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Pompei

Furto negli scavi a Pompei: rubato chiusino dentro la domus di Sirico

tornano i furti a Pompei

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Tornano i furti negli scavi di Pompei dove il personale della Soprintendenza del Parco Archeologico ha constatato che ignoti, tra il 30 settembre e il 4 ottobre scorsi, hanno rubato un chiusino in marmo di forma circolare e del diametro di 20 centimetri che si trovava all’interno della “Domus di Sirico” (situata al Regio VII, insula 1, civico 25, ambiente 24).

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Il chiusino era posto all’interno della domus di Sirico, nella Regio VII insula 1 al civico 25, nell’ambiente numerato come 24. L’area è accessibile al pubblico e interessata recentemente da lavori di restauro.

Recentemente vi avevamo parlato di un incredibile ritrovamento, quello di una mummia che aveva dell’incredibile.

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Si perché il corpo parzialmente mummificato, è stato trovato in una tomba particolarissima con una camera per l’inumazione in un periodo in cui nella città i corpi venivano sempre incinerati.

 

Il ministro Franceschini:

“Pompei non finisce di stupire, è orgoglio per l’Italia”.

L’archeologo Alapont,

 

“Possibile che sia stato imbalsamato”

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La scoperta del corpo

Il ritrovamento è avvenuto presso la necropoli di Porta Sarno, uno degli importanti varchi di accesso alla città, a est dell’antico centro urbano di Pompei; sulla lastra marmorea posta sul frontone della tomba un’iscrizione commemorativa del proprietario Marcus Venerius Secundio, un liberto che nella vita era stato prima il custode del Tempio di Venere, un tempio molto importante perché proprio a Venere i romani avevano intitolato la città, nonché ministero degli augustali e infine, sicuramente solo dopo la liberazione, anche Augustale, ovvero membro di un collegio di sacerdoti del culto imperiale.

Un ex schiavo, quindi, che dopo il riscatto aveva raggiunto un certo agio economico, abbastanza da potersi permettere una tomba di livello in un luogo assolutamente di prestigio e poter vantare anche, da quanto si legge nell’iscrizione, di aver dato

“ludi greci e latini per la durata di quattro giorni”,

cosa che poteva assimilarlo alla classe sociale più elevata e più colta della cittadina, perché in quel periodo, nell’area del Mediterraneo la lingua greca era un po’ come oggi per noi l’inglese, molto diffusa, quindi, ma non alla portata di tutti.

I primi esami sul corpo ci dicono che la morte ha colto il nostro uomo già anziano,

” Doveva avere più di 60 anni e non aveva mai svolto lavori particolarmente pesanti”,

dice il direttore.

Ma perché farsi inumare, scegliendo per sé un rito che veniva usato in epoca molto più antica piuttosto che nel mondo greco ma non a Pompei dove, con la sola eccezione dei bambini, i cadaveri venivano cremati?

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“Ci sono ancora moltissime analisi che dobbiamo fare e tante cose speriamo di riuscire a chiarirle in laboratorio, ma è chiaro che dietro a tutte le stranezze di questa particolarissima sepoltura deve esserci stato un motivo”.

 

L’uso corrente, spiega il direttore, è che il proprietario della tomba se la disegnasse o se la facesse disegnare già diversi anni prima di morire, seguendola nei dettagli che in questo caso sono estremamente particolari.

“Si tratta di una tomba a recinto, che dietro la facciata, dipinta con una immagine tradizionale di un giardino felice, nasconde una piccola cella destinata ad accogliere il defunto.

E proprio questa camera sepolcrale è particolarissima perché risulta essere stata sigillata con estrema accuratezza, proprio come se l’intento fosse quello appunto di non fare entrare neppure un filo di aria”.

Non solo: sullo scheletro, sono stati ritrovati i resti di una sostanza che potrebbe essere in realtà asbesto, un tessuto particolare che si usava proprio per preservare i corpi o una parte di essi dalla decomposizione.

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Una delle ipotesi è quindi proprio che il corpo del liberto fosse stato volontariamente mummificato, una cosa assolutamente non comune, di cui non ci sono precedenti a Pompei.

Un’altra possibilità, è che il corpo sia stato cosparso di sostanze naturali sempre con lo scopo di preservarlo:

“saranno le analisi chimiche che faremo nelle prossime settimane a chiarirci, speriamo, questo mistero. Già così però, la tomba di Marcus Venerius Secundio è straordinaria perché in tutta Pompei non ce n’è un’altra così”.

 

In quell’epoca tutte le tombe a Pompei sono a cremazione, era quello il rituale comune, ribadisce,

“solo i bambini piccolissimi, in pratica i neonati venivano inumati perché la legge romana proibiva di cremare i corpi di bimbi ancora senza denti”.

 

Altri misteri nella tomba

Ma i misteri non si esauriscono qui: nel recinto della tomba, alle spalle della cella sigillata nella quale era adagiato il corpo di Secundio, sono state trovate due urne, una delle quali in vetro, appartiene ad una donna chiamata Novia Amabilis, forse la moglie del defunto, ipotizzano gli archeologi, per la quale si sarebbe usato un rito più propriamente pompeiano.

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Ma perché alla signora sarebbe stato riservato un trattamento diverso?

Il professore allarga le braccia:

“Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerta da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture , ai resti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco archeologico di Pompei hanno fatto in questo progetto”.

Studi, analisi e nuove ricerche potranno insomma far luce su questo mistero e nello stesso tempo aggiungere tanti altri preziosi tasselli alla storia della città.

Pompei non smete mai di sorprendeerci e questa nuova scoperta non è da meno, sei d’accordo?
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vasco

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