La pittura rupestre più antica attribuita con sicurezza a Homo sapiens è, oggi, uno stencil di mano nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, nel Sud-est di Sulawesi, in Indonesia. La datazione pubblicata su Nature nel gennaio 2026 indica che l’immagine ha almeno 67.800 anni. Il punto decisivo è proprio “almeno”: gli studiosi non hanno datato direttamente il pigmento, ma una sottile crosta minerale formatasi sopra la figura.
Questo dettaglio cambia il modo corretto di leggere la scoperta. Non sappiamo il giorno, il secolo o neppure il millennio esatto in cui la mano fu realizzata; sappiamo però che era già sulla parete quando si formò la calcite datata. Per questo 67.800 anni è un’età minima, non una data assoluta dell’opera.

Qual è la pittura rupestre più antica conosciuta?
Lo studio di Adhi Agus Oktaviana e colleghi, pubblicato su Nature, attribuisce allo stencil di Liang Metanduno un’età minima di 67,8 mila anni. Si tratta del più antico limite minimo dimostrato finora per arte parietale attribuibile a Homo sapiens.
La formulazione è importante. Esistono reperti simbolici molto antichi che non sono pitture rupestri e ci sono immagini europee la cui attribuzione agli esseri umani moderni o ai Neanderthal continua a essere discussa. Perciò è più corretto parlare di più antica arte rupestre attribuita con sicurezza alla nostra specie, invece di trasformare il dato in un generico “primo disegno della storia”.
Dove si trova la mano di 67.800 anni
Lo stencil è stato individuato nella grotta di Liang Metanduno, sull’isola di Muna, nell’area sud-orientale di Sulawesi. Non va confuso con i più noti siti di Maros-Pangkep, nella parte sud-occidentale dell’isola, che negli ultimi anni avevano già restituito pitture paleolitiche di età eccezionale.
Dal 2019 il gruppo di ricerca ha documentato 44 siti nel Sud-est di Sulawesi, 14 dei quali non erano stati registrati prima. Gli studiosi hanno datato 11 motivi in otto siti diversi, tra stencil di mani, figure umane e motivi geometrici. Questo allarga la geografia dell’arte preistorica indonesiana: non si tratta di una singola grotta isolata, ma di una tradizione distribuita nel territorio e protratta per decine di migliaia di anni.
Come si fa a sapere che ha almeno 67.800 anni
La datazione è stata ottenuta con una tecnica uranio-serie tramite ablazione laser. In termini semplici, i ricercatori hanno analizzato minuscoli depositi di carbonato di calcio cresciuti sopra il pigmento. Questi strati minerali contengono isotopi dell’uranio che decadono nel tempo e permettono di stimare quando la crosta si è formata.
La misura per il campione più antico ha restituito un valore di 71,6 ± 3,8 mila anni. Considerando l’incertezza, gli autori stabiliscono un limite minimo di 67.800 anni per la pittura sottostante. Se la calcite è più giovane dell’immagine, la mano deve necessariamente essere stata dipinta prima.
Questo metodo non dice quindi “la mano fu fatta esattamente 67.800 anni fa”. Dice qualcosa di più rigoroso: la mano esisteva già almeno 67.800 anni fa. È una distinzione essenziale quando si confrontano record archeologici molto antichi.
Che cosa raffigura davvero lo stencil
L’immagine conservata è piccola e incompleta, circa 14 per 10 centimetri, con parti delle dita e del palmo ancora leggibili. Uno dei dettagli più interessanti è la forma di un dito, apparentemente assottigliato. Gli studiosi considerano possibili due spiegazioni: potrebbe essere stato modificato aggiungendo pigmento oppure ottenuto muovendo la mano durante l’applicazione.
Stencil con dita intenzionalmente ristrette sono già noti a Sulawesi. Che cosa significassero, però, non è dimostrato. Interpretarli come segni rituali, identitari o simbolici è un’ipotesi archeologica, non un fatto ricavabile direttamente dalla figura.
Perché questa scoperta è importante
Il valore della scoperta non sta soltanto nel record cronologico. La presenza di arte così antica a Sulawesi rafforza l’idea che popolazioni di Homo sapiens fossero già capaci di produrre immagini e attraversare paesaggi insulari complessi molto prima di quanto suggerisse una vecchia narrazione concentrata quasi esclusivamente sulle grotte europee.
Lo studio collega inoltre il dato alle rotte che portarono esseri umani verso Sahul, l’antica massa continentale formata da Australia e Nuova Guinea quando il livello del mare era più basso. Gli autori ritengono che le evidenze di Sulawesi siano compatibili con una rotta settentrionale attraverso Wallacea. È un’interpretazione sostenuta dall’insieme dei dati, ma non significa che lo stencil identifichi direttamente gli autori né che da solo ricostruisca l’intera migrazione.
Sulawesi è più antica di Chauvet e delle grotte europee?
Per l’arte parietale attribuita a Homo sapiens, il limite minimo di Liang Metanduno precede nettamente molte celebri pitture europee. La grotta Chauvet, per esempio, conserva immagini straordinarie ma più recenti.
Il confronto con l’Europa va fatto con cautela. In Spagna è stato pubblicato un limite minimo di circa 66.700 anni per uno stencil di mano a Maltravieso, attribuito da alcuni studi ai Neanderthal. Quella attribuzione fa parte di un dibattito scientifico ancora aperto. Lo studio di Sulawesi sottolinea invece che i due stencil di Liang Metanduno, datati ad almeno 67.800 e 60.900 anni, rappresentano i più antichi limiti minimi finora riportati per arte parietale attribuibile alla nostra specie.
Pittura, stencil o “graffito”: qual è il termine corretto?
La mano di Liang Metanduno non è un graffito inciso nella roccia. È uno stencil: la mano veniva posta sulla superficie e il pigmento applicato attorno, lasciandone la sagoma negativa. La distinzione aiuta a capire anche quanto fossero varie le tecniche preistoriche, che comprendevano incisione, pittura, uso di pigmenti minerali e applicazioni a spruzzo.
Chi vuole confrontare questa tecnica con metodi successivi può partire dal nostro approfondimento sulle tecniche pittoriche nella storia: l’arte rupestre non è un linguaggio unico, ma un insieme di soluzioni sviluppate in epoche e luoghi diversi.
Cosa sappiamo realmente e cosa resta un’ipotesi
- Fatto: sopra uno stencil di mano a Liang Metanduno è stata datata una crosta di calcite che stabilisce un’età minima di 67.800 anni.
- Fatto: il sito si trova sull’isola di Muna, nel Sud-est di Sulawesi, e fa parte di un gruppo più ampio di grotte con arte rupestre.
- Attribuzione: gli autori dello studio considerano queste immagini arte parietale attribuibile a Homo sapiens.
- Interpretazione: la scoperta rafforza il modello di antiche migrazioni attraverso la rotta settentrionale di Wallacea verso Sahul.
- Ipotesi: il significato delle mani e delle dita modificate non è noto; letture rituali o identitarie non possono essere dimostrate dalla sola immagine.
La conseguenza più importante è quindi metodologica oltre che storica: la storia delle prime immagini umane non può più essere raccontata guardando soltanto all’Europa. Sulawesi mostra che una cultura visiva complessa era presente nel Sud-est asiatico almeno 67.800 anni fa, e nuove indagini potrebbero spingere ancora più indietro questo limite.