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Lettura: Pillole di Storia Moderna, la pirateria e le sue origini: i Pirati
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MisteroPillole di storia

Pillole di Storia Moderna, la pirateria e le sue origini: i Pirati

Curiosità dalla Storia

Isotta Franci 2 mesi fa Commenta! 8
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I pirati sono sì figure storiche ma anche leggendarie che hanno solcato i mari per millenni, evolvendosi da antichi predoni a moderni criminali tecnologici; ebbene sì, il culto della pirateria, sebbene sia cambiata, esiste ancora oggi. Sebbene la cultura popolare li dipinga spesso in modo romantico, la loro realtà è sempre stata legata al saccheggio, alla sopravvivenza e a una forma rudimentale di democrazia marittima.

Pirati

I Pirati e le differenze

I pirati sono figure storiche e leggendarie che hanno solcato i mari per millenni, evolvendosi da antichi predoni a moderni criminali tecnologici. Sebbene la cultura popolare li dipinga spesso in modo romantico, la loro realtà è sempre stata legata al saccheggio, alla sopravvivenza e al loro codice di democrazia marittima.

Il termine identifica – latino pirata, che a sua volta è un prestito dal greco πειρατής (peiratēs) – chi percorre il mare per assalire e depredare navi o popolazioni costiere a proprio esclusivo beneficio, agendo fuori da ogni norma o legge a oggi internazionale. È importante distinguerli dai corsari, i quali operavano invece con un’autorizzazione ufficiale, chiamata lettera di corsa, rilasciata da un governo per attaccare navi nemiche in tempo di guerra (famosi i corsari inglesi della regina Elisabetta I).

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La pirateria è antica quanto la navigazione stessa: già popoli come i Fenici e i Greci avevano frange dedite alla predazione, e persino Giulio Cesare fu vittima di un rapimento da parte dei pirati cilici nel Mediterraneo. Tuttavia, il periodo più celebre rimane l’Età d’Oro, collocata tra il 1650 e il 1720, quando personaggi come Barbanera e Bartholomew Roberts dominavano i Caraibi. In quel periodo, figure come Sir Francis Drake venivano considerate eroi in Inghilterra ma pericolosi predoni dalle altre nazioni.

Contrariamente al caos immaginato, le navi pirata seguivano spesso un rigoroso Codice che stabiliva regole precise per la convivenza. Le decisioni importanti venivano prese per votazione e il bottino era diviso equamente, con quote leggermente maggiori solo per il capitano e il quartiermastro. Molti uomini sceglievano questa vita per sfuggire alle durissime condizioni e alle punizioni corporali vigenti sulle navi militari o mercantili dell’epoca.

Oggi la pirateria non è scomparsa, ma si è trasformata: esiste ancora in zone critiche come il Corno d’Africa, il Sud-est asiatico e il Golfo di Guinea, dove i pirati moderni utilizzano motoscafi veloci, armi automatiche e tecnologie avanzate per dirottare grandi navi mercantili e petroliere a scopo di riscatto.

Pirateria contemporanea

Esistono differenze storiche e legali molto nette che dipendono dal rapporto con la legge e dalla zona geografica in cui operavano questi uomini di mare.

Il pirata rappresenta la figura del fuorilegge assoluto, colui (meglio coloro) che agiva esclusivamente per proprio conto e a scopo di lucro personale. Questi marinai, spesso disertori o ex schiavi, non rispondevano a nessuna nazione e attaccavano indiscriminatamente qualunque nave incontrassero, inclusi i vascelli del proprio paese d’origine. Per questo motivo, una volta catturati, venivano considerati nemici dell’umanità e quasi sempre condannati alla pena di morte.

Al contrario, il corsaro era un privato cittadino che operava in una sorta di legalità militare. Egli riceveva dal proprio governo una lettera di corsa, ovvero una licenza ufficiale che lo autorizzava ad attaccare e catturare navi nemiche in tempo di guerra. In cambio di questa protezione legale, che avrebbe dovuto garantire loro lo status di prigionieri di guerra in caso di cattura, i corsari erano tenuti a consegnare una parte del bottino allo Stato che li aveva assoldati.

Una categoria molto specifica è quella dei bucanieri, il cui nome deriva curiosamente dalla cucina. In origine, questi uomini erano cacciatori di bestiame selvatico sulle isole di Santo Domingo e della Tortuga che conservavano la carne affumicandola su graticole di legno chiamate boucan. Solo in un secondo momento, spinti dalle aggressioni delle autorità spagnole che cercavano di cacciarli dalle isole, si trasformarono in pirati esperti nel combattimento ravvicinato e nelle incursioni costiere.

Bandiera, jolly roger

Infine, i filibustieri rappresentano l’evoluzione organizzata della pirateria nei Caraibi del XVII secolo. Il loro nome deriva da un termine olandese che significa libero predatore e identificava gruppi eterogenei di marinai che si univano per compiere grandi spedizioni contro le colonie spagnole. A differenza dei pirati comuni, i filibustieri agivano spesso in base a contratti temporanei e formavano delle vere e proprie società organizzate, muovendosi in una zona grigia tra la pirateria pura e l’attività corsara a sostegno delle potenze europee rivali della Spagna.

Va da sé che queste tre figure operavano in contesti e con scopi profondamente diversi, specialmente per quanto riguarda il loro legame con la legge e l’ambiente in cui agivano.

Il pirata è il fuorilegge del mare per eccellenza, un individuo che agiva (e non agisce) senza alcuna autorizzazione governativa e assale navi di qualunque nazionalità per il proprio guadagno personale. Poiché non risponde a nessuno stato, il pirata è considerato un criminale comune e, storicamente, la sua cattura portava quasi sempre alla condanna a morte.

Dal film: i pirati dei caraibi

Il corsaro, invece, pur compiendo azioni simili a quelle del pirata, lo fa in modo legale e regolamentato. Egli è un privato cittadino armato che riceveva dal proprio sovrano o governo un documento ufficiale che lo autorizzava ad attaccare e depredare solo le navi delle nazioni nemiche durante un conflitto. Una sorta di mercenario del mare che divideva il bottino con lo Stato e, in caso di cattura, aveva il diritto a essere trattato come un prigioniero di guerra anziché come un delinquente. 

Il bracconiere, infine, non ha nulla a che fare con la guerra navale o il saccheggio delle navi, poiché la sua attività si svolgeva solitamente sulla terraferma o in acque protette. Si trattava di un cacciatore o pescatore che opera illegalmente, violando le leggi sulla proprietà o sulla conservazione della fauna. Il bracconiere, anche oggi, caccia specie protette, usa metodi vietati o agisce in zone dove la caccia è proibita (come le riserve reali in passato o i parchi naturali oggi), agendo furtivamente per evitare le guardie forestali anziché scontrarsi apertamente con navi nemiche. 

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