Il Museo Mario Giansone ha aperto a Sant’Ambrogio di Torino per restituire uno spazio permanente all’opera dello scultore torinese vissuto tra il 1915 e il 1997. In sette sale dell’ex Maglificio Fratelli Bosio sono riunite 263 opere, ma una in particolare riporta Giansone dentro la cultura popolare italiana: La donna della domenica, la scultura collegata al romanzo di Fruttero e Lucentini e, indirettamente, al film di Luigi Comencini. fileciteturn0file0
Museo Mario Giansone, perché La donna della domenica torna centrale

Il collegamento nasce da una scultura realizzata nel 1956-57 in marmo rosa del Portogallo e onice. Carlo Fruttero e Franco Lucentini frequentavano lo studio di Giansone a Torino e l’opera viene indicata come l’origine del titolo del loro romanzo. Il museo permette ora di vederla all’interno del percorso complessivo dell’artista. citeturn308635search2turn809793search2
Il passaggio dalla scultura alla letteratura finì poi per coinvolgere anche il cinema. Il romanzo La donna della domenica, pubblicato nel 1972, divenne nel 1975 il film diretto da Luigi Comencini con Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset e Jean-Louis Trintignant. Alcune opere di Giansone compaiono nella casa di Anna Carla Dosio, creando un legame visivo tra il lavoro dello scultore e l’universo narrativo del film.
Quel riferimento cinematografico racconta anche la posizione raggiunta da Giansone nella Torino del secondo Novecento. Aveva partecipato alle Quadriennali di Torino e Roma, lavorato per l’Auditorium RAI e visto alcune sue opere entrare nelle raccolte della GAM e in collezioni private. La sua traiettoria, però, si è progressivamente allontanata dal racconto più conosciuto dell’arte italiana del periodo.
Dentro il Museo Mario Giansone: 263 opere in sette sale
Il museo è stato inaugurato nell’aprile 2026 negli spazi dell’ex Maglificio Fratelli Bosio, in via Sestriere 1. La Fondazione Mario Giansone indica una superficie di 750 metri quadrati, articolata in sette sale, con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, sei litografie, quattro stencil e un arazzo. citeturn308635search1turn809793search1
La varietà dei materiali chiarisce perché limitarlo alla definizione di scultore rischi di restituirne solo una parte. Nel percorso compaiono il jazz, la guerra, la tecnologia, le figure femminili e i gatti, insieme alla ricerca sulla pietra, sul marmo e sul rapporto tra pieni e vuoti. Tra i nuclei più particolari ci sono anche le cosiddette Sculture da indossare, microsculture in oro realizzate tra il 1972 e il 1980.
La nascita di una sede permanente rientra in una tendenza più ampia che vede musei e fondazioni ripensare il modo in cui raccontano autori, archivi e collezioni. È una questione già emersa nel dibattito sul Museo del Contemporaneo di Verona e, con presupposti diversi, nella riflessione sui 150 anni del Museo delle Civiltà: la sede fisica diventa parte del modo in cui un patrimonio viene ordinato, studiato e reso accessibile.
Mario Giansone oltre La donna della domenica
Il rischio, per un artista riscoperto attraverso un riferimento letterario molto noto, è che quell’episodio finisca per oscurare il resto. Nel caso di Giansone il museo permette invece di seguire una ricerca lunga decenni, dalla scultura monumentale alla grafica, fino a Opera Omnia, il grande gruppo sviluppato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta attorno al tema della nascita, dell’evoluzione e della crisi dell’umanità.
La sua tecnica partiva spesso direttamente dalla materia, senza passare da un modello definitivo in gesso. Giansone lavorava il blocco per sottrazione, secondo un’impostazione che richiamava la tradizione della scultura per via di tòrre: la forma emerge eliminando materiale, mentre il vuoto entra nella composizione con la stessa importanza dei volumi pieni.
Dopo la morte dell’artista nel 1997, un ruolo decisivo nella conservazione dell’archivio è stato svolto da Giuseppe Floridia, collezionista e presidente della Fondazione Mario Giansone, morto il 3 maggio 2026 poche settimane dopo l’apertura del museo. Il suo lavoro ha contribuito a evitare la dispersione di sculture, disegni, incisioni e documenti che ora possono essere letti come un insieme. citeturn809793search3turn809793search2
Per Sant’Ambrogio di Torino l’apertura aggiunge inoltre un presidio culturale permanente in un edificio industriale recuperato ai piedi della Sacra di San Michele. Il catalogo ufficiale della Fondazione permette già di ricostruire dati e materiali di diverse opere. La sfida, nei prossimi anni, sarà capire se il museo riuscirà a trasformare la riscoperta legata a La donna della domenica in una conoscenza più ampia di Mario Giansone e della sua posizione nell’arte italiana del Novecento. citeturn308635search2