sui 150 anni diventa così un test sul ruolo del museo pubblico: custodire il passato, ma anche spiegare quali strumenti servono per leggerlo nel presente.

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