Don Antonio Mazzi è morto venerdì 31 luglio 2026, all’età di 96 anni. Il sacerdote, educatore e fondatore della Comunità Exodus si è spento intorno alle 17 nella sua casa all’interno del Parco Lambro, a Milano.
La notizia è stata comunicata dalla Fondazione Exodus, la realtà che don Mazzi aveva costruito per accogliere giovani alle prese con dipendenze, marginalità e situazioni familiari particolarmente difficili.
Il sacerdote è rimasto fino alla fine nel luogo che aveva trasformato nel centro della propria missione educativa, circondato dai ragazzi e dagli educatori delle comunità Exodus. La camera ardente sarà aperta nel fine settimana, mentre i funerali saranno celebrati lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Qual è stata la causa della morte di don Mazzi?

La causa precisa della morte di don Antonio Mazzi non è stata comunicata ufficialmente.
La Fondazione Exodus non ha indicato una particolare malattia e non ha parlato di un infarto o di un altro evento improvviso. Alcune ricostruzioni riferiscono che le sue condizioni di salute si erano aggravate nell’ultimo periodo, ma non sono stati diffusi dettagli clinici.
Per questo motivo, almeno fino a un’eventuale comunicazione ufficiale, non è corretto attribuire la morte a una patologia specifica.
Don Mazzi aveva compiuto 96 anni il 30 novembre 2025. L’età avanzata e le condizioni diventate progressivamente più fragili non gli avevano comunque impedito di continuare a seguire le attività della Fondazione e di intervenire pubblicamente sui temi dell’educazione.
La formulazione più corretta resta quindi quella adottata dalla Fondazione: don Antonio Mazzi si è spento nella sua casa al Parco Lambro, senza che sia stata resa nota una causa medica precisa.
Come ha trascorso gli ultimi giorni

Gli ultimi giorni di don Mazzi sono trascorsi nella sede storica della Fondazione Exodus, presso Cascina Molino Torrette, all’interno del Parco Lambro.
Non si trattava semplicemente della sua abitazione. Quella cascina rappresentava il cuore del progetto al quale aveva dedicato oltre quarant’anni della propria vita.
Secondo quanto comunicato dopo la sua morte, il sacerdote era assistito e accompagnato dai ragazzi e dagli educatori di Exodus. È morto nello stesso ambiente umano e comunitario che aveva contribuito a creare, senza allontanarsi dalle persone alle quali aveva dedicato la propria missione.
Fino a poche settimane prima aveva continuato a far sentire la propria voce. Sul sito della Fondazione Exodus risultano pubblicati nel 2026 diversi suoi interventi dedicati ai giovani, alle famiglie e alla responsabilità degli adulti.
Uno degli ultimi editoriali, pubblicato l’8 luglio 2026, era dedicato proprio alle difficoltà degli adulti nel comprendere e accompagnare le nuove generazioni. Un tema rimasto centrale fino agli ultimi giorni della sua vita.
Quando e dove sarà aperta la camera ardente
La camera ardente di don Antonio Mazzi sarà allestita nella sede della Fondazione Exodus presso Cascina Molino Torrette, nel Parco Lambro a Milano.
Secondo le informazioni diffuse dalla Fondazione, sarà possibile rendere omaggio al sacerdote nei seguenti orari:
Sabato 1° agosto 2026, dalle 17 alle 20.
Domenica 2 agosto 2026, dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 20.
La scelta di aprire la camera ardente nella sede di Exodus ha un forte valore simbolico. È proprio dal Parco Lambro che don Mazzi aveva cominciato a confrontarsi con l’emergenza della tossicodipendenza e con il disagio dei giovani.
La cascina diventò negli anni non soltanto la sede della comunità, ma anche il punto di partenza di un metodo educativo basato sul viaggio, sul lavoro, sulla musica, sullo sport e sulla responsabilità condivisa.
Quando si svolgeranno i funerali di don Mazzi

I funerali di don Antonio Mazzi saranno celebrati lunedì 3 agosto 2026 alle 15, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
La Fondazione ha anticipato che non si tratterà di una cerimonia esclusivamente formale. Le esequie saranno concepite come una “liturgia viva”, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori provenienti dalle diverse realtà Exodus.
La Diocesi di Milano lo ha ricordato come un compagno di strada di chi aveva perso la propria direzione, sottolineando il carattere concreto del suo impegno tra i giovani.
Per lunedì 3 agosto è stato inoltre proclamato il lutto cittadino a Milano, città nella quale don Mazzi aveva svolto la parte più importante della sua attività sociale ed educativa.
Il ricordo di Mara Venier e della televisione
Tra i messaggi più personali arrivati dopo la notizia della morte c’è quello di Mara Venier, che ha definito don Mazzi il proprio “secondo padre”.
Il rapporto tra i due era cresciuto attraverso le frequenti partecipazioni del sacerdote a Domenica In, ma era proseguito anche lontano dalle telecamere. Don Mazzi era diventato negli anni un volto familiare della televisione italiana, mantenendo però sempre al centro dei propri interventi i ragazzi e le loro difficoltà.
Mara Venier lo ha ricordato anche come un “prete da marciapiede”, espressione che riassume il suo modo di vivere il sacerdozio: meno attento alle formalità e più disposto a incontrare le persone nei luoghi della fragilità.
La conduttrice era stata recentemente tra i protagonisti del Festival dell’Argentario 2026, dove aveva ricevuto il Premio Brando Giordani per il contributo dato alla televisione e all’informazione.
Il legame tra don Mazzi e il piccolo schermo appartiene a una lunga stagione della televisione italiana, nella quale programmi come Domenica In ospitavano con frequenza figure provenienti dal mondo sociale e religioso. Un periodo raccontato anche nel ricordo dedicato da iCrewPlay Arte a Corrado e ai grandi programmi della televisione italiana.
Chi era don Antonio Mazzi
Don Antonio Mazzi era nato a Verona il 30 novembre 1929 ed era stato ordinato sacerdote il 26 marzo 1956 nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da san Giovanni Calabria.
Dopo avere lavorato con persone con disabilità e giovani in difficoltà, si era trasferito a Milano. Qui, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, si era confrontato direttamente con la diffusione dell’eroina e con il crescente disagio giovanile.
Nel 1984 aveva fondato il Gruppo Exodus, sviluppando un approccio differente rispetto alle tradizionali comunità residenziali. Il suo metodo utilizzava le carovane, i viaggi, lo sport, il lavoro manuale e la vita comunitaria per aiutare i ragazzi a recuperare autonomia e fiducia.
Nel 1996 era nata formalmente la Fondazione Exodus, diventata nel tempo una rete di comunità, cooperative e progetti educativi presenti in diverse regioni italiane.
L’eredità lasciata dal fondatore di Exodus
La morte di don Mazzi non conclude il lavoro della Fondazione. Negli anni il sacerdote aveva costruito una struttura capace di proseguire attraverso gli educatori, i volontari e le persone cresciute all’interno delle comunità.
La sua eredità più importante resta l’idea che nessun ragazzo debba essere considerato definitivamente perduto.
Don Mazzi contestava spesso gli adulti, le famiglie e le istituzioni, accusandoli di non ascoltare davvero gli adolescenti. Allo stesso tempo, rifiutava una visione puramente punitiva del disagio, sostenendo la necessità di offrire occasioni concrete per ricominciare.
I funerali nella Basilica di Sant’Ambrogio e la camera ardente nella sede del Parco Lambro uniranno così le due dimensioni della sua vita: quella sacerdotale e quella del prete di strada rimasto fino alla fine accanto ai suoi ragazzi.