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Lettura: Pudicizia della Cappella Sansevero: significato del velo e simboli
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Pudicizia della Cappella Sansevero: significato del velo e simboli

Sembra coperta da un velo vero, ma è tutto marmo: la Pudicizia nasconde una storia di morte, memoria, sapienza e simboli che vanno molto oltre il virtuosismo di Corradini.

Massimo 5 ore fa Commenta! 13
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Una donna avvolta da un velo di marmo quasi trasparente, una lapide spezzata, una ghirlanda di rose e un bassorilievo che rappresenta l’incontro tra Cristo e Maria Maddalena.

Contenuti
Qual è il significato della Pudicizia?Chi è la donna rappresentata nella Pudicizia?Cosa significa la lapide spezzata?Perché la Pudicizia è coperta da un velo?Il velo della Pudicizia è realmente di marmo?Cosa significano le rose?Pudicizia e Iside: qual è il legame?La Pudicizia contiene simboli massonici?Cosa rappresenta il bassorilievo del Noli me tangere?Chi ha scolpito la Pudicizia?Pudicizia e Cristo Velato: quale venne prima?Pudicizia, Disinganno e Cristo Velato: perché sono collegati?Perché la Pudicizia è importante?

Nella Pudicizia di Antonio Corradini, conservata nella Cappella Sansevero di Napoli, praticamente nulla è decorativo.

La scultura fu realizzata nel 1752 e dedicata da Raimondo di Sangro alla madre Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, morta quando il futuro principe non aveva ancora compiuto un anno. Il Museo Cappella Sansevero la considera, insieme al Cristo Velato e al Disinganno, una delle tre opere artisticamente più importanti dell’intero complesso.

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Ma cosa significa davvero la Pudicizia? E perché quella donna è completamente avvolta da un velo?

Qual è il significato della Pudicizia?

La Pudicizia rappresenta innanzitutto la memoria della madre di Raimondo di Sangro, Cecilia Gaetani.

La donna morì il 26 dicembre 1710, quando Raimondo era ancora un bambino di pochi mesi. Decenni dopo, nel trasformare la cappella di famiglia in uno straordinario progetto artistico e simbolico, il principe volle dedicarle una delle statue più importanti.

Antonio Corradini non realizzò però un semplice ritratto funebre.

La figura femminile diventa una allegoria della virtù, della purezza e della sapienza, inserita nel complesso percorso simbolico progettato per la Cappella Sansevero.

È proprio questa sovrapposizione tra una vicenda personale e un significato universale a rendere la scultura così interessante.

La Pudicizia è allo stesso tempo una madre perduta, una virtù e una figura legata alla conoscenza.

Chi è la donna rappresentata nella Pudicizia?

La statua è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro.

Non bisogna però immaginare la scultura come un ritratto realistico della nobildonna.

Raimondo aveva perso la madre quando non aveva ancora un anno e la figura realizzata da Corradini assume soprattutto un valore ideale.

Cecilia diventa così la personificazione di una virtù.

Il Museo Cappella Sansevero sottolinea infatti che il monumento fu dedicato dal principe alla memoria della sua “incomparabile madre”.

La morte prematura della donna ritorna anche attraverso uno dei dettagli più facili da non notare osservando la scultura.

Cosa significa la lapide spezzata?

Accanto alla figura compare una lapide spezzata.

È uno dei simboli più immediatamente collegati alla storia personale di Cecilia Gaetani.

La frattura richiama infatti una vita interrotta troppo presto, proprio come quella della madre di Raimondo di Sangro.

Non siamo quindi davanti a un elemento puramente ornamentale.

La lapide spezzata trasforma la perdita personale del principe in un’immagine comprensibile anche senza conoscere la sua biografia: qualcosa che avrebbe dovuto continuare è stato improvvisamente interrotto.

La Pudicizia diventa così anche un monumento alla maternità perduta e alla memoria.

Perché la Pudicizia è coperta da un velo?

Il velo è naturalmente l’elemento che attira maggiormente lo sguardo.

Corradini scolpisce una figura femminile completamente coperta da una superficie sottilissima che sembra aderire alla pelle e lascia intravedere il volto e le forme del corpo.

Eppure è tutto marmo.

La Pudicizia velata rappresenta il punto più alto di una ricerca che Antonio Corradini aveva sviluppato in numerose opere precedenti dedicate proprio alle figure coperte da veli.

Il risultato è apparentemente contraddittorio.

Il velo dovrebbe nascondere.

Qui invece rende la figura ancora più visibile.

Il marmo assume l’aspetto di una stoffa sottile, quasi bagnata, creando una delle illusioni tecniche più celebri della scultura settecentesca.

Ed è impossibile non pensare a ciò che, appena un anno dopo, accadrà con il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino.

Nel nostro approfondimento sul significato e i simboli del Cristo Velato abbiamo visto come anche in quell’opera il marmo sembri trasformarsi in tessuto.

Le due sculture sono diverse, ma il dialogo visivo è evidente.

Il velo della Pudicizia è realmente di marmo?

Sì. Anche il velo della Pudicizia è scolpito nel marmo.

Non esiste quindi un vero tessuto incorporato nella statua.

L’effetto di trasparenza nasce esclusivamente dalla lavorazione della pietra da parte di Corradini.

È importante chiarirlo perché la Cappella Sansevero è da secoli circondata da racconti legati all’alchimia e ai presunti esperimenti di Raimondo di Sangro.

Lo stesso è accaduto al Cristo Velato, sul quale si diffuse la leggenda che un vero tessuto fosse stato trasformato in pietra.

Nel caso della Pudicizia, invece, siamo davanti alla tecnica di Antonio Corradini, artista che aveva fatto della figura velata uno dei soggetti distintivi della propria carriera.

Il mistero, quindi, non è nella materia.

È nella capacità dello scultore di far sembrare leggero ciò che sappiamo essere pesante.

Cosa significano le rose?

Una ghirlanda di rose avvolge la figura all’altezza della vita.

Anche questo particolare contribuisce alla costruzione allegorica dell’opera.

La rosa può essere collegata tradizionalmente a idee di bellezza, purezza e dimensione spirituale, ma nel caso della Cappella Sansevero è opportuno evitare interpretazioni troppo categoriche quando non sono direttamente documentate.

È uno dei criteri più importanti per leggere il complesso voluto da Raimondo di Sangro.

La Cappella presenta effettivamente numerosi simboli e riferimenti iniziatici, ma questo non significa che ogni elemento debba nascondere necessariamente un codice segreto.

Il valore della Pudicizia è già evidente nella combinazione fra memoria familiare, virtù e ricerca della conoscenza.

Pudicizia e Iside: qual è il legame?

Pudicizia della cappella sansevero: significato del velo e simboli

Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera riguarda il possibile riferimento alla dea egizia Iside.

La figura velata è stata interpretata come un richiamo alla Iside velata, immagine legata simbolicamente alla natura, alla sapienza e a una verità che non viene immediatamente rivelata.

Questa lettura assume particolare importanza all’interno della Cappella Sansevero, dove il programma iconografico costruito da Raimondo di Sangro contiene riferimenti alla conoscenza e al percorso iniziatico. Anche la ricostruzione del complesso proposta dal Museo riconosce una dimensione simbolica che va oltre il semplice monumento funebre.

Ma qui è necessaria una distinzione.

Dire che la Pudicizia richiama iconograficamente Iside è diverso dal sostenere che la statua nasconda un preciso messaggio esoterico decifrabile in ogni dettaglio.

La prima è un’interpretazione storico-artistica consolidata.

La seconda richiede molta più prudenza.

La Pudicizia contiene simboli massonici?

Il rapporto fra Raimondo di Sangro e la Massoneria è documentato, e l’intera Cappella è stata spesso interpretata anche alla luce della cultura iniziatica settecentesca.

Questo rende inevitabile chiedersi se la Pudicizia faccia parte dello stesso linguaggio.

Probabilmente sì, almeno nel senso generale del percorso dalla conoscenza nascosta alla conoscenza rivelata.

Il velo può allora assumere un significato ulteriore: la verità esiste, ma deve essere progressivamente scoperta.

È un’idea che dialoga bene con ciò che abbiamo visto nel Disinganno, dove un uomo tenta di liberarsi dalla rete del peccato e dell’errore grazie all’intervento dell’intelletto.

Le due statue sono poste idealmente in relazione anche perché commemorano i genitori di Raimondo:

  • Pudicizia, dedicata alla madre Cecilia;
  • Disinganno, dedicato al padre Antonio.

Una celebra una figura perduta quasi prima di essere conosciuta.

L’altra racconta un uomo che, dopo una vita disordinata, trova infine la propria liberazione.

Cosa rappresenta il bassorilievo del Noli me tangere?

Pudicizia della cappella sansevero: significato del velo e simboli

Sotto la Pudicizia compare un bassorilievo dedicato al Noli me tangere, episodio evangelico nel quale Cristo risorto appare a Maria Maddalena.

Anche questa scelta non è casuale.

Il soggetto introduce uno dei temi più importanti dell’intera Cappella: il superamento della morte.

Cecilia Gaetani è morta prematuramente, ma il monumento dedicato alla sua memoria non parla soltanto della fine della vita.

Il riferimento alla Risurrezione apre infatti alla possibilità di una dimensione ulteriore.

È un tema che ritorna in diverse parti della Cappella Sansevero e contribuisce a legare la Pudicizia al grande progetto iconografico del principe.

La lapide spezzata parla quindi della morte.

Il bassorilievo suggerisce qualcosa che viene dopo la morte.

Chi ha scolpito la Pudicizia?

L’autore della Pudicizia è Antonio Corradini, scultore veneziano nato nel 1688.

Corradini aveva lavorato in diverse corti europee ed era diventato celebre proprio per la sua capacità di rappresentare figure velate.

Arrivato a Napoli, collaborò con Raimondo di Sangro al progetto della Cappella Sansevero.

La Pudicizia fu realizzata nel 1752, lo stesso anno della morte dello scultore.

Questo particolare rende l’opera ancora più significativa.

Corradini aveva infatti contribuito anche alla progettazione di altre sculture della Cappella, ma non riuscì a vedere completato l’intero programma.

Dopo la sua morte, il lavoro proseguì con altri artisti.

Fra questi c’era Giuseppe Sanmartino, al quale sarebbe stato affidato il Cristo Velato.

Pudicizia e Cristo Velato: quale venne prima?

Pudicizia della cappella sansevero: significato del velo e simboli

La Pudicizia venne realizzata prima del Cristo Velato.

Corradini completò l’opera nel 1752.

Il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino venne invece realizzato nel 1753.

Questo ordine cronologico è particolarmente interessante perché Corradini aveva già portato a un livello straordinario la tecnica del velo marmoreo quando Sanmartino affrontò il proprio Cristo.

La Cappella permette quindi di vedere quasi consecutivamente due interpretazioni differenti dello stesso grande problema scultoreo: trasformare la pietra in qualcosa che sembra trasparente.

Nella Pudicizia il velo segue le forme di una donna viva e idealizzata.

Nel Cristo Velato aderisce invece al corpo senza vita di Cristo.

Il procedimento visivo è simile.

L’effetto emotivo è completamente diverso.

Pudicizia, Disinganno e Cristo Velato: perché sono collegati?

Le tre opere vengono considerate dal Museo Cappella Sansevero la terna d’eccellenza artistica della Cappella.

Ma il collegamento non è soltanto qualitativo.

Ognuna affronta, in maniera differente, il rapporto fra apparenza e verità.

Nella Pudicizia il velo nasconde e contemporaneamente rivela.

Nel Disinganno una rete rappresenta ciò che impedisce all’uomo di vedere chiaramente.

Nel Cristo Velato un sudario rende ancora più evidente il corpo che dovrebbe coprire.

Tre opere diversissime sembrano quindi porre la stessa domanda:

quanto possiamo fidarci di quello che vediamo?

È forse uno dei motivi per cui la Cappella Sansevero continua a generare interpretazioni, leggende e racconti quasi tre secoli dopo la sua realizzazione.

Perché la Pudicizia è importante?

È facile rimanere affascinati soltanto dal velo.

Ma la Pudicizia funziona proprio perché il virtuosismo tecnico non è separato dal significato.

Il marmo sembra trasformarsi in stoffa.

La stoffa nasconde una donna.

La donna ricorda una madre morta prematuramente.

E quella figura privata viene trasformata in un’allegoria della virtù, della conoscenza e della memoria.

Non serve immaginare formule alchemiche o messaggi segreti per rendere la Pudicizia misteriosa.

Il risultato ottenuto da Corradini è già abbastanza sorprendente: prendere una delle materie più dure utilizzate nella scultura e convincere chi la osserva che davanti ai suoi occhi esista un velo sottilissimo.

Per approfondire direttamente l’opera puoi consultare la scheda ufficiale della Pudicizia del Museo Cappella Sansevero.

E proprio osservando la Pudicizia, il Cristo Velato e il Disinganno uno dopo l’altro si comprende forse la vera forza della Cappella Sansevero: non sono semplicemente tre capolavori nello stesso luogo. Sono tre modi diversi di usare il marmo per raccontare ciò che normalmente non possiamo vedere.

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