A Pyrgi, nel santuario etrusco vicino a Santa Severa, gli archeologi della Sapienza hanno riportato alla luce un nuovo frammento di antefissa in terracotta con il volto della dea Uni. Il reperto è emerso nell’area del Tempio B, lo stesso edificio sacro dedicato alla divinità alla fine del VI secolo a.C. È proprio questo legame tra immagine, luogo del ritrovamento e antiche iscrizioni a rendere la scoperta molto più significativa di un semplice frammento decorativo.
La notizia è stata resa pubblica durante la campagna di scavo 2026 e ripresa il 19 settembre da Arkeonews, che attribuisce l’annuncio al progetto di Etruscologia della Sapienza. Il punto decisivo è che il volto è stato rinvenuto proprio nel settore del santuario che le celebri lamine d’oro collegano a Uni, assimilata alla fenicia Astarte.
Che cosa hanno trovato gli archeologi a Pyrgi
Il reperto è un frammento di antefissa, cioè uno degli elementi in terracotta collocati lungo il bordo dei tetti degli edifici antichi. Le antefisse avevano una funzione architettonica e decorativa e potevano raffigurare volti umani, divinità o figure simboliche.
In questo caso il frammento conserva parte di un volto femminile identificato con Uni, una delle principali divinità del pantheon etrusco, spesso avvicinata alla Giunone romana e alla Hera greca. Non è la prima raffigurazione femminile proveniente dal Tempio B, ma il nuovo ritrovamento aggiunge un elemento direttamente legato alla decorazione del santuario.

Perché il luogo del ritrovamento rende la scoperta speciale
Il dettaglio che cambia la lettura del reperto è il contesto. Il frammento proviene dall’area del Tempio B di Pyrgi, datato alla fine del VI secolo a.C. e legato al culto di Uni. Non siamo quindi davanti a un volto trovato in un’area generica del sito, ma a un’immagine della dea riemersa nello spazio sacro che le era stato consacrato.
La connessione è documentata dalle lamine d’oro di Pyrgi, tre sottili lastre iscritte scoperte nel 1964. Due testi sono in etrusco e uno in fenicio. Le iscrizioni ricordano una dedica compiuta da Thefarie Velianas, figura politica di Caere, e mettono in relazione Uni con Astarte.
È questa sovrapposizione tra archeologia, religione e scrittura a rendere Pyrgi eccezionale. Per approfondire il contesto delle lamine e degli altri capolavori etruschi è utile la nostra guida al Museo Etrusco di Villa Giulia, dove gli originali sono conservati.
Chi era Uni per gli Etruschi
Uni era una delle divinità più importanti della religione etrusca. Faceva parte della triade divina insieme a Tinia e Menrva e, nel confronto con il mondo romano, viene generalmente associata a Giunone. A Pyrgi il suo culto assume però anche una dimensione mediterranea, perché le iscrizioni bilingui mettono in rapporto Uni con la dea fenicia Astarte.
Questo non significa che le due divinità fossero semplicemente identiche. Il santuario mostra piuttosto quanto il porto di Caere fosse inserito in una rete di scambi commerciali, politici e religiosi che collegava Etruschi, Fenici e altri popoli del Mediterraneo.

Pyrgi era molto più di un santuario sul mare
Pyrgi era uno dei porti principali di Caere, l’attuale Cerveteri, e uno dei luoghi in cui la potenza economica etrusca si affacciava direttamente sul Tirreno. La Sapienza ricorda che porto e santuario ebbero un ruolo centrale negli equilibri del Mediterraneo antico e che gli scavi continuano a chiarire l’organizzazione dell’abitato, delle aree sacre e delle strutture portuali.
Il nuovo volto di Uni va quindi letto dentro una storia molto più grande. Un piccolo frammento di terracotta può aiutare a ricostruire come appariva il tetto del Tempio B, quali immagini accompagnavano il culto e in che modo la comunità rappresentava la divinità che proteggeva il santuario.
Il legame con Villa Giulia e la Tomba François
La scoperta rafforza anche un cluster archeologico che in queste settimane è particolarmente attivo. A Villa Giulia sono esposti stabilmente dal 2026 gli affreschi della Tomba François, mentre le lamine di Pyrgi permettono di leggere un altro aspetto della civiltà etrusca: non il mondo funerario, ma il rapporto tra religione, potere e traffici mediterranei.
Il dato più affascinante resta la coincidenza archeologica: dopo oltre 2.500 anni, il volto attribuito a Uni è riemerso proprio nell’area del tempio che le fonti epigrafiche collegano alla dea. Non cambia da solo ciò che sappiamo sugli Etruschi, ma aggiunge un nuovo pezzo concreto alla ricostruzione di uno dei loro santuari più importanti.