Anselm Kiefer usa il piombo perché lo considera una materia capace di trasformarsi, non semplicemente un simbolo del peso della storia. Il suo interesse nacque materialmente nel 1971, quando rimase affascinato da un vecchio tubo di piombo estratto durante un intervento nel suo studio. Solo in seguito approfondì il legame del metallo con l’alchimia, Saturno, la malinconia e la trasformazione del piombo in oro.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere le sue opere. Kiefer non sceglie prima un significato e poi cerca un materiale che lo rappresenti: parte spesso dalla materia stessa, dalle sue caratteristiche e dalle trasformazioni che può subire.
Il tema è tornato particolarmente attuale con Anselm Kiefer. Le Alchimiste, la mostra allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano fino al 27 settembre 2026. Il progetto mette al centro proprio alchimia, metamorfosi e rigenerazione. Su Arte abbiamo già raccontato [la mostra di Kiefer nel programma estivo di Palazzo Reale]la mostra di Kiefer nel programma estivo di Palazzo Reale; qui, invece, la domanda è un’altra: perché il piombo è diventato uno dei materiali più riconoscibili della sua arte?
Perché Kiefer ha iniziato a usare il piombo?

La storia non comincia da un trattato di alchimia.
In un’intervista pubblicata da Marsilio Arte, Kiefer racconta che nel 1971 ebbe un problema alle fognature del proprio studio. Arrivò un idraulico che estrasse dal terreno un vecchio tubo di piombo.
L’artista racconta di esserne stato immediatamente attratto e di aver cominciato a utilizzarlo.
Soltanto continuando a lavorare e a studiare scoprì quanto quel metallo fosse importante nella tradizione alchemica e nel processo della cosiddetta Grande Opera, il Magnum Opus.
Questo particolare cambia molto l’interpretazione.
Non sarebbe corretto dire semplicemente:
“Kiefer usa il piombo perché nell’alchimia rappresenta la materia da trasformare in oro.”
Quell’associazione è diventata importante, ma è arrivata dopo l’incontro fisico con il materiale.
Kiefer ha spiegato di non scegliere i materiali in base a “ragioni” prestabilite: li utilizza quando sente che possiedono una qualità capace di entrare nel proprio lavoro. Lo stesso vale per cenere, paglia, fuoco, oro, terra e piante.
È un metodo che aiuta anche a comprendere [le prime fasi della ricerca artistica di Anselm Kiefer]le prime fasi della ricerca artistica di Anselm Kiefer, nelle quali materiali, storia tedesca, letteratura e memoria cominciano progressivamente a sovrapporsi.
Cosa significa il piombo nelle opere di Anselm Kiefer?
Non esiste una risposta unica.
Il piombo non significa sempre la stessa cosa nelle opere di Kiefer. Può richiamare l’alchimia, Saturno, la malinconia, il peso, la protezione, la memoria oppure entrare nell’opera principalmente attraverso le proprie caratteristiche fisiche.
È più corretto pensarlo come un materiale capace di generare diverse associazioni.
| Proprietà o associazione | Ruolo nelle opere di Kiefer |
|---|---|
| Peso | Produce una presenza fisica forte e può creare tensione tra stabilità e possibile crollo |
| Malleabilità | Permette al materiale di essere piegato, modellato, fuso e trasformato |
| Alchimia | Il piombo rappresenta uno dei punti di partenza del processo di trasmutazione verso l’oro |
| Saturno | Nella tradizione alchemica e astrologica è associato al pianeta Saturno |
| Malinconia | Il legame con Saturno porta con sé una lunga tradizione culturale della malinconia |
| Mutamento fisico | La superficie può alterarsi e invecchiare, rendendo visibile il passaggio del tempo |
| Densità e opacità | Consentono a Kiefer di creare contrasti con elementi apparentemente leggeri come nuvole, ali, piante o libri |
La cosa più interessante è proprio questa sovrapposizione.
Kiefer non trasforma il piombo in un semplice codice da decifrare.
Non possiamo guardare un’opera, vedere il metallo e concludere automaticamente “piombo = memoria dell’Olocausto” oppure “piombo = malinconia”.
Il contesto dell’opera cambia il significato.
Cosa c’entra l’alchimia con il piombo di Kiefer?
Nella tradizione alchemica occidentale il piombo occupa una posizione particolarmente importante perché viene associato alla materia più bassa e imperfetta dalla quale può iniziare un processo di trasformazione.
All’estremo opposto troviamo l’oro.
L’obiettivo dell’alchimia non va però ridotto alla fantasiosa ricerca di un metodo per arricchirsi trasformando metalli economici in metalli preziosi. Nella sua lunga storia, la trasformazione materiale può assumere anche un significato filosofico, spirituale e conoscitivo.
Per Kiefer questo processo diventa estremamente fertile.
Il piombo può essere:
materia iniziale → trasformazione → possibilità di una nuova condizione.
È un principio che attraversa buona parte della sua produzione.
Macerie, piante morte, cenere, libri bruciati e superfici deteriorate non rappresentano necessariamente un punto finale. Possono contenere la possibilità di un nuovo inizio.
La mostra Le Alchimiste a Palazzo Reale rende oggi particolarmente evidente questo aspetto della sua ricerca: oltre quaranta grandi teleri sono stati concepiti per la Sala delle Cariatidi, ambiente che conserva ancora le tracce dei bombardamenti del 1943. Anche lo spazio espositivo diventa quindi parte di un rapporto tra ferita, memoria e trasformazione.
Perché il piombo è associato a Saturno e alla malinconia?

La relazione viene da una tradizione molto più antica di Kiefer.
Nelle corrispondenze astrologiche e alchemiche, al piombo viene associato Saturno.
Saturno porta a sua volta con sé un vastissimo patrimonio simbolico legato al tempo, alla lentezza, alla vecchiaia e alla malinconia.
Kiefer lavora esplicitamente con queste associazioni soprattutto dalla seconda metà degli anni Ottanta.
Pirelli HangarBicocca ricorda opere come Saturn-Zeit, Schwarze Galle e Melancholia, nelle quali il piombo compare all’interno della riflessione sulla malinconia saturnina.
Ma anche qui bisogna evitare l’equazione automatica.
Il materiale continua a funzionare fisicamente.
È pesante.
Si piega.
Può essere fuso.
Può coprire una superficie.
Può assumere una forma che sembra incompatibile con il proprio peso.
Il significato culturale e la caratteristica materiale lavorano contemporaneamente.
Il piombo di Kiefer rappresenta il peso della storia?
A volte può contribuire a evocarlo, ma dire che Kiefer usa il piombo semplicemente per rappresentare “il peso della storia” è troppo riduttivo.
La memoria storica è certamente centrale nella sua produzione.
Kiefer nasce in Germania nel marzo 1945, poche settimane prima della fine della Seconda guerra mondiale in Europa, e una parte fondamentale della sua ricerca nasce dal confronto con ciò che la Germania del dopoguerra aveva cercato di rimuovere.
Ma lo stesso piombo compare anche in opere legate alla Cabala, alla mitologia, alla cosmologia, all’alchimia e alla letteratura.
La materia non possiede quindi un significato universale indipendente dall’opera.
Palazzo Strozzi, presentando il lavoro dell’artista, ha sottolineato proprio come le associazioni presenti nelle sue opere possano essere stratificate e non necessariamente fisse o letterali.
È una chiave molto utile per guardare Kiefer.
Piuttosto che chiedere soltanto “che cosa simboleggia questo materiale?”, conviene domandarsi:
- dove viene collocato?
- con quali altri materiali dialoga?
- quale titolo possiede l’opera?
- quali riferimenti letterari o storici contiene?
- cosa fa fisicamente il piombo all’immagine o alla struttura?
Perché Kiefer realizza libri di piombo?

I libri di piombo sono tra gli oggetti più riconoscibili della produzione di Anselm Kiefer.
Ed è un paradosso perfetto.
Un libro dovrebbe essere aperto, sfogliato, letto e trasportato. Un libro costruito con pesanti fogli di piombo diventa invece quasi impossibile da utilizzare come libro.
La conoscenza assume improvvisamente un peso fisico.
La memoria diventa qualcosa che non possiamo maneggiare facilmente.
Ma anche in questo caso sarebbe sbagliato imporre una sola interpretazione.
I libri nell’arte di Kiefer possono intrecciarsi alla storia, alla cultura ebraica, alla Cabala, alla poesia, alla distruzione dei testi e all’idea stessa che il sapere possa sopravvivere alle catastrofi.
Il rapporto fra libro e piombo è abbastanza ricco da meritare un approfondimento autonomo, soprattutto perché compare in alcune delle installazioni più importanti dell’artista.
Il piombo nei Sette Palazzi Celesti
Uno dei luoghi migliori in Italia per capire fisicamente il rapporto di Kiefer con il piombo è Pirelli HangarBicocca a Milano.
L’installazione permanente I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 è costituita da sette torri monumentali in cemento armato alle quali si aggiungono diversi elementi.
Fra questi compaiono libri e cunei di piombo.
Qui il materiale produce una tensione interessante: aggiunge visivamente peso e precarietà alle torri ma partecipa contemporaneamente alla loro costruzione.
Il rapporto tra elevazione e gravità è evidente.
Le torri rimandano a un movimento verso l’alto, mentre il piombo appartiene culturalmente e materialmente alla pesantezza.
Ascesa e caduta, spirito e materia, costruzione e rovina convivono nello stesso spazio.
È uno dei casi nei quali comprendere la natura del materiale permette di leggere meglio l’opera senza trasformarla in una formula.
Perché Kiefer costruisce anche aerei di piombo?

Qui il contrasto diventa ancora più evidente.
Un aereo è un oggetto progettato per vincere la gravità.
Il piombo è invece uno dei materiali che associamo immediatamente al peso.
Kiefer mette insieme le due cose.
Il Guggenheim conserva Berenice, appartenente a una serie di aeroplani realizzati in piombo, mentre il San Francisco Museum of Modern Art conserva Melancholia, una grande forma di bombardiere costruita con sottili fogli dello stesso metallo.
Il SFMOMA documenta direttamente il rapporto di Kiefer con materiali come piombo, paglia e altre sostanze e il suo interesse per la loro capacità di cambiare.
È un buon esempio della logica di Kiefer.
Il materiale non illustra soltanto un concetto.
Crea fisicamente una contraddizione.
L’aereo dovrebbe sollevarsi, ma il materiale lo condanna al terreno.
La macchina che dovrebbe muoversi resta immobile.
La forma parla di volo mentre la materia parla di gravità.
Il piombo può trasformarsi anche dopo che l’opera è finita
Kiefer non tratta necessariamente l’opera d’arte come qualcosa che deve restare identico per sempre.
La materia può continuare a cambiare.
Questo vale per elementi organici come paglia, fiori e piante, ma interessa anche le superfici metalliche.
L’artista ha spesso lasciato opere e materiali esposti agli agenti atmosferici, accettando che ossidazione, deterioramento e tempo entrassero nel processo.
È un atteggiamento quasi opposto all’idea tradizionale del museo, nel quale conservare significa generalmente limitare il più possibile ogni alterazione.
Per Kiefer la trasformazione non è necessariamente un difetto dell’opera: può essere parte della sua vita materiale.
Lo stesso artista ha parlato della volontà di ottenere fluidità e malleabilità nelle proprie opere, anche quando questo rende più complessa la loro conservazione.
Il piombo significa sempre la stessa cosa in Kiefer?
No. Ed è probabilmente la risposta più importante dopo aver capito perché lo usa.
Possiamo riconoscere alcune associazioni ricorrenti:
- alchimia;
- Saturno;
- malinconia;
- peso;
- trasformazione;
- memoria;
- distruzione e rigenerazione.
Ma non costituiscono un dizionario fisso.
In un’opera il peso può essere fondamentale.
In un’altra può esserlo il rapporto alchemico tra piombo e oro.
Altrove conta il contrasto tra il metallo e una forma che dovrebbe essere leggera.
In altri lavori ancora il piombo diventa libro, superficie, ala, nube o elemento architettonico.
Anche nell’installazione permanente realizzata per il Pantheon di Parigi, già raccontata su Arte, Kiefer combina papaveri, libri, filo spinato e piombo in un lavoro legato alla memoria della guerra.
È il rapporto fra questi elementi a costruire il significato.
Per capire Kiefer bisogna partire dalla materia, non dal simbolo
Il vecchio tubo incontrato nel 1971 racconta forse meglio di qualsiasi interpretazione teorica il rapporto di Anselm Kiefer con il piombo.
L’artista non racconta di avere cercato un materiale che potesse rappresentare Saturno, la memoria tedesca o l’alchimia.
Prima arrivò l’attrazione per il piombo. Poi arrivarono le connessioni.
Da quel momento un materiale comune, pesante e tossico è diventato capace di assumere forme continuamente differenti: libri, aerei, cunei, superfici, oggetti monumentali.
L’alchimia permette di comprenderne una parte.
La storia un’altra.
La malinconia ne aggiunge un’altra ancora.
Ma ridurre il piombo a uno solo di questi significati significa perdere proprio ciò che rende la ricerca di Kiefer interessante.
Il piombo conta non soltanto per ciò che rappresenta, ma per ciò che può diventare.