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Lettura: Renato Corsini a Brescia racconta il viaggio della Vittoria Alata
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Renato Corsini a Brescia racconta il viaggio della Vittoria Alata

Le fotografie seguono il restauro del bronzo romano tra laboratori, tecnologie conservative e ritorno nel Capitolium.

Massimo 2 ore fa Commenta! 7
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Renato Corsini a Brescia porta alla Cavallerizza una mostra fotografica dedicata al restauro della Vittoria Alata, uno dei simboli archeologici della città. Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno è visitabile fino al 30 agosto 2026 e segue il bronzo romano dalla partenza per Firenze alla nuova collocazione nel Capitolium.

Contenuti
Cosa vedere nella mostra di Renato Corsini sulla Vittoria AlataDal restauro a Firenze al ritorno nel Capitolium di BresciaOrari, biglietti e come organizzare la visita alla CavallerizzaPerché la fotografia di Corsini cambia il modo di leggere il restauro

L’esposizione riunisce fotografie realizzate tra il 2018 e il 2021, durante le diverse fasi dell’intervento conservativo. Il percorso non presenta la statua come un’immagine isolata e già compiuta, ma mostra ambienti di lavoro, strumenti, supporti, superfici e gesti tecnici che normalmente restano fuori dalla visita museale.

Cosa vedere nella mostra di Renato Corsini sulla Vittoria Alata

Renato corsini a brescia racconta il viaggio della vittoria alata

La parte centrale della mostra segue il trasferimento della Vittoria Alata da Brescia all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, le analisi condotte sul bronzo e il successivo rientro nel Capitolium. Le immagini permettono di osservare il reperto da distanze e angolazioni impossibili nel normale allestimento museale, mettendo in evidenza anche giunture, fragilità e soluzioni adottate per sostenerlo.

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Il primo elemento da seguire è il cambiamento di scala. In alcune fotografie la Vittoria Alata domina l’inquadratura; in altre appare circondata da tavoli, impianti di aspirazione, materiali protettivi e attrezzature. Il contrasto rende visibile la distanza tra l’immagine solenne del monumento e la vulnerabilità concreta di un manufatto antico sottoposto a movimentazione e restauro.

Un secondo livello riguarda il lavoro delle persone coinvolte. Corsini concentra l’attenzione sulle operazioni manuali e sulle competenze necessarie per intervenire su un bronzo di età romana. Restauratori, tecnici e strutture di sostegno entrano nel racconto come parti dello stesso processo, evitando che la conservazione venga ridotta a un passaggio astratto o automatico.

La pagina ufficiale della mostra alla Cavallerizza ricorda anche il contributo del Dipartimento di Ingegneria Meccanica della Sapienza Università di Roma e della ditta Capoferri. Il nuovo allestimento nel Capitolium è stato invece progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg.

Dal restauro a Firenze al ritorno nel Capitolium di Brescia

Renato corsini a brescia racconta il viaggio della vittoria alata

Il titolo Viaggio di andata e ritorno descrive una sequenza reale. La statua lasciò Brescia per essere sottoposta a un intervento conservativo presso l’Opificio delle Pietre Dure, istituto del Ministero della Cultura specializzato nella tutela e nel restauro. Il trasferimento richiese valutazioni strutturali, sistemi di appoggio e controlli capaci di ridurre i rischi durante ogni spostamento.

Le fotografie documentano il rapporto tra materia antica e tecnologie contemporanee. La statua conserva l’aspetto di una figura stabile e monumentale, ma le immagini ne rivelano la complessità fisica. Il bronzo presenta pesi, tensioni e punti delicati che hanno richiesto una piattaforma antisismica e un sistema espositivo progettato per garantire sicurezza senza alterare la lettura dell’opera.

Il ritorno nel Capitolium conclude il racconto fotografico, ma collega la mostra a un percorso archeologico più ampio. La Vittoria Alata fu rinvenuta nel 1826 insieme ad altri bronzi nell’area dell’antica Brixia. Il bicentenario del ritrovamento, celebrato nel 2026 da Comune e Fondazione Brescia Musei, spiega perché la mostra di Corsini venga proposta in questo momento.

Il legame tra il reperto e il sottosuolo romano della città emerge anche dalle più recenti scoperte archeologiche avvenute a Brescia. Il territorio urbano continua infatti a restituire materiali che richiedono documentazione, studio e tutela, gli stessi passaggi che la fotografia di Corsini rende leggibili nel caso della Vittoria Alata.

Orari, biglietti e come organizzare la visita alla Cavallerizza

La mostra è ospitata alla Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana, in via Fratelli Cairoli 9 a Brescia. L’apertura è prevista dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica dalle 9.30 alle 19.30. La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura e il biglietto può essere acquistato esclusivamente in sede.

  • Periodo: fino al 30 agosto 2026
  • Sede: Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana, via Fratelli Cairoli 9, Brescia
  • Orari: martedì-sabato 15.00-19.00; domenica 9.30-19.30
  • Biglietto intero: 8 euro
  • Ridotto: 5 euro per studenti under 26 e visitatori over 65
  • Ingresso FAI: 4 euro; gratuito con Abbonamento Musei e per le categorie indicate dalla sede

Gli orari e le tariffe aggiornate sono consultabili nelle informazioni ufficiali della Cavallerizza. La sede si trova a circa cinque minuti a piedi dalla fermata metropolitana Vittoria e a circa quindici minuti dalla stazione ferroviaria, una posizione che consente di inserire la visita in un itinerario nel centro storico.

La mostra può essere affiancata alla visita della Vittoria Alata nel Parco archeologico di Brescia romana. Il confronto tra fotografie e statua permette di riconoscere meglio i dettagli tecnici osservati nelle immagini: la struttura del bronzo, il sistema di sostegno, la postura e il rapporto con il nuovo spazio progettato nel Capitolium.

Perché la fotografia di Corsini cambia il modo di leggere il restauro

Renato corsini a brescia racconta il viaggio della vittoria alata

Renato Corsini lavora sul confine tra documentazione e interpretazione. Gli scatti registrano operazioni precise, ma la scelta delle inquadrature trasforma il restauro in una narrazione visiva. Il visitatore vede il reperto disteso, sostenuto e circondato da strumenti, quindi lontano dalla verticalità con cui viene normalmente percepito nel museo.

Questo approccio avvicina la mostra ad altri progetti fotografici capaci di raccontare istituzioni, opere e trasformazioni sociali attraverso immagini costruite come testimonianze. Anche la mostra bresciana dedicata alla fotografia di Massimo Sestini aveva mostrato come lo sguardo dell’autore possa rendere accessibili eventi e contesti difficili da osservare direttamente.

Nel caso della Vittoria Alata, la fotografia ha inoltre una funzione archivistica. Conserva la memoria di una fase irripetibile della storia del reperto e documenta procedure che, una volta concluso il restauro, non sono più visibili. Per questo le immagini interessano sia il pubblico generale sia chi studia museografia, archeologia e conservazione.

La mostra di Renato Corsini offre quindi due visite sovrapposte: quella alla Vittoria Alata come opera romana e quella al cantiere scientifico che ne ha reso possibile il ritorno. Il passaggio decisivo consiste nel guardare oltre la figura compiuta della dea e riconoscere la rete di competenze, tecnologie e responsabilità che continua a proteggerla.

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