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La sottile linea rossa tra satira e censura

Questa settimana si è parlato molto del diritto di satira, fino a che punto si può considerare tale? Sentiamo cosa ne pensa Sasà!

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Hey Sasà come va? Ho assistito al tuo “incontro” con il dottor Bubu settimana scorsa, passata l’arrabbiatura? Lascia stare, qui tante parole, ma poi fatti zero. Parlano di riaprire il 18 maggio, ma ancora non ci sono certezze. Noi artisti dobbiamo sapere come poterci muovere, no? In questo periodo chi ha tenuto compagnia? Noi! Chi si è fatto in quattro per far sì che la gente non si annoiasse? Noi!

Persino il Re dell’horror Stephen King  ha postato sul suo profilo Twitter  una frase che dice:”se pensi che gli artisti siano inutili, prova a passare la tua  quarantena senza libri, musica, poesia, film e quadri“. Per alcuni di noi che non hanno problemi, ci sono altri (troppi) per i quali stare fermi è un vero dramma.

Ok, va bene, ti vedo ancora molto agguerrito sull’argomento! Questa settimana però sono successe anche altre cose. Si è parlato di diritto di satira e body shaming, di satira e censura, sarei curiosa di sapere il tuo parere! Sicura? Anche questo è un argomento che mi “scalda” parecchio, credo che di base siano alcuni fatti che devono far riflettere. Ti va di sapere quali?

E lo chiedi pure, Sasà? Sono tutta orecchi!

Satira e body shaming, il caso Giovanna Botteri

Giovanna Botteri è una giornalista Rai, attualmente corrispondente da Pechino. Da quando è scoppiato il Covid-19 non si è risparmiata, collegamenti in diretta con i TG della TV di stato (e ricordo che Pechino è 8 ore avanti), servizi impeccabili sulla situazione in Cina, sempre professionale e preparata. Dov’è il problema allora ti chiederai, caro Icrewer?

Semplice essendo una donna i più si sono stupiti di come apparisse in video. E se all’inizio erano battute sui social riguardo le maglie sempre uguali che indossava o il fatto che apparisse senza trucco e parrucco professionali, con l’andare del tempo è diventato un vero tormentone, ripreso da più parti.

Essendo una delle poche persone al mondo a non usare Social, Giovanna Botteri, non ha risposto a battute e provocazioni e appurato che, ovviamente, cambia maglia tutti i giorni (anche lei utilizza il metodo Steve Jobs, maglie uguali così da non perdere tempo nella scelta, a lui però nessuno l’ha mai contestato, chissà come mai?) e fa da sé per trucco e capelli, si pensava che la cosa fosse finita lì. Invece no!

Striscia la notizia, il TG satirico di Antonio Ricci, le ha dedicato un servizio nel quale si sottolineava il fatto che Giovanna Botteri fosse attaccata per il suo aspetto, concludendo il tutto con la notizia che la giornalista era apparsa con i capelli in ordine, quasi a lanciare una frecciatina a quanti la criticavano. I sindacati giornalisti si sono scatenati da più parti, accusando Striscia e i conduttori di body shaming (ovvero deridere una persona per il suo aspetto fisico) e dando massima solidarietà alla giornalista.

Gli attacchi si sono riversati soprattutto su Michelle Hunziker che aveva lanciato il servizio incriminato e che, in quanto donna anche lei, secondo l’opinione pubblica avrebbe dovuto rifiutarsi di mandare il servizio. A placare gli animi però ci ha pensato Giovanna Botteri con una lettera che è un invito a riflettere per tutti:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettetemi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo.

Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista.”

Chiara, semplice, coincisa. Finita lì? Assolutamente no! Gli attacchi a Striscia la notizia sono continuati, i due conduttori, Michelle Hunziker e Gerry Scotti presi di mira, rispondevano con video messaggi, cercando di spiegare la situazione e certe volte peggiorandola pure, quando alla fine a porre uno stop a tutta la querelle ci ha pensato ancora lei, intervenendo in un video messaggio nel quale termina dicendo così:

“Perché la satira è libertà ci aiuta a ridere, a discutere, a confrontarsi e a volte mette modelli differenti di donne e uomini a confronto, per esempio nei modi diversi di approcciarsi alla vita. Quindi io vi ringrazio, di cuore e non posso che abbracciarvi e augurare a Michelle tutto il bene possibile”.

La satira può essere censurata? Secondo Giovanna Botteri no, perché un conto è muovere una critica sull’aspetto fisico di una giornalista mettendo da parte il contenuto di quello che propone e un’altra farci satira non intaccandone la professionalità.

La satira deve essere libera di colpire a 360°, può essere divertente, far riflettere o essere anche cattiva . Vi ricordate le vignette del giornale satirico francese Charlie Hebdo? Tutti #jesuischarlie quando furono vittime di quell’atroce attentato, per poi attaccarli ferocemente quando fecero la vignetta sul terremoto in Italia senza comprendere che la critica era per il sistema di gestione del post terremoto (dagli torto) e non in offesa delle vittime.

Ultimo in ordine di cronaca è l’account parodia di un noto politico italiano, fatto chiudere in seguito a una denuncia, non perché offendesse nello specifico il politico di cui faceva la parodia, ma perché i sostenitori del suddetto confondevano i due account e twittavano sul profilo parodia convinti di essere su quello del loro beniamino! Caso più unico che raro di satira per interposta persona!

Sasà come si fa a non darti ragione?

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