Giulio Paolini ha ricevuto il 20 maggio 2026 la laurea honoris causa in Storia dell’arte presso l’Università di Torino. A 85 anni, l’artista ha trasformato la cerimonia in una riflessione sul proprio percorso creativo, sul rapporto con Torino e sulla natura stessa dell’opera d’arte.
Cosa racconta la lectio magistralis di Giulio Paolini
Durante il discorso all’Università di Torino, Paolini ha scelto una formula volutamente essenziale: “Giulio Paolini è nato a Genova il 5 novembre del 1940. Risiede a Torino”. Una frase ripetuta all’inizio e alla fine della lectio, quasi a costruire una struttura circolare coerente con tutta la sua ricerca artistica.

L’artista ha ricordato il trasferimento a Torino nel 1952 e il trauma visivo della caduta della guglia della Mole Antonelliana nel maggio del 1953, episodio che collega idealmente alla propria idea di immagine incompleta e fragile. Questo rapporto tra memoria personale e spazio urbano attraversa gran parte della sua produzione concettuale.
Paolini ha poi raccontato la nascita di Disegno geometrico, opera realizzata nel novembre 1960 quando non aveva ancora compiuto vent’anni. Una semplice squadratura della tela bianca che diventerà il paradigma della sua ricerca. Il lavoro nasceva dall’idea di limitare il gesto artistico all’inquadratura dello spazio, eliminando ogni elemento narrativo e psicologico.
La riflessione sulla forma e sul vuoto richiama molte ricerche dell’arte italiana del secondo Novecento, comprese le esperienze espositive nate fuori dagli schemi tradizionali, come raccontato nel progetto Cicatrici e Fuoriluoghi.
Giulio Paolini tra Arte Povera e arte concettuale
Negli anni Sessanta Torino rappresentava uno dei centri più vivi dell’arte contemporanea europea. Paolini frequentò gallerie come Notizie di Luciano Pistoi e collaborò con figure centrali come Gian Enzo Sperone e Christian Stein. In quel contesto nacque il dialogo con l’Arte Povera, movimento teorizzato da Germano Celant.
Pur partecipando alle principali mostre del gruppo, Paolini ha sempre mantenuto una posizione autonoma. La sua ricerca si è concentrata più sull’idea di rappresentazione che sulla materia. Per questo il suo lavoro viene spesso associato all’arte concettuale e alla riflessione filosofica sull’immagine.
Nella lectio, l’artista ha ricordato anche la biblioteca americana dell’USIS di Piazza San Carlo, luogo fondamentale per la scoperta di autori come Jasper Johns, Sol LeWitt e Cy Twombly. Un passaggio che mostra quanto la cultura internazionale abbia influenzato la Torino artistica del dopoguerra.
Il rapporto tra identità artistica e marginalità rispetto alle correnti dominanti attraversa molte esperienze culturali contemporanee, comprese quelle raccontate in Fuoriposto dei Meant, dove il concetto di “fuori scena” diventa parte stessa della ricerca creativa.
Perché la laurea a Paolini riguarda anche il presente dell’arte
La cerimonia torinese ha assunto un significato che va oltre il riconoscimento accademico. Paolini rappresenta una figura rara nell’arte contemporanea italiana: un autore capace di mantenere coerenza teorica lungo oltre sessant’anni di attività senza trasformare la propria immagine pubblica in spettacolo.
Nel suo discorso emerge infatti una posizione apertamente anti-narcisistica. L’artista si definisce quasi osservatore della propria opera, più interessato al processo che all’affermazione personale. Una postura distante dalla logica contemporanea dell’autopromozione continua.
La laurea honoris causa potrebbe quindi essere letta anche come un riconoscimento a un’idea diversa di autore: meno centrata sulla visibilità immediata e più sulla costruzione lenta del pensiero artistico. Una prospettiva che continua a interrogare il sistema culturale contemporaneo e il modo stesso in cui vengono raccontati gli artisti.