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Playlist Spotify per il Giorno della memoria

Playlist spotify per il giorno della memoria
Playlist Spotify per il giorno della memoria
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Il 27 gennaio si celebra l’importante ricorrenza del Giorno della memoria: dal 2005, quando venne proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ogni anno il 27 gennaio ricorre la Giornata Mondiale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto.

5 brani Spotify scelti per ricordare la strage dell’Olocausto

Tra i brani e i podcast condivisi online su Spotify open, c’è questa filastrocca dedicata ai bambini che spiega in parole semplici ai più piccoli un po’ di storia, da Hitler alla Shoa.

Filastrocca per il giorno della memoria, di Mimmo Mollica

https://open.spotify.com/episode/6MaU3yMuOsELKRywaDIKro?si=wLk2qNsWQKiPGo9MJ1K4og&utm_source=native-share-menu

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Su Spotify si trovano tantissimi brani audio dedicati alla strage del 27 gennaio 1945.  Un altro brano che voglio segnalare è “Canto De Ossanha” di Jonathan Kreisberg, un pezzo strumentale inserito in una delle playlist Spotify dedicate al giorno della memoria. Brano molto condiviso tra chi vuole imparare a suonare la chitarra, la melodia è delicata e struggente allo stesso tempo e ci porta col pensiero alle sofferenze di chi patì tante gravi ingiustizie.

“Canto De Ossanha” di Jonathan Kreisberg

Un’altra canzone dedicata alla Shoa (termine ebraico che indica lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda guerra mondiale, preferito al termine Olocausto in quanto non richiama, come quest’ultimo, l’idea di un sacrificio inevitabile) è “Summer Ending” di AlfaOmega.

“Summer Ending” di AlfaOmega

Il quarto brano che metterei tra i più adatti a ricordare il 27 gennaio 1945, data scelta perché in quel giorno le forze alleate, le truppe dell’Armata Rossa, entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberandolo dai tedeschi, è “Three thirteen”, solo chitarra, senza voce.

“Three thirteen” di Bjorn Meyer

Infine uno struggente assolo di pianoforte fa riflettere e immaginare allo stesso tempo un passato remoto, che però non bisogna assolutamente dimenticare. Sto parlando di:

“The first touch” di Marcin Wasilewski Trio

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