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pastori e magi nell'arte

Adorazione dei pastori e dei magi nell’arte non canonica

L'Adorazione dei pastori e magi nell'arte vista dagli occhi degli artisti di vari secoli che hanno sfidato i canoni dell'arte

Sei un grande appassionato di Arte e Cultura? Hai sempre sognato di condividere le tue conoscenze e le tue opinioni con un vasto pubblico?

In questo articolo continueremo a parlare delle opere artistiche non convenzionali, come quelle tratte in precedenza sul tema della Natività.(vedi qui). Oggi, però, trattiamo il tema dell’Adorazione. 

Conosciamo moltissime rappresentazioni artistiche dell’Adorazione dei pastori e dell’Adorazione dei Magi, che sono però dissociate tra loro ed altre invece associate. Ma che cos’è l’Adorazione?

Pastori e magi nell'arte

L’Adorazione dal greco “latreia”, è identificata nel culto religioso come un atto di devozione divina, un riconoscimento del trascendente, una commozione indescrivibile che abbandona i sensi e lascia parlare le emozioni portando il corpo a genoflettersi o a unire le mani nell’atto di preghiera, perchè di fronte al miracolo divino.

I pastori e i magi, due gruppi di persone completamente diverse tra loro appartenenti a due scale sociali differenti, vennero accumunati da un unico evento: trovarsi davanti al vero Re.

Pastori e magi nell’arte vengono rappresentati in Adorazione, i primi in preghiera e circondati dal gregge, i secondi nel porre i loro preziosi doni, accompagnati dai loro cammelli.

Attorno all’Adorazione di pastori e magi nell’arte ruotano immagini cariche di simbolismo.

Ma cosa avvenne realmente la notte della nascita del Signore? E perchè le vicende vengono rappresentate separatamente?

Pastori e magi nell’arte

I pastori, semplici ed umili uomini, di genere rappresentati come una delle fasce più povere del popolo, p pastori e magi nell'arte roprio per sottolineare la loro umiltà, come viene raccontato nel Vangelo secondo Luca, durante la nascita del Cristo vennero avvisati dall’apparizione di un angelo del lieto evento della nascita del Pastore degli uomini, Umile tra gli umili, Salvatore degli uomini.

Tra l’altro era il periodo del censimento e molta gente si recò a Betlemme ed è per questo che Maria e Giuseppe non trovando posto alcuno, si rifugiarono in un ricovero di animali, ecco perchè molto più tardi nel IV secolo, apparvero le figure del bue e dell’asinello, semplici simbologie del popolo ebraico e pagano, anche per sottolineare l’accoglienza degli animali rispetto a quella degli uomini.

I magi, invece, hanno un’altra storia e sono citati nel Vangelo secondo Matteo. Non erano solo tre, come nell’iconografia classica, e non erano dei re. Erano dei “maghi” cioè degli studiosi sacerdoti-astrologi provenienti dalla Persia. Nonostante la loro cultura pagana, i Magi forse presi dai loro studi sull’astronomia, seguirono quella stella luminosa che apparve in cielo, la stella cometa, la quale li condusse proprio davanti al Messia.

Molto probabilmente le due vicende non avvennero contemporaneamente ma in due pastori e magi nell'arte sere diverse. Si attribuisce infatti, alla visita dei tre Re Magi che portano i doni, la festa popolana della Befana inerente all’Epifania come ultimo giorno delle festività natalizie, riportando simbolicamente alla tarda visita dei tre Re Magi avvenuta il 6 gennaio.

Pastori e magi nell’arte, sono rappresentati nell’atto dell’adorazione in diverse opere di artisti noti, c’è chi ha trattato delle due vicende in maniera separata e chi invece ha incorporato i fatti nella stessa scena rappresentando pastori e magi in adorazione contemporaneamente.  Molte di queste colpiscono per la loro non convenzionalità. Vediamone alcune.

L’Adorazione dei pastori di Charles Le Brun

Pastori e magi nell'arte

Iniziamo proprio a parlare di un’Adorazione dei pastori non canonica dipinta dal pittore francese Charles Le Brun, un olio su tela risalente al 1689 conservato al Museo del Louvre a Parigi.

In questo dipinto trionfa il virtuosismo pittorico dell’arte barocca verso il rococò. La scena viena rappresentata in una stalla e tutto è illuminato dalla luce divina che il Bambin Gesù, posto sulle ginocchia di Maria, emana. I pastori con le loro mogli e bambini, incuriositi da questa fonte di luce si apprestano a correre verso la stalla dove assistono al miracolo divino, prostandosi ai suoi piedi in adorazione.

C’è un tripudio di umili e santi, di pastori ed angeli, in adorazione i primi e in festa i secondi. La Madonna e il suo Bambino, raccolti in un tenero abbraccio, sono i più illuminati dalla luce divina che esalta il candore della loro pelle. Solo Maria riesce ad accoglierla senza lasciarsi abbagliare, San Giuseppe è ,invece, rappresentato in penombra, non si discosta dalla scena ne è parte fondamentale e presente, ma lascia spazio alla creazione divina ed immacolata. Vedi anche Natività notturna di Gerard Van Honthorst.

L’Adorazione dei magi Corrado Giaquinto

Pastori e magi nell'arte

Una delle opere del tema pastori e magi nell’arte è quella di Corrado Giaquinto del 1740-50, un olio su tela conservato nel Museo di Bevagna. Anche questo dipinto possiamo classificarlo tra le rappresentazioni non convenzionali in quanto, seppur si intravede alla sinstra di San Giuseppe un tetto di legno forse di una stalla, la scena principale con la Madonna ed il Bambino è rappresentata ai piedi di una colonna, forse simbolo di un tempio dato che in lontananza si nota addirittura la presenza di un soldato.

Il dipinto si articola su diversi piani divisi dalle scalinate. Sulla scalinata più alta troviamo la Sacra Famiglia con San Giuseppe in Adorazione, e Gesù teneramente coccolato dal tenero abbraccio di sua Madre, che lo protegge da tutte le devozioni, in quanto bambino.

Anche i Re Magi sono rappresentati in primo piano, i tre che si differiscono dal resto della folla per gli abiti regali e i doni che mostrano a Gesù, sono in adorazione. Melchiorre, il più anziano con i capelli e la barba grigia, si china ai piedi del Messia e con gesto di umiltà toglie dal suo capo la corona regale che davanti al Cristo non ha più valore.

Da notare in questa rappresentazione è la moltitudine di doni che vengono posti al Cristo, non ci sono solo mirra, oro ed incenso, ma si intravedono altri contenitori che vengono mostrati al Signore. Inoltre ai piedi di Gesù, ci sono due colombe come simbolo dello Spirito Santo.

L’Adorazione dei pastori di Tintoretto

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Tintoretto conosciuto come uno degli esponenti del colorismo veneto del Rinascimento ebbe fama con la sua impresa celebre quella della decorazione del ciclo della vita di Gesù della Sala Grande di San Rocco a Venezia. Qui appare l’Adorazione dei pastori dove l’artista si presenta con una raffigurazione del tutto diversa dall’iconografia classica, anche nella disposizione delle figure.

Nell’Adorazione dei pastori di Tintoretto il tutto appare intimo e reale. La luce è la protagonista dominante. La vicenda è stata divisa orizzontalmente in due parti. Nella scena sottostante appaiono pastori che scambiano e donano del pane e delle uova e il bue che riscalda il fienile. Si intravede anche una scala di legno che porta al piano superiore dove troviamo la scena principale della Natività con due donne in adorazione che porgono del cibo, e con un San Giuseppe pensoso.

Adorazione dei magi di Leonardo

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Tra le Adorazioni di pastori e magi nell’arte non si può che parlare dell’Adorazione dei magi di Leonardo, il genio del Rinascimento. Questo progetto commissionatogli dai monaci di San Donato a Scopeto rimase incompiuto in stato di abbozzo, sembra quasi la sinopia di un affresco. Il tema dei pastori e magi nell’arte era molto diffuso nel XV secolo ma Leonardo riuscì a cambiarne l’iconografia e anche l’impostazione della composizione.

Posizionata al centro la figura di Maria e del Bambino, i pastori e i magi sono disposti a semicerchio intorno ai soggetti principali. In lontananza lo sfondo viene diviso dalla presenza di due alberi, uno di alloro che rappresenta la vittoria della vita sulla morte e cioè la risurrezione e il secondo una palma che simboleggia la passione di Cristo. Inoltre, sempre sullo sfondo appare l’abbozzo del tempio di Gerusalemme e sulla destra dei guerrieri a cavallo, simbolo di uomini non ancora venuti a conoscenza della nascita divina.

L’adorazione dei pastori di Giorgione

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Più delicata, pulita e meno sfarzosa rispetto le precedenti è l’Adorazione dei pastori di Giorgione, un olio su tavola del 1500 custodito alla National Gallery of Arts a Washington. Il dipinto appare con una rappresentazione più riservata e piena di umiltà. L’evento si svolge in mattinata, illuminato dalla luce del sole.

La scena si divide verticalmente in due parti: a destra troviamo la grotta scura dove appaiono illuminati dalla luce solare e divina Maria, Giuseppe ed il Bambino, posto per terra su un panno e su una parte del mantello di Maria, per ricordarne l’unione, e con il capo poggiato su di un cuscino formato da della paglia, mentre, a sinistra, fuori dalla grotta, sono rappresentati in adorazione due umili pastori. In lontananza si intravede la strada percorsa dai pastori e un angioletto in festa in cielo a sinistra vicino ad un albero.

L’Adorazione dei pastori di Caravaggio

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Un altro artista noto che fece scalpore per la rappresentazione dei soggetti religiosi per aver tratto ispirazioni da modelli popolani, spesso prostitute, è proprio Caravaggio. Con la sua Adorazione dei pastori realizzata nel 1609 ed attualmente conservata al Museo Regionale di Messina, l’artista dà vita al genere della Natività povera che sarà molto utilizzato nel secolo successivo.

C’è profondo realismo nelle composizioni di Caravaggio e un ottimo gioco di luce chiaroscurale. Sfinita dal dolore del parto Maria viene rappresentata stravolta per terra, si sorregge con il braccio destro su una cassetta di legno tenendo contemporaneamente in braccio il suo Figlioletto appena nato, il quale ha lo sguardo e il viso poggiato su quello della Madre. Davanti a lei appaiono le figure di San Giuseppe e i pastori in adorazione e dietro il bue e l’asinello che riscaldano la stalla.

 

 

 

 

 

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