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pasolini fotogrammi di pittura pier paolo pasolini

‘Pier Paolo Pasolini, fotogrammi di pittura’ – dall’11 settembre in mostra a Parma

Allestita dalla Fondazione Magnani-Rocca nella Villa di Mamiano di Traversetolo

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Pier Paolo Pasolini. Regista, sceneggiatore, poeta, scrittore, drammaturgo. Tanti volti per un solo unico nome. Figura scomoda ai più. Considerato uni dei capisaldi del pensiero politico italiano dell’immediato dopoguerra.

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Pier Paolo Pasolini, fotogrammi di pittura

Per il centenario della nascita (5 marzo 1922) è stata organizzata la  mostra Pier Paolo Pasolini, fotogrammi di pittura allestita dalla Fondazione Magnani-Rocca nella Villa di Mamiano di Traversetolo (Parma) dall’11 settembre al 12 dicembre 2021.

L’obiettivo è quello di far risaltare l’apertura del regista alla narrazione fra letteratura, cinema e arti figurative, in una costante ricerca di corrispondenze che furono al centro dell’interesse intellettuale anche di Luigi Magnani, fondatore della Magnani-Rocca.

Pasolini fu egli stesso un pittore per tutta la vita. Indicava sempre i modelli pittorici come riferimenti per il proprio linguaggio cinematografico, più per stile che per iconografia, spesso costruendo le inquadrature come scene dipinte.

Un particolare rilievo verrà dato specialmente ai numerosi rimandi artistici presenti all’interno dei film di Pasolini. Il modo in cui costruisce l’immagine cinematografica risente della vocazione pittorica maturata nell’ambiente universitario bolognese, dove aveva avuto modo di frequentare i corsi (sul Romanico, Masaccio e Caravaggio) dello storico dell’arte Roberto Longhi, a sua volta cultore di cinema.

Longhi era sguainato come una spada. Parlava come nessuno parlava. Il suo silenzio era una completa novità. La sua ironia non aveva precedenti. La sua curiosità non aveva modelli. La sua eloquenza non aveva motivazioni. Per un ragazzo oppresso, umiliato dalla cultura scolastica, dal conformismo della società fascista, questa era la rivoluzione.

Il riferimento artistico si esprime mediante la messa in posa, dove  i lunghi primi piani rimarcano la solennità dei volti degli attori non professionisti e provenienti il più delle volte dalla strada; e attraverso la ricostruzione di veri e propri tableaux vivants.

Il mio gusto cinematografico, non è di origine cinematografica, ma figurativa […] E non riesco a concepire immagini, paesaggi, composizione di figura, al di fuori di questa mia iniziale passione pittorica […] Quindi quando le immagini sono in movimento, sono in movimento un po’ come se l’obbiettivo si muovesse su loro come sopra un quadro.

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Pier Paolo Pasolini, fotogrammi di pittura – rimandi artistici nei film

Saranno esposti in mostra anche i sontuosi costumi (in prestito dallo Csac di Parma) realizzati per i suoi film e indossati da attrici del calibro di Silvana Mangano. E ancora, locandine originali dei film, all’epoca considerati troppo spesso scandalosi e quasi sempre vietati ai minori di 18 anni.

Inoltre, saranno presenti rarissime foto d’epoca e la galleria fotografica delle opere d’arte che Pasolini ebbe come riferimento, in accostamento alle scene tratte dai film. In particola in  Accattone (1961) che segna il suo esordio alla regia, emerge l’influenza dello studioso e critico d’arte Roberto Longhi. Mamma Roma – la cui sequenza iniziale del banchetto nuziale ricorda l’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci.

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La ricotta (episodio tratto dal film Ro.Go.Pa.G.) in cui Pasolini narra la storia di Stracci. Il rimando pittorico è tipicamente manierista e si rifà alle due opere emblema dell’epoca: La Deposizione del Pontormo La Deposizione di Volterra di Rosso Fiorentino. I due tableaux vivants (le uniche sequenze a colori) rimarcano la distanza incolmabile tra il mondo culturale del regista e il povero Stracci.

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Pier Paolo Pasolini, La ricotta
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Pier Paolo Pasolini, La ricotta

Citiamo il film Vangelo secondo Matteo – dove tra gli artisti di riferimento per la costruzione delle immagini spicca il nome di Piero della Francesca. E ancora, Teorema, passando dal Decameron – dove in un’intera sequenza spicca l’immaginario figurativo del fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, fino ad arrivare a Salò o le 120 giornate di Sodoma.

 Secondo me c’è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt’e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi.

Eri a conoscenza dei rimandi artistici all’interno dei film di Pasolini? Andrai a visitare la mostra a Parma? Facci sapere della tua esperienza nei commenti
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