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Raffaele De Bartolomeis e la scuola di pensiero dell’ “Olè”

"Regalatevi una risata": L'arte di coltivare la leggerezza

Ole una risata lunga 30 anni di Raffaele De Bartolomeis
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Olè: una risata lunga 30 anni scritto e diretto da Raffaele De Bartolomeis in scena al Teatro Petrolini a Roma il 14 e il 15 dicembre

Siete alla ricerca del sano divertimento? Fatevi contagiare dalla risata dell’artista Raffaele De Bartolomeis in scena al Teatro Petrolini il 14 e il 15 dicembre con Olè, una risata lunga 30 anni,  spettacolo di cui è regista, attore, autore. Il poliedrico  attore salernitano festeggia con il pubblico 30 anni di una carriera ricca di esperienze e di incontri e vissuta all’insegna della leggerezza, muovendosi con disinvoltura dall’animazione nei villaggi turistici, al Teatro, alla conduzione di spettacoli, radio, fiction e un importante esordio come imitatore con Gigi Sabani a Stasera mi butto. Scopriamo insieme la sua carriera e il suo spettacolo.

Olè, “un inno alla vita”, “un grido liberatorio”, “una risata lunga 30 anni”. Ma in questo Olè che rappresenta la tua sostanza quanto c’è di Raffaele uomo e quanto di Raffaele artista?

Le due figure si fondono. Lo spettacolo è qualcosa che ho sempre sentito mio. Già quando ero bambino all’età di 7 e 8 anni organizzavo le recite di fine anno nell’aula Magna. Raffaele uomo e Raffaele artista sono cresciuti insieme, i due aspetti sono intimamente connessi. Io ho da sempre coltivato la leggerezza, quindi quel distacco necessario dalla realtà che mi permette di guardarla da fuori. Mi proietto sempre avanti anche nel momento di difficoltà guardo al di là della siepe , mi dico : “Passerà!” come se la meta fosse sempre a un metro da me. Anche se il sole non lo vedo so che sta là e arriverà. In Olè c’è tutto di me, come affermi tu, “la mia sostanza”, la mia essenza, la mia identità, la mia storia e il mio percorso. Questa caratteristica di coltivare la leggerezza nella vita la forgi e più soffri e più ti fortifichi, quindi il far divertire e trasmetterlo agli altri diventa un’esigenza interiore . Stare in teatro è come fare una terapia di gruppo, in quell’ora pubblico e attori si aiutano reciprocamente trasmettendosi energia positiva.

Tra le diverse esperienze, presentatore, villaggi turistici, attore, autore, regista, cabaret, quale di queste esperienze è per te significativa?

Un po’ tutte. Sono tasselli di uno stesso mosaico. Se tu fai un puzzle e ti manca un pezzo si vede che il lavoro è incompiuto.  Ad esempio l’animazione nei villaggi è importante ti da’ istintività, contatto col pubblico, improvvisazione. Basta uno starnuto di uno spettatore o una “risata ad antifurto” che ci costruisci sopra una serata. Tutto è servito, dalla radio, ai programmi televisivi, alle feste di piazza, il teatro, i locali, io ho lavorato anche al Circo; ho iniziato come presentatore e come imitatore, all’epoca con Sabani , Stasera mi butto in RAI . Tutto ciò mi è servito ed è stato una grande palestra e consiglio a tutti di rodarsi in vari settori e in varie discipline, perchè con i tempi che corrono è bene essere elastici.

Cabaret e Avanspettacolo. Cosa dovrebbero prendere in prestito le persone che si avvicinano al mestiere dell’attore dai grandi del’avanspettacolo e quali sono stati i tuoi modelli?

Il Cabaret è un genere particolare, molti attori che non fanno cabaret non sono degli intrattenitori. Un conto è recitare un ruolo comico in una commedia, altra cosa è fare il comico e il cabarettista. I tempi comici sono fondamentali, nessuna accademia te li potrà mai insegnare, o li hai o non li hai, poi si studia e si affina e subentra la tecnica. Un attore drammatico raramente è  anche un attore comico, mentre l’attore comico spesso è un bravo attore drammatico. E’ fondamentale essere onesti con se stessi e capire se si hanno o meno i tempi comici. Una delle esperienze più belle qua a Roma è stata  Aria Condizionata per due mesi a Teatro. Una grande scuderia, non soltanto di attori comici, ma musicisti, burlesque, ventriloqui. Noi facevamo i casting, chi aveva il numero pronto veniva inserito nella serata, si andava due ore prima in teatro, si faceva un briefing e si andava in scena. Molti artisti si conoscevano la sera stessa e nasceva un work in progress in maniera molto istintiva, goliardica. Quando c’era un numero in scena, chi stava dietro le quinte pensava a creare e improvvisare gag e siparietti comici. Tutto ciò al pubblico arrivava. Ci divertivamo noi e si divertiva il pubblico.

Per quanto riguarda invece il varietà , punti di riferimento importanti sono Totò, Nino Taranto, Vittorio Marsiglia, l’ultimo macchiettista vivente. In Olè facciamo anche un recupero della memoria storica e rendiamo omaggio a questi grandi artisti. I giovani di oggi conoscono i personaggi dei reality, ma non conoscono queste grandi icone.

Un buon motivo per guardare il tuo spettacolo?

In un momento storico come questo, io penso che una sana risata sia già una prima grande terapia. Regalatevi una risata e regalatela a Natale. Regaliamo tante cose stupide tipo il pigiamino o il maglioncino con i rombi che poi “Rombi..rombi…..hanno rotto un po’ l’anima”, regalatevi una serata di divertimento e allegria, non può far che bene, non ci sono effetti collaterali. E’ uno spettacolo dove il pubblico è protagonista perchè c’è un dialogo diretto e continuo, gli spettatori vengono coinvolti in balli, sketch, salgono in scena, una simbiosi tra chi sta sulla scena e chi sta in platea, più che uno spettacolo è una festa, un momento di incontro e di evasione. Regalatevi una bella risata , le difese immunitarie aumentano e non vi ammalate, non vi vengono raffreddori e influenze. Rafforziamo le difese immunitarie!

Un aneddoto divertente legato alla preparazione di questo spettacolo o alla tua carriera?

In uno spettacolo di varietà di qualche anno fa, la sera del debutto in prima fila c’è un signore, io mi rivolgo a lui durante una macchietta, lo stimolo, gli do’ le battute, lui mi risponde a tono, sembrava una cosa combinata, ma non era così. Il signore si presenta nelle sere successive, viene anche a cena con noi, pensavamo che fosse amico di qualcuno, ma non era amico di nessuno e una mattina (credo alla quinta replica) mi chiamano dal teatro mi dicono : “Qua c’è un signore che vuole parlare con te che sei il capocomico,  ha detto che ormai fa parte dello spettacolo e vuole essere pagato.” E quindi sono stato costretto a spiegargli che lui era solo uno spettatore e che se dovessimo pagare tutti gli spettatori che vengono a vedere lo spettacolo e che coinvolgiamo dovremmo fare i rapinatori come primo mestiere (ride). Lui ci ha mandato a quel paese perchè si era convinto di far parte  della compagnia. Poi si è scoperto che in realtà veniva in teatro e si metteva in prima fila per guardare le gambe delle ballerine. Noi ci abbiamo riso, ma se ci pensiamo è una cosa folle.

In una mia commedia Scusate l’anticipo, c’è un’attrice che interpreta la maga e ogni sera da’ dei numeri. Una spettatrice li ha giocati sul serio, mi ha telefonato due giorni dopo lo spettacolo per dirmi che aveva vinto duecento euro. Questa è una cosa bellissima, è follia nella follia è finzione che diventa realtà.

Progetti futuri?

Olè è uno spettacolo che riprenderò.

Diverse serate anche a Capodanno.

A Gennaio il Varietà Roma Teatri vicino Rebibbia, sempre uno spettacolo di varietà al teatro Le Sedie, zona Labaro, a maggio al Teatro Tirso de Molina andremo in scena con Professione Separata, una commedia scritta da Salvatore Scirè. Il teatro Tirso De Molina ha un cartellone ricco e bellissimo, pieno di artisti nazionali. Stiamo già pensando alla prossima stagione, quella che partirà a settembre prossimo. Commedia teatrale, varietà, cabaret sono i generi che di solito frequento. E speriamo che vada bene anche Olè e che a fine serata possiamo dire tutti “Olè”!

 

Raffaele De Bartolomeis
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