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Stele di Rosetta: perché ha tre scritture ma due lingue

Geroglifico, demotico e greco: la differenza tra lingua e scrittura spiega perché il decreto di Tolomeo V aiutò a leggere l'antico Egitto.

Fabricius rosetta stone
Fabricius Rosetta Stone
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La Stele di Rosetta presenta tre scritture, ma due lingue: egiziano e greco. Il testo egiziano compare in geroglifico e in demotico; la terza versione è in greco antico. Confondere lingua e sistema di scrittura fa perdere proprio il motivo per cui questa iscrizione fu decisiva per la decifrazione dei geroglifici.

Non è un dizionario inciso nella pietra. È un decreto sacerdotale del 196 a.C. relativo al sovrano Tolomeo V, riproposto in tre versioni. Il suo valore per gli studiosi nasce dalla possibilità di confrontare un testo leggibile, quello greco, con quelli egiziani.

Le tre scritture sulla Stele di Rosetta

Posizione Scrittura Lingua
In alto Geroglifica Egiziano
Al centro Demotica Egiziano
In basso Greca Greco antico

Il geroglifico è associato alla tradizione monumentale e religiosa; il demotico è una scrittura egiziana usata per documenti e altri impieghi quotidiani. Il greco appartiene invece al contesto amministrativo dell’Egitto tolemaico. La mostra digitale dedicata alle tre versioni dell’iscrizione chiarisce anche che non si tratta di trascrizioni perfettamente identiche parola per parola: lessico e costruzioni differiscono.

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Che cosa dice il decreto?

Il contenuto riguarda il rapporto tra il re e i sacerdoti. Vengono ricordati benefici concessi da Tolomeo V e stabiliti onori religiosi per il sovrano. La fama moderna del reperto dipende quindi meno dall’eccezionalità del messaggio che dalla combinazione delle scritture.

Questa distinzione aiuta a leggerlo: osservare tre fasce di segni non significa trovarsi davanti a tre racconti indipendenti. Sono versioni di un medesimo provvedimento, formulate per contesti linguistici e culturali diversi.

Come il greco aiutò a leggere i geroglifici

Gli studiosi potevano partire dal greco per cercare corrispondenze nelle altre sezioni. Un passaggio importante fu confrontare i nomi dei sovrani e i loro suoni con i caratteri egiziani. La ricostruzione dell’American Research Center in Egypt ricorda il contributo di più studiosi e il ruolo decisivo di Jean-François Champollion, aiutato dalla conoscenza del copto.

I geroglifici non sono semplicemente disegni che rappresentano oggetti: possono registrare anche suoni. Riconoscere questa dimensione fu fondamentale. La pietra offriva un confronto prezioso, ma non una soluzione automatica: furono necessari studio linguistico e confronti con altre testimonianze.

Dove fu trovata e perché si chiama Rosetta?

Fu rinvenuta nel luglio 1799 da soldati francesi presso Rashid, la città egiziana conosciuta dagli europei come Rosetta, durante lavori a una fortificazione. È un frammento di una stele più grande, non una lastra conservata integralmente. Oggi appartiene alle collezioni del British Museum di Londra.

Per proseguire sul tema della lettura dei testi antichi, abbiamo raccontato anche Fabricius e l’incontro tra geroglifici e strumenti digitali. Per un’altra storia di ricerca archeologica in Egitto, trovi il profilo di Howard Carter e della scoperta della tomba di Tutankhamon.

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