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ono no komachi

Ono No Komachi: la poetessa immortale

La poetessa di rara bellezza che ha affascinato l'Imperatore

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Caro iCrewer, per il nostro consueto appuntamento con la rubrica di Arte Giapponese vorrei parlarti e farti conoscere Ono No Komachi, la poetessa della caducità.

Il colore dei fiori
è già svanito
e io invecchio
persa in pensieri vuoti
mentre la pioggia cade senza fine

Ono No Komachi: delicatezza e bellezza della sua poesia

ono no komachi Ono no Komachi(825 – 900) è stata una poetessa giapponese, annoverata tra i sei migliori Rokkasen, ovvero poeti di waka, nel primo periodo Heian (in totale i poeti immortali sono 36). Fu famosa presso i contemporanei anche per la sua incredibile bellezza, tanto che il nome Komachi per antonomasia è tuttora usato per indicare donne di particolare avvenenza.

La sua poesia era spesso appassionata ed erotica, e si pensava che eclissasse il lavoro della maggior parte delle sue contemporanee. Sappiamo pochissimo di questa poetessa, ma i suoi versi ci aiutano a definire un forte ritratto, tramandato dalla letteratura e dall’arte. La sua vita viene trattata alla stregua di una leggenda, facendola diventare un’icona immortale di bellezza e malinconia.

Secondo la tradizione, Ono No Komachi era nata nella zona dell’attuale prefettura di Akita, nello Honshū settentrionale. Non si conosce con certezza nemmeno il suo rango. Si dice sia stata dama di corte o concubina di un imperatore, forse l’Imperatore Ninmyō (833-850).

Leggendo le sue poesie e i suoi versi, pare che la poetessa, dopo una aver visto tantissimi pretendenti cadere ai suoi piedi, sia stata condannata ad una vecchiaia di solitudine e stenti, tormentata dalla nostalgia per il trascorso splendore e dagli spettri degli infelici, morti per averla troppo amata.

ono no komachi

Il suo destino sembra sia stato scritto nella sua più celebre poesia, ispirata dall’appuntamento disatteso di un amante distratto. La poesia, attraverso il sovrapporsi di immagini, è una vera e propria riflessione sulla vita e sulla sua caducità.

Sui ciliegi
i fiori sbiadiscono
mentre con l’anima
assente guardo la vita fuggire
sotto questa lunga pioggia.

I fatti accertati riguardanti la vita di Ono No Komachi sono pochi e nebulosi, mentre la sua poesia appassionata ha contribuito a far nascere numerose leggende e hanno ispirato molti autori drammatici del teatro Noh.

Una delle leggende più diffuse riguarda la sua relazione con Fukakusa no Shosho, un comandante della guardia imperiale di rango elevato: si narra che Komachi gli avesse promesso di divenire sua amante, se egli l’avesse visitata consecutivamente per cento notti. Fukakusa no Shosho la visitò per novantanove notti come gli era stato chiesto, ma l’ultima sera non riuscì a raggiungere la casa dell’amata; in preda allo sconforto, cadde malato e morì di lì a poco. Quando Komachi apprese la notizia, fu gettata nella più cupa disperazione.

La sua vita ha ispirato molte opere di teatro. Tra tutte spicca una celeberrima opera del teatro No, Komachi in Sekidera: in essa un prete buddista reca i propri allievi presso una donna centenaria che, si dice, possiede l’arte della vera poesia; e sarà la vegliarda a rivelarsi agli sbalorditi visitatori come la grande Komachi.

La poesia di Ono No Komachi

Ono no Komachi è la prima grande poetessa nella storia della letteratura giapponese, ed è l’unica donna citata nella prefazione giapponese del Kokinshū (la Raccolta di poesia giapponese antica e moderna), in cui è raccolta gran parte dei waka di cui è autrice e sono giunti fino a noi.

In essa, Ki no Tsurayuki descrive la sua poesia come “non priva di un’ingenuità dal sapore antico e di delicatezza“. Notevole inoltre la sua abilità nell’uso di kakekotoba, ineguagliata dai suoi contemporanei.

I temi centrali dei suoi waka sono l’amore e la passione, rivisitati nelle loro numerose sfumature. Non sono rare dunque poesie che esprimono ansia, desiderio, solitudine, rimpianto o intensa passione.

Vi lascio con una sua poesia:

Le notti d’autunno
dicono siano lunghe:
ma se le passi con l’amato,
prima che tu possa accorgertene,
l’aurora è già sorta.

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