Le ossa dipinte davanti a Lazzaro potrebbero non essere soltanto un dettaglio realistico del sepolcro. Una recente lettura accolta dal Museo Regionale Accascina le collega ai presunti resti dei martiri di San Placido, ritrovati a Messina proprio negli anni in cui Caravaggio lavorava in città. Ma il collegamento resta un’ipotesi, non una certezza documentata.
Nella Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio alcune ossa sono sparse in primo piano, proprio davanti al corpo che sta tornando alla vita. La mano sinistra di Cristo sembra addirittura indicarle.
Perché sono lì?
La spiegazione più immediata è naturalistica: la scena si svolge presso un sepolcro e le ossa rafforzano la presenza fisica della morte. Esiste però una seconda interpretazione, oggi riportata anche dalla scheda ufficiale del Museo Regionale Accascina di Messina: quelle ossa potrebbero richiamare il ritrovamento, avvenuto a Messina tra il 1608 e il 1609, di resti che all’epoca furono considerati appartenenti a San Placido e ai suoi compagni martiri.
Caravaggio si trovava proprio a Messina.
Questo rende il collegamento affascinante, ma non dimostra che il pittore abbia inserito le ossa con questa intenzione.
Resurrezione di Lazzaro: cosa sappiamo dell’opera

La Resurrezione di Lazzaro fu dipinta da Michelangelo Merisi da Caravaggio nel 1609, durante la fase siciliana della sua fuga da Malta.
Il dipinto è un enorme olio su tela di 380 × 275 centimetri, oggi conservato nella Sala Caravaggio del Museo Regionale Accascina di Messina.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Autore | Michelangelo Merisi da Caravaggio |
| Titolo | Resurrezione di Lazzaro |
| Data | 1609 |
| Tecnica | Olio su tela |
| Dimensioni | 380 × 275 cm |
| Committente | Giovan Battista de’ Lazzari |
| Provenienza | Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Pisani dei Padri Crociferi |
| Collocazione attuale | Museo Regionale Accascina, Messina |
| Consegna documentata | 10 giugno 1609 |
Il committente era Giovan Battista de’ Lazzari, mercante di origini genovesi. Il rapporto tra il suo cognome e il soggetto evangelico è talmente evidente che il Museo considera molto probabile che la scelta della resurrezione di Lazzaro sia stata suggerita dallo stesso Caravaggio.
Il dipinto appartiene agli ultimi anni del pittore, quando le sue composizioni diventano più spoglie, scure e drammatiche. È una fase molto diversa da quella delle grandi commissioni romane. Per confrontarla con il periodo precedente può essere utile il nostro itinerario dedicato alle opere di Caravaggio ancora visibili gratuitamente nelle chiese di Roma.
Perché Caravaggio dipinge delle ossa davanti a Lazzaro?
Le ossa hanno prima di tutto una funzione perfettamente coerente con la scena.
Lazzaro è morto da quattro giorni. Il miracolo raccontato nel Vangelo di Giovanni non avviene in uno spazio astratto, ma dentro un ambiente dominato dalla morte.
Caravaggio non nasconde questa dimensione.
Il corpo di Lazzaro è pesante, viene sostenuto dagli uomini che lo circondano e appare ancora sospeso tra morte e ritorno alla vita. Ai suoi piedi rimangono frammenti ossei appartenenti ad altri morti.
La resurrezione avviene quindi letteralmente sopra i resti della morte.
Ma le ossa potrebbero avere anche una seconda funzione.
Ed è qui che entra in gioco la storia di Messina.
L’ipotesi delle ossa di San Placido
Secondo la ricostruzione riportata dal Museo Accascina, tra il 1608 e il 1609, durante lavori nella chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Malta, furono rinvenuti alcuni resti umani.
All’epoca quei resti vennero interpretati come le reliquie di San Placido e dei suoi compagni martiri.
Alla scoperta furono associate anche presunte guarigioni miracolose che ebbero una forte risonanza nella città.
È un dettaglio cronologico fondamentale: Caravaggio arrivò in Sicilia nel 1608 e si trovava a Messina proprio mentre la vicenda delle reliquie attirava l’attenzione della popolazione.
Da qui nasce l’ipotesi.
Le ossa che vediamo nella Resurrezione di Lazzaro potrebbero alludere non soltanto genericamente a un sepolcro, ma a qualcosa che i messinesi del 1609 conoscevano e stavano discutendo.
Se così fosse, Caravaggio avrebbe collegato il miracolo evangelico del ritorno alla vita a una vicenda religiosa contemporanea alla realizzazione dell’opera.
È una possibilità molto suggestiva.
Non è però una certezza.
Cosa sappiamo e cosa rimane un’ipotesi

Su questo punto è facile trasformare una lettura iconografica in una presunta “rivelazione”. Le fonti non permettono di farlo.
| Elemento | Stato |
|---|---|
| Le ossa compaiono in primo piano nel dipinto | Certo |
| La mano sinistra di Cristo è orientata verso le ossa | Certo |
| Resti attribuiti all’epoca a San Placido e ai suoi compagni furono rinvenuti a Messina | Riportato nella ricostruzione storica del Museo |
| Caravaggio era a Messina nello stesso periodo | Certo |
| Il pittore conoscesse quella vicenda | Plausibile, ma non documentato direttamente |
| Le ossa del quadro rappresentino intenzionalmente quelle di San Placido | Ipotesi interpretativa |
| I resti rinvenuti appartenessero realmente ai martiri | Non dimostrato |
Quest’ultimo punto è particolarmente importante.
La stessa scheda museale precisa che l’area in cui avvenne il ritrovamento venne successivamente riconosciuta come pertinente a una necropoli romana.
Non possiamo quindi partire dall’idea che le ossa fossero certamente quelle dei martiri e poi utilizzare questa certezza inesistente per interpretare il quadro.
La cosa storicamente interessante è un’altra: nella Messina del 1608-1609 quei resti furono percepiti come reliquie e generarono una forte esperienza religiosa collettiva.
È quella percezione contemporanea a Caravaggio che potrebbe essere entrata nel dipinto.
Perché Cristo sembra indicare proprio le ossa?
Nel quadro Cristo è sulla sinistra e rimane quasi completamente immerso nell’ombra.
Il suo gesto è essenziale.
Con la destra provoca il ritorno alla vita di Lazzaro, mentre la composizione conduce lo sguardo verso il corpo disteso e verso gli elementi presenti a terra.
Il Museo sottolinea esplicitamente il particolare delle ossa in primo piano indicate dalla mano sinistra di Cristo.
Se fossero soltanto materiale scenografico, rimarrebbero comunque perfettamente coerenti con l’ambientazione funeraria.
Se invece accettiamo come possibilità la lettura legata a San Placido, quel gesto assume un secondo livello: morte, reliquia e resurrezione finiscono all’interno dello stesso spazio visivo.
Caravaggio non avrebbe avuto bisogno di spiegare il riferimento.
Per un osservatore messinese del 1609, una distesa di ossa associata a una resurrezione poteva assumere una forza molto diversa da quella percepita oggi.
Perché Lazzaro ha le braccia aperte come una croce?
C’è un altro dettaglio della Resurrezione di Lazzaro che può essere collegato alla destinazione originaria del quadro.
Lazzaro apre le braccia in una posizione quasi perfettamente trasversale.
La posa può naturalmente dipendere dalla necessità di mostrare il corpo che torna improvvisamente alla vita, ma il Museo segnala anche una possibile interpretazione simbolica.
Il dipinto era destinato alla chiesa dei Padri Crociferi, religiosi impegnati nell’assistenza a malati e moribondi.
I Crociferi portavano sulla veste una croce.
La posizione delle braccia di Lazzaro potrebbe quindi richiamare quella forma e costituire un’allusione ai destinatari dell’opera.
Anche qui è necessaria la stessa cautela utilizzata per le ossa: è un possibile riferimento iconografico, non un significato provato da un documento di Caravaggio.
Perché la Resurrezione di Lazzaro è così scura?

L’impressione di oscurità è una delle caratteristiche più evidenti del quadro.
Gran parte della tela è occupata da uno spazio quasi vuoto e bruno. Le figure emergono attraverso improvvise zone di luce, senza che l’ambiente venga descritto minuziosamente.
Questa maniera appartiene alla fase tarda di Caravaggio.
La National Gallery di Londra, analizzando un altro dipinto dell’ultimo Caravaggio, sottolinea come nelle opere mature il pittore utilizzi una gamma cromatica più ridotta, pennellate più libere e il fondo scuro lasciato visibile in alcune parti della composizione.
Nella Resurrezione questa economia visiva diventa parte del racconto.
La luce non serve semplicemente a rendere leggibili i personaggi.
È ciò verso cui i personaggi reagiscono.
Lazzaro sta tornando alla vita, mentre alcune figure guardano verso la luce proveniente da sinistra. Il miracolo non viene rappresentato attraverso effetti spettacolari, ma attraverso corpi che emergono dall’oscurità.
Sul rapporto tra Caravaggio e la Sicilia esiste inoltre un filo più ampio, sviluppato anche nel nostro approfondimento sulla Sicilia di Caravaggio e sull’influenza lasciata dal pittore nell’isola.
Caravaggio si è ritratto nel quadro?
È possibile.
Tra le figure illuminate compare un uomo di profilo con le mani giunte, rivolto verso la fonte luminosa.
Il Museo Accascina lo indica come un possibile autoritratto di Caravaggio.
Anche in questo caso la parola decisiva è “possibile”.
L’identificazione è stata proposta dalla critica, ma non abbiamo una firma o un documento che permetta di trattarla come un dato certo.
È comunque un dettaglio significativo perché Caravaggio si trovava negli anni più difficili della propria vita.
Dopo la fuga da Roma, Napoli e Malta, la Sicilia rappresenta un’altra tappa di un percorso segnato dalla necessità continua di spostarsi.
Inserire il proprio volto fra coloro che assistono a un ritorno dalla morte sarebbe suggestivo, ma il significato psicologico rimane nel campo dell’interpretazione.
Caravaggio fece disseppellire un cadavere per dipingere Lazzaro?
È una delle storie più famose legate al dipinto.
Secondo Francesco Susinno, storiografo messinese del XVIII secolo, Caravaggio avrebbe fatto disseppellire un cadavere e costretto alcuni modelli a sostenerlo mentre dipingeva, minacciandoli perfino con un pugnale.
È un racconto perfettamente costruito intorno alla fama del Caravaggio violento e ossessionato dal realismo.
Ma Susinno scrive molti decenni dopo la morte del pittore.
Non esiste una conferma documentaria contemporanea che dimostri che l’episodio sia accaduto.
Per questo va considerato come una tradizione biografica, non come la spiegazione certa del modo in cui Caravaggio realizzò il dipinto.
La storia merita un approfondimento autonomo proprio perché mostra quanto sia difficile separare il Caravaggio storico dal personaggio costruito nei secoli successivi.
Le nuove analisi MA-XRF possono chiarire qualcosa?
Il 21 agosto 2026 il Museo Regionale Accascina ha comunicato la conclusione di nuove indagini diagnostiche non invasive sulla Resurrezione di Lazzaro.
Il dipinto è stato sottoposto dal laboratorio LANDIS, con il contributo scientifico del CNR, a scansioni MA-XRF ad alta risoluzione realizzate mediante un braccio robotico.
La Macro X-Ray Fluorescence permette di analizzare la distribuzione degli elementi chimici presenti sulla superficie e negli strati pittorici e di produrre mappe utili allo studio dei materiali e della tecnica dell’artista.
Secondo il CNR ISPC, l’elaborazione potrà aiutare a conoscere meglio materiali originari, tecnica esecutiva ed eventuali trasformazioni subite dall’opera nel tempo.
Al momento, però, non sono stati pubblicati risultati dettagliati che permettano di attribuire alle nuove analisi una scoperta specifica sulle ossa, sul fondo scuro o sull’iconografia.
Sarebbe quindi scorretto sostenere che la diagnostica abbia già “risolto” qualche mistero della Resurrezione di Lazzaro.
Potrà però diventare molto importante quando saranno rese disponibili le mappe e le conclusioni scientifiche.
Quindi perché ci sono quelle ossa?

La risposta più corretta è doppia.
Le ossa sono perfettamente coerenti con un’ambientazione funeraria e rendono materialmente visibile la morte dalla quale Lazzaro sta tornando.
Esiste però una seconda interpretazione, oggi accolta nella scheda del Museo di Messina: potrebbero alludere ai presunti resti di San Placido e dei suoi compagni, ritrovati e venerati proprio negli anni in cui Caravaggio si trovava in città.
Non possiamo dimostrare che il pittore intendesse questo.
Ma l’incrocio fra data, luogo, culto, miracolo e dettaglio pittorico rende l’ipotesi abbastanza solida da meritare attenzione.
Ed è forse proprio questo a rendere quelle piccole ossa così importanti: non cambiano soltanto il significato di ciò che vediamo a terra.
Potrebbero cambiare il modo in cui leggiamo il rapporto tra Caravaggio, Messina e il pubblico per cui la Resurrezione di Lazzaro fu dipinta.