Le Macchine anatomiche della Cappella Sansevero non sono due corpi con il sistema circolatorio “pietrificato”. Gli scheletri umani sono reali, ma la rete di arterie e vene visibile nelle teche è in larga parte una ricostruzione realizzata nel Settecento con materiali diversi, tra cui cera d’api e coloranti. È questo il punto da cui partire per separare ciò che sappiamo dalle leggende nate intorno a Raimondo di Sangro.
Le due opere, attribuite al medico palermitano Giuseppe Salerno e datate indicativamente tra il 1756 e il 1764, sono oggi conservate nella cavea sotterranea della Cappella Sansevero di Napoli. La loro precisione è sorprendente, ma non dimostra che due persone siano state uccise e sottoposte a un misterioso esperimento.
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Gli scheletri sono veri? | Sì, sono scheletri umani. |
| Vene e arterie sono naturali? | No: il sistema visibile è una ricostruzione. |
| Chi le realizzò? | Il medico palermitano Giuseppe Salerno. |
| Raimondo di Sangro uccise due servi? | È una leggenda, non un fatto documentato. |
| Dove si trovano? | Cavea sotterranea della Cappella Sansevero, Napoli. |

Cosa sono davvero le Macchine anatomiche
Il Museo Cappella Sansevero le definisce anche “Studi anatomici”. Si tratta di due scheletri, uno maschile e uno femminile, esposti in posizione eretta e circondati da una riproduzione estremamente dettagliata del sistema arterovenoso.
La spettacolarità dipende proprio dal contrasto tra ciò che l’occhio suggerisce e ciò che mostrano gli studi: davanti alle teche sembra di osservare un apparato circolatorio conservato quasi integralmente, mentre la rete vascolare è stata costruita artificialmente su scheletri autentici.
La ricostruzione ufficiale del Museo Cappella Sansevero indica tra i materiali utilizzati la cera d’api e alcuni coloranti. La qualità della riproduzione resta eccezionale anche una volta esclusa la spiegazione fantastica.
Chi ha realizzato le Macchine anatomiche
L’autore è Giuseppe Salerno, medico e anatomopatologo palermitano. Le fonti settecentesche oggi note permettono di ricostruire almeno una parte della vicenda.
La macchina maschile sarebbe stata acquistata da Raimondo di Sangro nel 1756, dopo un’esibizione pubblica tenuta da Salerno a Napoli. Il principe assunse poi il medico, gli assegnò una pensione e gli commissionò la seconda macchina anatomica.
Questo dato cambia una delle immagini più diffuse online: Raimondo di Sangro non va presentato come l’autore materiale delle due opere. Il suo ruolo fu quello di committente, collezionista e promotore di sperimentazioni, mentre la realizzazione viene attribuita a Salerno.
Il sistema circolatorio è vero?
No, non nel senso in cui lo racconta la leggenda. Le ossa appartengono a esseri umani, ma vene e arterie non sono un apparato vascolare naturale rimasto intatto grazie a una sostanza segreta.
Indagini moderne hanno mostrato che la rete è un manufatto. La letteratura scientifica ha evidenziato anche alcune incongruenze anatomiche e malformazioni riprodotte, dettaglio incompatibile con l’idea di un sistema circolatorio semplicemente “fissato” così com’era in vita.
Questo non elimina ogni domanda sul procedimento. Il Museo segnala infatti che il livello raggiunto nei vasi più sottili è tale da aver portato alcuni ricercatori a ipotizzare che esperimenti di iniezione anatomica possano essere stati usati come riferimento per la ricostruzione. È però un’ipotesi sul metodo di studio, non la prova che le Macchine siano due corpi iniettati e conservati.

Raimondo di Sangro fece uccidere due servi?
No: non esistono prove che il principe abbia fatto uccidere due servi per trasformarli nelle Macchine anatomiche. È la parte più famosa della cosiddetta “leggenda nera” di Raimondo di Sangro.
La tradizione popolare arrivò a raccontare che un uomo e una donna fossero stati sottoposti ancora vivi a un’iniezione capace di metallizzare il sangue e i vasi. Benedetto Croce registrò a sua volta questa credenza, contribuendo a documentare quanto fosse radicata nella memoria napoletana.
Qui è essenziale distinguere LEGGENDA e FATTO. La leggenda racconta l’omicidio e la pietrificazione dei vasi. Il fatto documentato è che Salerno realizzò modelli anatomici su scheletri umani usando materiali artificiali.
Perché per secoli si è creduto alla “metallizzazione”
Il racconto non nasce dal nulla. Una guida settecentesca della casa del principe parlava già di “iniezione” e ipotizzava un procedimento in grado di conservare l’apparato vascolare. A questo si aggiungeva la reputazione di Raimondo di Sangro come inventore e sperimentatore.
Il principe si occupò di chimica, materiali, tecniche di stampa, medicina e numerose altre ricerche. In un contesto simile, un oggetto che sembrava mostrare vene e arterie perfettamente conservate era il terreno ideale per trasformare una sperimentazione anatomica in una storia di alchimia.
La stessa dinamica si ritrova nella leggenda del velo del Cristo Velato: anche lì una straordinaria abilità tecnica è stata a lungo spiegata attraverso un procedimento segreto attribuito al principe.
La donna era incinta?
La macchina femminile è legata a un altro elemento che spesso viene raccontato in modo impreciso. Una fonte settecentesca descrive ai suoi piedi un feto con placenta e cordone ombelicale.
Resti del feto erano ancora visibili fino a qualche decennio fa, ma furono successivamente trafugati. Questo episodio è documentato dal museo. Non autorizza però a ricostruire con certezza identità, biografia o circostanze della morte della donna il cui scheletro fu utilizzato.
Perché sono importanti anche senza il mistero
Una volta rimossa la storia dei servi uccisi, le Macchine anatomiche non diventano meno interessanti. Al contrario, emerge il loro valore come oggetti al confine tra studio scientifico e spettacolarizzazione della conoscenza.
In origine erano conservate nell’“Appartamento della Fenice” del palazzo di Raimondo di Sangro. La macchina femminile era collocata su una base che permetteva di farla ruotare e osservarla da più punti di vista. È un dettaglio che chiarisce la funzione didattica e insieme scenografica dell’insieme.
Il visitatore settecentesco doveva imparare qualcosa sull’anatomia, ma anche meravigliarsi. È la stessa tensione tra conoscenza e stupore che attraversa buona parte del progetto Sansevero.
Come collegarle a Cristo Velato, Pudicizia e Disinganno
Le Macchine anatomiche sono nella cavea, mentre i capolavori scultorei si trovano nella Cappella. Eppure la visita acquista più senso se si osservano come parti dello stesso universo culturale.
Nel Disinganno il marmo sembra diventare una rete. Nella Pudicizia sembra trasformarsi in un velo. Nelle Macchine anatomiche una costruzione artificiale simula invece la complessità di vene e arterie.
In tutti e tre i casi l’occhio viene messo alla prova. La differenza è che per le Macchine la domanda non riguarda soltanto la bravura dell’artista, ma anche quanto conosciamo realmente del procedimento e quanto è stato aggiunto dalla leggenda.
Cosa sappiamo realmente, in sintesi
- FATTO: gli scheletri sono umani e autentici;
- FATTO: la rete arterovenosa visibile è una ricostruzione con materiali artificiali;
- FATTO: le Macchine furono realizzate da Giuseppe Salerno nel Settecento;
- IPOTESI: esperimenti di iniezione potrebbero aver aiutato a ricostruire alcuni dettagli anatomici;
- LEGGENDA: Raimondo di Sangro avrebbe ucciso due servi e metallizzato il loro sistema circolatorio.
Il risultato più interessante è proprio questo: la spiegazione documentata non cancella il mistero, ma lo sposta dalla magia alla storia della scienza. Ciò che resta da capire non è quale formula alchemica abbia pietrificato due corpi, bensì come Salerno sia riuscito a costruire un modello anatomico così complesso con le conoscenze e i materiali disponibili nel XVIII secolo.