Così come il romanzo originale, lo spettacolo messo in scena al teatro comunale di Benevento, al suo debutto nei teatri italiani in questa stagione invernale, è un’indagine filosofica radicale delle varie maschere che quotidianamente indossano gli uomini. Il protagonista è Vitangelo Moscarda, interpretato da Primo Reggiani, che diventa un laboratorio vivente per mostrare come l’identità sia un mosaico di percezioni altrui. La narrazione procede come un flusso di coscienza, con riflessioni, digressioni, paradossi logici.
Lo spettacolo
La messinscena tende a rendere visibile ciò che nel romanzo è interiore. Primo Reggiani interpreta un Moscarda più emotivo, più corporeo, meno astratto di quello dipinto da Luigi Pirandello. La dialettica identitaria diventa dialogo, conflitto, relazione: il pubblico vede la frattura del personaggio, non solo la ascolta. Dida, interpretata da una “fragile” Jane Alexander, in modo molto diverso da come siamo abituati a vederla, diventa in questa piece teatrale una figura funzionale al ragionamento del protagonista: rappresenta lo sguardo sociale, la donna che vede un Moscarda diverso da come lui si percepisce.
Uno, nessuno e centomila, il romanzo di Pirandello, è un viaggio mentale, un labirinto di pensieri più che una storia. La nuova messinscena con Primo Reggiani e Jane Alexander sceglie invece la strada opposta: trasformare l’astrazione in corpo, la filosofia in relazione, il paradosso in conflitto umano. Il risultato è uno spettacolo che non tradisce Pirandello, ma lo traduce, lo rende visibile, quasi tangibile.
Moscarda: dall’io pensante all’io che crolla
Nel romanzo, Vitangelo Moscarda è un narratore che ragiona, analizza, si smonta pezzo per pezzo. Reggiani, invece, lo porta in scena come un uomo che sente prima ancora di capire. Il suo Moscarda è un individuo che si scopre improvvisamente estraneo a sé stesso e reagisce con stupore, rabbia, fragilità. La crisi identitaria che vive diventa qui un percorso emotivo: lo spettatore non segue un ragionamento, assiste a un crollo.
Uno spettacolo che cerca di essere fedele al testo, ma in un’epoca in cui l’identità è fluida, moltiplicata dagli sguardi digitali, filtrata dai social, e quindi Vitangelo Moscarda non è più un personaggio lontano, ma un uomo di oggi, schiacciato tra ciò che è e ciò che gli altri credono che sia.