ciocca mahsa amini

Una ciocca di capelli per Mahsa Amini

Il mondo dell'arte si unisce per sostenere l'Iran e la vittima di un governo dispotico: Mahsa Amini

È ormai noto a tutti quello che è successo in Iran a Mahsa Amini, uccisa per una ciocca di capelli fuori posto. Una morte, o meglio, un’esecuzione avvolta ancora nel mistero. Tutti sanno cos’è successo, ma qualcuno fatica ad ammettere la crudeltà compiuta. In sostegno delle donne iraniane, il mondo si unisce. Anche dall’Italia arriva una forma di sostegno particolare: una ciocca di capelli tagliata per Mahsa.

La storia di Mahsa Amini

Il 13 settembre 2022 la ventiduenne Mahsa Amini, conosciuta anche come Zina, è stata arrestata a Teheran dalla polizia religiosa. La giovane si trovava lì per fare degli acquisti. La ragazza non rispettava la legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981 (modificata nel 1983 per tutte le donne nel Paese, sia straniere, che residenti). Dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo non adeguato (considerato troppo allentato), è stata condotta presso una stazione di polizia. Questa è l’ultima volta che i genitori vedranno Mahsa viva, infatti, la giovane è in seguito deceduta in circostanze sospette il 16 settembre, dopo 3 giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica. ciocca mahsa amini

La ragazza presentava ferite riconducibili a un pestaggio, nonostante le dichiarazioni della polizia affermassero che era deceduta a seguito di un infarto. Testimoni oculari affermarono che era stata picchiata e che aveva battuto la testa. L’incidente avrebbe causato un’emorragia cerebrale. La morte di Mahsa Amini, secondo alcune fonti, sarebbe diventata un simbolo di violenza contro le donne sotto la Repubblica islamica dell’Iran. Il presidente Ebrahim Raisi ha chiesto al ministro dell’Interno Ahmad Vahidi di aprire un’indagine sull’accaduto.

Marisa Laurito e una ciocca per Mahsa al Trianon

In Italia sono state tante le raccolte per l’Iran. E le donne italiane continuano a donare una piccola ciocca di capelli per ricordare una giovane malmenata fino alla morte perché non aveva indossato il velo nella maniera corretta. Marisa Laurito, direttore artistico del Trianon Viviani, ha presentato l’iniziativa che ha preceduto lo spettacolo Vivianesque di Gennaro Cimmino, di scena nel teatro della Canzone napoletana:

“È una manifestazione contro i soprusi e le violenze in Iran. Siamo solidali con Mahsa Amini e con altre donne che non hanno più la libertà”.

ciocca mahsa amini
Marisa Laurito raccoglie ciocche di capelli

In un box all’ingresso del teatro spettatrici, ma anche spettatori, hanno depositato ciocche di capelli per unirsi nella protesta contro gli omicidî e le violenze sulle donne in Iran, in una manifestazione pacifica, contro la dura repressione in seguito alle proteste seguite all’uccisione di Mahsa Amini che aveva indossato il velo in modo scorretto e per questo è stata picchiata a morte.

Questa è anche una manifestazione contro la dittatura – precisa Laurito -, perché queste donne non possono uscire, non possono andare all’estero, non possono divorziare: non possono fare niente“.

Le ciocche di capelli raccolte saranno inviate all’ambasciata della repubblica Islamica dell’Iran. L’iniziativa del teatro Trianon Viviani, che ha visto la partecipazione della presidenza, con il cda e il comitato di indirizzo, la direzione artistica, il personale e gli artisti, è stata condivisa dalla Casa internazionale delle Donne e le Kassandre.

Triennale Milano e MAXXI uniti per l’Iran

La Triennale Milano lancia un’iniziativa di pacifica protesta contro gli omicidi e le violenze che stanno colpendo le giovani donne e i giovani uomini in Iran, riprendendo una richiesta di alcuni membri della comunità iraniana milanese. Triennale invita a lasciare nell’atrio di ingresso del Palazzo dell’Arte, dentro un apposito contenitore, una piccola ciocca dei propri capelli, legata con un filo di corda. ciocca mahsa amini

Un atto che si ispira a quello coraggiosamente compiuto dalle donne iraniane nelle piazze delle principali città. Le ciocche raccolte saranno consegnate al Consolato Generale della Repubblica Islamica dell’Iran, come gesto pacifico di protesta contro la violenza omicida e di solidarietà con chi rischia la propria vita per difendere il diritto inalienabile alla libertà individuale.

All’iniziativa si unisce anche il MAXXI di Roma.

Con il MAXXIMuseo nazionale delle arti del XXI secolo ci uniamo a Triennale Milano in una manifestazione pacifica di protesta contro gli omicidi e le inaccettabili violenze che stanno colpendo le giovani donne e i giovani uomini in Iran“, ha dichiarato sui social Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI.

Negli orari di apertura del museo, sarà possibile anche al MAXXI lasciare una ciocca dei propri capelli, legata con un filo di corda, in un apposito contenitore nella lobby, presso l’Info Point. Le ciocche raccolte verranno poi consegnate all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in segno di protesta.

Le manifestazioni di dissenso contro le regole liberticide della Repubblica Islamica stanno crescendo ancora e il coraggio di tante donne iraniane è commovente e generoso. Non possiamo rimanere indifferenti. La protesta delle donne iraniane è anche la nostra. Un piccolo gesto altamente simbolico, nel nome di Mahsa Amini e Hadis Najafi, al fianco di tutte le donne la cui libertà viene calpestata in Iran. Mi rivolgo a tutto il nostro pubblico e a voi amiche ed amici sui social network. Facciamo sentire lo sdegno e l’orrore per le giovani martiri e le decine di vittime di questi giorni, la nostra solidarietà alla straordinaria lotta in corso per la difesa dei diritti umani inalienabili“.

Anche dal mondo del calcio

Un piccolo ma significativo gesto arriva dal mondo del calcio. Il tecnico del Napoli porta in conferenza stampa due rose. Luciano Spalletti ha portato due semplici rose e ha dichiarato: “Sono per Mahsa Amini Hadis Najafi”.

Entrambe giovani donne morte per la libertà: Mahsa è stata uccisa dopo essere stata arrestata perché portava male il velo; Hadis è stata colpita a morte da una fucilata in faccia per essere scesa in strada per protestare contro quanto accaduto a Mahsa e contro l’hijab obbligatorio.

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