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Sandro Botticelli

Sandro Botticelli: nel 2021 tornerà la bellezza

Dal settembre 2021 il Museo Jacquemart-Andrè a Parigi ospiterà una mostra dedicata a Sandro Botticelli con un particolare focus sull'attività della sua bottega

Sandro Botticelli arriverà a Parigi nel 2021. Il 10 settembre il museo Jacquemart-André ospiterà circa una quarantina di opere dell’artista, insieme a quelle dei suoi contemporanei. La mostra durerà fino al 24 gennaio 2022 e porrà l’attenzione sul contesto storico-artistico in cui operò Sandro Botticelli e l’attività della sua bottega.

Il focus della mostra è quindi quello sul Sandro Botticelli artista, maestro e imprenditore. Infatti la presentazione della mostra recita così:

“Botticelli ha alternato pezzi unici a una produzione in serie messa a punto dai suoi numerosi assistenti. L’esposizione mostrerà l’importanza di questa pratica di bottega, laboratorio rigoglioso di idee e formazione, tipico del Rinascimento italiano”.

Il Musée Jacquemart-André conserva due dipinti di Botticelli: una Madonna col Bambino e la Fuga in Egitto, ai quali si affiancheranno altre opere come la Venere in arrivo da Berlino, la Madonna Campana del Louvre, la Bella Simonetta dello Städel Museum di Francoforte, e ci sarà anche la replica di bottega della celeberrima Madonna del Magnificat degli Uffizi, che giungerà in prestito dal Musée Fabre di Montpellier.

Sandro Botticelli
Sandro Botticelli, Madonna col Bambino, 1470, tempera su tavola, cm 62×48, Paris, Musèe  Jacquemart-Andrè, Institut de France

Sandro Botticelli

Sandro Botticelli, La fuga in Egitto, 1495-1500, tempera su tela, cm 130×95, Paris, Musèe Jacquemart-Andrè, Institut de France

Sandro Botticelli cenni biografici e opere

Alessandro di Mariano Filipepi, questo il vero nome di Sandro Botticelli, nacque a Firenze nel 1445 e fu il quarto figlio di un conciatore di pelli. Inizialmente andò a bottega dal fratello Antonio che era orefice, ma ben presto si appassionò di pittura e cominciò prima a frequentare la bottega di  Filippo Lippi dal 1464 al 1467, periodo al quale vanno ricondotte molte delle sue Madonne, successivamente da Andrea del Verrocchio, dove incontrò un giovane Leonardo da Vinci.

Si mise in proprio a 26 anni e creò una sua bottega a partire dal 1469, anno in cui Filippo Lippi morì. Cominciò a dipingere a casa sua, ma successivamente nel 1470 venne obbligato dal Tribunale della Mercanzia ad aprire una sua bottega e creò la Fortezza. Nel 1472 si iscrive ad una confraternita di artisti di Firenze, la Compagnia di San Luca. Realizzò il San Sebastiano opera che esprimeva l’adesione di Sandro Botticelli ai principi dell’Accademia Neoplatonica fondata da Cosimo De Medici. Fu così ammesso dalla corte di Lorenzo il Magnifico.

Sandro Botticelli

Nel 1475 realizza L’adorazione dei Magi, opera attraverso la quale rende omaggio al mecenatismo dei Medici. Il committente fu il banchiere Gaspare De Lama che intendeva collocare il dipinto all’interno della sua cappella funebre a Santa Maria Novella.

Al centro viene collocata la capanna con la sacra famiglia e viene posta in posizione rialzata in modo da creare un moto ascensionale, In alto a destra, sul muro diroccato è presente un pavone simbolo di immortalità.

Nel gruppo di sinistra si riconosce Lorenzo Il Magnifico, mentre nel gruppo di destra si riconosce il fratello minore di Lorenzo, Giuliano De Medici. In primo piano sulla destra, vestito di arancione e con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, abbiamo l’autoritratto di Botticelli.

Sandro Botticelli
L’adorazione dei Magi, dettaglio (autoritratto di Botticelli)

Sullo sfondo a sinistra scorgiamo delle rovine di epoca romana. Sandro Botticelli si ricollega infatti alla fonte storico-letteraria di Jacopo da Varrazzo. Secondo questa fonte, l’Imperatore Augusto, incontrò una sibilla che gli annunciò l’arrivo di un nuovo re, Gesù. Le rovine, quindi, rappresentano il paganesimo ormai in rovina.

Tra le opere che saranno presenti nella mostra del 2021, merita di essere ricordata La Bella Simonetta dello Städel Museum di Francoforte.

Sandro Botticelli
La Bella Simonetta

Un ideale di bellezza femminile presente nell’opera di Sandro Botticelli: La Bella Simonetta

Simonetta Vespucci, nata Cattaneo, era una celebre nobildonna fiorentina, moglie di Marco Vespucci, un banchiere parente di Amerigo Vespucci, navigatore che diede il nome all’America. Molto probabilmente era nata in una bella città di mare, Porto Venere, elemento che va ad avvalorare la tesi che Botticelli si sia ispirato anche alla bellezza di quei luoghi per dipingerla come Venere.

Si creò un mito attorno a questa giovane donna, una delle donne più belle di Firenze, musa ispiratrice di poeti ed artisti. Molti studiosi infatti hanno voluto riconoscere il suo volto nella Venere e nella Primavera.

Lorenzo il Magnifico, Bernardo Pulci e Poliziano le dedicarono dei versi:

“Candida è ella, e candida la vesta / Ma pur di rose e fior dipinta e d’erba: / Lo inanellato crin dell’aurea testa / Scende in la fronte umilmente superba. / Ridegli attorno tutta la foresta, / E quanto può sue cure disacerba. / Nell’atto regalmente è mansueta; / E pur col ciglio le tempeste acqueta”. (Poliziano)

In particolar modo Poliziano fa riferimento alla donna nelle Stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Pietro de’ Medici, dove ipotizza l’amore tra Simonetta e Giuliano De Medici.

Il giovane Medici infatti era solito partecipare ai tornei cavallereschi. Uno di questi si tenne a Piazza Santa Croce nel 1475. Qui Giuliano De Medici promise e dedicò la vittoria a Simonetta che era presente tra il pubblico. Portò infatti uno stendardo dipinto dal Botticelli, dove Simonetta veniva raffigurata come Venere-Minerva con ai piedi Cupido incatenato.

Ella premiò Giuliano con un elmo realizzato nella bottega del Verrocchio. L’amore tra i due giovani fu breve e fugace perchè spezzato prima dalla morte prematura di Simonetta che si ammalò di tisi e successivamente Giuliano rimase vittima della Congiura dei Pazzi.

Lorenzo Il Magnifico dedicò dei versi in morte della giovane:

“O chiara stella che co’ raggi tuoi / togli alle vicine stelle il lume / perché splendi assai più del tuo costume?…”

 

Sandro Botticelli

 

Sandro Botticelli e le sue Veneri

Nel 1477 Lorenzo Il Magnifico commissionò la Nascita di Venere a Botticelli. Proprio in quell’anno la famiglia Medici aveva acquistato La Villa di Castello come residenza estiva, che si trovava fuori Firenze. L’opera di Botticelli era infatti destinata all’arredo di questa villa. Fu Vasari il primo a descrivere la Venere di Botticelli.

«Per la città in diverse case fece tondi di sua mano e femmine ignude assai, delle quali oggi ancora a Castello, villa del duca Cosimo, sono due quadri figurati: l’uno Venere che nasce, e quelle aure e venti, che la fanno venire in terra con gli amori, e così un’altra Venere che le grazie la fioriscono, dinotando la Primavera; le quali da lui con grazia si veggono espresse» Giorgio Vasari

Botticelli prese come fonte letteraria Esiodo. Venere o Afrodite, nasce dalla spuma che si forma in mare quando i genitali di Urano, recisi dal figlio Crono vengono gettati in mare. I capelli di Venere sono mossi da Zefiro, il Dio del vento che si trova sulla sinistra abbracciato a una donna. Dalla bocca di Zefiro infatti partono delle linee, espediente che Botticelli usò per sottolineare l’azione del soffiare. La donna invece rappresenta Aura, una lieve brezza.

Sulla sua destra invece giunge una donna con un telo a fiori per accoglierla. Per alcuni è la divinità dell’Ora di primavera, per altri è la Ninfa Flora o una delle grazie. Le rose soffiate dai venti riconducono al concetto di primavera. Venere sospinta dai venti approda sull’isola di Cipro. Gli alberi di melaranci in fiore, sullo sfondo a destra, sono allusivi della stirpe medicea.

Altra fonte letteraria di ispirazione è un componimento di Omero che celebra la nascita di Afrodite:

La veneranda, la bella dall’aureo serto, Afrodite
io canterò, che tutte le cime di Cipro marina
protegge, ove la furia di Zefiro ch’umido spira
la trasportò, sui flutti del mare ch’eterno risuona,
sopra la morbida spuma. L’accolser con animo lieto
l’Ore dai veli d’oro, le cinsero vesti immortali:
la fronte sua divina velaron d’un aureo serto,
bello, d’egregia fattura: nei lobi forati, alle orecchie
un fior, nell’oricalco foggiato, e nell’oro fulgente:
d’intorno al sen, che argento sembrava, ed al morbido collo,
monili tutti d’oro poi cinsero, quali esse stesse
l’Ore dai veli d’oro si cingono, allor che a le danze
muovono dilettose dei Numi, e alla casa del padre.
Or, poi che l’ebbero tutte le membra adornate, ai Celesti
l’addussero; e i Celesti ben lieti l’accolsero, e ognuno
la man le porse, ognuno chiedeva legittima sposa
condurla in casa propria: tal fu lo stupore di tutti,
vedendo Citerèa, che cinto ha di mammole il crine.
Salve, o più dolce del miele, dagli occhi brillanti: concedi
che in questo agone io m’abbia vittoria; ed onora il mio canto.
Io mi ricorderò d’esaltarti in un’altra canzone.
Omero, Inno ad Afrodite

Sandro Botticelli si ispira ai  princìpi della filosofia neoplatonica, attraverso un parallelismo tra cultura classica e la cultura cristiana. La Venere si ispira alla Venere pudica delle sculture della classicità. Ella si copre infatti il seno e il pube. La posizione di Flora richiama invece la posizione del Battista che versa l’acqua sul capo di Gesù.

Il nudo di Venere ha un carattere spirituale, ma non sensuale. La spiritualità in questo caso è data dalla fusione tra la materia rappresentata dalla natura e lo spirito rappresentato dall’idea. L’amore qui viene rappresentata come armonia di elementi naturali e come energia per il mondo.

Il supporto utilizzato è la tela, mentre la Primavera è realizzata su Tavola. La nascita di Venere si trova alle Gallerie degli Uffizi a Firenze, insieme a La Primavera.

La Venere rappresentò per Botticelli un modello ideale di bellezza al punto che la riprodusse anche nel quadro La Calunnia. Ne realizzò altri tre modelli realizzati su un fondo scuro, molto probabilmente coadiuvato dai suoi allievi della bottega.

Sandro Botticelli

Poichè la mostra a Parigi vuole sottolineare la figura di Botticelli maestro, il museo di Jacquemart-André accoglie la Venere della Gemäldegalerie di Berlino. Ha i capelli sciolti che scendono con morbidezza, due trecce le incorniciano il collo, le forme rotonde.

L’altra Venere, quella “torinese” è esposta nella Galleria Sabauda e appartiene ai Musei reali di Torino. I capelli sono raccolti come quella di Berlino, ma le sue forme sono più slanciate.

La Venere di Ginevra invece presenta tre diverse varianti. Due ciuffi di capelli le scendono lungo le spalle e dietro la schiena. Il seno è scoperto e le braccia scendono lungo i fianchi per sorreggere un telo. Il pube oltre ad essere coperto dal telo è coperto anche da foglie.

Caro Icrewer, nell’augurarti buon anno nuovo, auspichiamo anche una nuova apertura dei Musei e un ritorno alla Bellezza, rappresentata in senso pieno e completo proprio da Botticelli.

 

Ti piace Botticelli? Hai visto le sue principali opere agli Uffizi? Scrivilo nei commenti.
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