VALIE EXPORT è morta a Vienna il 14 maggio 2026, nel giorno del suo 85º compleanno. Performer, filmmaker e teorica, ha trasformato il corpo femminile in un dispositivo critico contro cinema, linguaggio e potere, segnando in modo decisivo l’arte femminista del secondo Novecento.
VALIE EXPORT: quali opere spiegano la sua rivoluzione femminista?

VALIE EXPORT ha ridefinito l’arte femminista usando performance, video, fotografia e cinema sperimentale per interrompere lo sguardo maschile. Opere come Aktionshose: Genitalpanik, Tapp-und Tastkino e Syntagma mostrano un corpo non più oggetto da guardare, ma soggetto attivo di conflitto e linguaggio.
Nata a Linz nel 1940 come Waltraud Lehner, l’artista scelse alla fine degli anni Sessanta il nome VALIE EXPORT, scritto in maiuscolo, rifiutando il cognome paterno e quello coniugale. Quel gesto non fu un dettaglio biografico: diventò una dichiarazione di autonomia dentro una cultura ancora dominata da codici patriarcali.
La sua ricerca, documentata anche dal sito ufficiale di VALIE EXPORT, attraversa expanded cinema, fotografia, videoarte e azioni pubbliche. Il suo lavoro dialoga idealmente con pratiche di rottura del linguaggio, come quelle raccontate nel ritorno del Gruppo 70 e della guerriglia semiologica, perché mette in crisi i sistemi di comunicazione dominanti.
Da Genital Panic a Tapp-und Tastkino: il corpo contro lo sguardo

Tra le opere più note resta Aktionshose: Genitalpanik, realizzata nel 1968 e poi fissata nella celebre fotografia del 1969 con Peter Hassmann. I pantaloni tagliati all’altezza del pube, la giacca di pelle e la posa frontale ribaltano la logica voyeuristica del cinema: non è più il pubblico a dominare l’immagine femminile, ma l’artista a imporre una presenza reale e disturbante.
Con Tapp-und Tastkino, sviluppata tra il 1968 e il 1971, EXPORT porta il cinema fuori dallo schermo. Una scatola indossata sul torso permette ai passanti di toccare il seno dell’artista senza vederlo. Il gesto sposta il desiderio dalla visione al tatto, ma mantiene il controllo nello sguardo diretto della performer.
Anche Finger Poem, del 1968, lavora su un terreno meno spettacolare ma altrettanto radicale. Il linguaggio dei segni diventa poesia visiva, mentre il corpo sostituisce la voce. In questo senso, EXPORT anticipa molti dibattiti contemporanei sulla comunicazione non verbale, sulla performance e sull’identità come costruzione culturale.
VALIE EXPORT e l’eredità della performance contemporanea
Nel 1975 l’artista curò a Vienna MAGNA Feminismus: Kunst und Kreativität, una delle prime grandi mostre europee dedicate all’arte femminista. Il progetto riuniva artiste come Birgit Jürgenssen, Maria Lassnig, Rebecca Horn, Dorothy Iannone e Ulrike Rosenbach, costruendo una rete culturale prima ancora che una semplice esposizione.
La scheda del MoMA dedicata a VALIE EXPORT conferma la rilevanza internazionale di una pratica difficilmente classificabile. Con Syntagma, realizzato tra il 1983 e il 1984, l’artista porta la frammentazione del corpo dentro cinema, fotografia e architettura dell’immagine, mostrando l’identità come montaggio instabile.
- Opere chiave: Aktionshose: Genitalpanik, Tapp-und Tastkino, Finger Poem, MAGNA Feminismus, Syntagma.
- Date decisive: 1968, 1975, 1983-1984.
- Nuclei tematici: corpo, sguardo, linguaggio, potere e autorappresentazione.
La sua eredità riguarda anche il modo in cui l’arte entra nello spazio pubblico. Non a caso, la tensione tra corpo, scena e città può essere letta accanto ad altre forme di memoria performativa, come la riscoperta del Teatro romano di Berga a Vicenza, dove lo spazio determina ancora la relazione tra gesto, pubblico e storia.
Oggi VALIE EXPORT non va ricordata solo come pioniera, formula corretta ma insufficiente. Le sue opere continuano a porre una domanda scomoda: chi controlla l’immagine del corpo femminile quando lo schermo, la strada e il museo diventano campi di potere?