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Pompei bottega street food

Pompei: uno scavo rivela una bottega di street food

La bottega di street food emersa dagli scavi di Pompei ci regala notizie straordinarie

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A Pompei proseguono gli scavi nonostante il lockdown, svelando un Thermopolium quasi intatto.

Si tratta di una bottega alimentare o tavola calda con annesso smercio di cibo da strada o street food.

Pompei bottega street food

La straordinaria scoperta a Pompei, un Termopolio: bottega alimentare e street food con affreschi e cibo nelle pentole

La tragedia avvenuta a Pompei nel 79 d.C. ci regala una dettagliata fotografia del giorno dell’eruzione grazie al recente ritrovamento.

Il Termopolio, bottega alimentare o tavola calda è composto da un bancone ad elle riccamente e vivacemente affrescato: un gallo, una coppia di anatre appese per le zampe ed un cane al guinzaglio. Si può anche notare un graffito con un insulto omofobo.

Le straordinarie decorazioni del bancone della bottega di street food a Pompei si sommano a quelle del pavimento, composto da intarsi di marmi policromi.

All’interno delle pentole in coccio si sono trovati i resti delle prelibate pietanze pronte per allietare i palati: lumache, capretto ed una paella con carne e pesce, che testimonia l’utilizzo di uccelli, pesci, mammiferi nella stessa pietanza.

Rinvenuto anche del vino corretto con le fave per sbiancarlo e correggerne il sapore, conservato in un contenitore provvisto di una tegola sul fondo per separare il liquido dai legumi, evitando anche di mescere le fave assieme al vino.

La bottega di street food di Pompei comprende un piano superiore ed un retrobottega in cui si trova un uomo sdraiato, dell’età di cinquant’anni, presumibilmente deceduto durante la prima fase dell’eruzione, schiacciato dal crollo del soffitto.

Sono state ritrovate anche le ossa di un secondo uomo all’interno di un grande vaso, probabilmente occultate da precedenti scavatori forse nel 1600. Si presume che si tratti di un ladro oppure un fuggiasco perché ha in mano il coperchio di una pentola, come se la avesse appena aperta per prenderne il contenuto.

È stato ritrovato anche lo scheletro di un cane vicino al bancone, particolare interessante poiché il cane, pur essendo adulto, è di piccole dimensioni. Questo porta a pensare che già a quell’epoca si praticasse la selezione delle razze da compagnia.

Il Termopolio era già stato individuato nel 2019, grazie all’impronta lasciata sulla cenere da uno dei portoni in legno ed era stato ritrovato il balcone al primo piano, oltre ad una prima parte del bancone decorato a tema mitologico con una Nereide che cavalca un ippocampo dai colori dell’arcobaleno, affacciato su una delle piazze più frequentate di Pompei.

Pompei bottega street food

La bottega si trova nella Regio V, tra il vicolo dei Balconi e la casa delle Nozze d’Argento, uno dei luoghi più vivaci della città.

Queste notizie, rivelate durante una prima indagine in loco, sono solo le prime di una lunga serie e verranno rivelate durante il corso delle successive indagini approfondite.

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, commenta la straordinaria scoperta: “Si lavora al consolidamento e al restauro della struttura, riposizioneremo anche il balcone”. 

Si prevede di aprire le visite al Termopolio per Pasqua, lockdown permettendo, riaprendo al pubblico anche il cantiere della casa delle Nozze d’Argento, allestendo un percorso unico.

Osanna, che passerà il testimone al suo successore tra qualche mese, dichiara: “In un momento così è bello pensare ad un regalo per i nostri visitatori”. 

Questa piccola bottega di street food è un ulteriore pezzo del puzzle che serve per ricostruire le abitudini degli abitanti di Pompei prima del tragico epilogo, un luogo ricco di informazioni sulle abitudini giornaliere della popolazione.

Il cibo di strada è nella nostra storia, unisce l’Italia tutta, è un linguaggio comune col quale si superano le barriere culturali e linguistiche e forse, proprio per questo motivo, l’ultima scoperta avvenuta a Pompei ci entusiasma e ci tocca il cuore, perché ci aiuta a capire che le vite coinvolte in quella catastrofe sono di persone come noi.

 

 

 

 

 

 

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